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Come si ordina una libreria? (Sempre che ci sia un ordine)

3' di lettura

IL LIBRO DELLA SETTIMANA Il criterio alfabetico, per genere, per tema o per editore: i modi sono infiniti, l’importante è che l’obiettivo, come diceva Eco, sia “scoprire dei libri di estrema importanza”. Un saggio di Filoni racconta queste e altre spigolature letterarie

Partiamo da una semplice constatazione: chiunque possieda un numero sufficiente di libri si è posto il problema della sua sistemazione. E infatti, solo per restare nel recinto degli ultimi due secoli, la falange di scrittori e intellettuali che si è occupata del tema è piuttosto nutrita: da Walter Benjamin a Jorge Luis Borges, da Georges Perec a Umberto Eco. Nessuno di loro, però, ha dato una risposta univoca e universale. Anche perché – come scrive Marco Filoni in un pamphlet significativamente intitolato “Inciampi. Storie di libri, parole e scaffali” (Italo Svevo, pp. 70, euro 13) – “ciò che muove la mano ordinatrice degli scaffali è la relazione esclusiva che lega il proprietario a un determinato titolo”.

I criteri? Tutti soggettivi

I criteri di ordinazione sono dunque i soliti noti: puramente alfabetico, per genere, per tema, per area geografica, persino per editore. Ma non è detto che siano esaustivi: “Questo perché le biblioteche private, a differenza di quelle pubbliche, non hanno bisogno di un codice, di un criterio di sistemazione che sia comprensibile a tutti, condivisibile”. Al contrario. Come ricorda Filoni, è stato Umberto Eco a chiarire uno dei malintesi più persistenti, secondo cui si dovrebbe andare in una biblioteca alla ricerca di un libro di cui si conosce già il titolo: “La principale funzione della biblioteca di casa mia e di qualsiasi amico che possiamo andare a visitare – scriveva l’autore del “Nome della rosa” – è di scoprire dei libri di cui non si sospettava l’esistenza, e che tuttavia si scoprono essere di estrema importanza per noi”.

Sette itinerari

L’obiezione è dietro l’angolo: dunque, quale criterio? La risposta è inevitabile: il criterio oggettivo non c’è, e infatti chi si imbatterà nella lettura di questo agile libretto non lo troverà. Al suo posto, tuttavia, inciamperà in sette itinerari legati alle parole scritte. Sette itinerari soggettivi e discutibilissimi, e dunque marginali per definizione, ma in grado di unire le considerazioni brillanti di aforisti del XIX secolo come Ambrose Bierce a fenomeni decisamente più contemporanei come “Bookshelf Porn”, il blog creato nel 2009 da Anthony Dever e dedicato esclusivamente alle foto delle librerie più belle al mondo. Quello di Filoni, come avrete probabilmente intuito, non è pamphlet necessario. Per qualcuno potrebbe essere un difetto, per altri un’inaspettata opportunità di evasione. Anche questo è soggettivo. Come l’ordine delle librerie, che ancora nessuno è stato in grado di definire.
 

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