Chi era Jimmy Hoffa, il sindacalista protagonista di "The Irishman"

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Jimmy Hoffa (Foto: Getty Images)

È scomparso il 30 luglio del 1975, dopo una vita segnata dall'ambiguità, tra lotte per i diritti dei lavoratori e rapporti con la criminalità. Frank Sheeran, "L'Irlandese", dichiarò di averlo ucciso, ed è al sicario che Martin Scorsese ha dedicato il titolo del film

Jimmy Hoffa: grande sindacalista statunitense difensore dei diritti dei lavoratori o criminale legato alla mafia? Al cinema, nel film “The Irishman” di Martin Scorsese in sala dal 4 novembre, il suo volto è quello di Al Pacino, che lo interpreta in tutta la sua ambiguità, sfociata poi nella misteriosa comparsa nel 1975. La sparizione di Hoffa, diventata uno dei più celebri casi irrisolti degli Stati Uniti, venne poi legata al nome del sicario Frank Sheeran "The Irishman" (nel fim interpretato da Robert De Niro), che nel 1999 dichiarò di averlo ucciso. Hoffa fu per anni il leader indiscusso della International Brotherhood of Teamsters: controverso protagonista delle lotte sindacali degli anni Cinquanta e Sessanta, ebbe tuttavia rapporti mai del tutto chiariti con la mafia e finì in carcere per corruzione.

Figlio di un minatore di carbone

Nato il 14 febbraio del 1913 a Brazil, nello Stato americano dell’indiana, Jimmy Hoffa era il figlio di un minatore di carbone. I parenti paterni erano arrivati in Pennsylvania dalla Germania verso l'inizio dell'Ottocento, membri della comunità Pennsylvania Dutch. Il padre morì quando Jimmy era ancora molto giovane, e lui non riuscì a frequentare la scuola. Si trasferì a Lake Orion nel Michigan, dove cominciò a lavorare in un negozio all'ingrosso.

L'inizio della scalata nel sindacato

Hoffa si fece subito notare dando battaglia agli altri gestori. E si fece ben presto dei nemici che tentarono di eliminarlo: un garzone, ad esempio, gli sparò, ma senza causargli conseguenze gravi. Intanto iniziò anche a farsi strada, ottenendo il rispetto di tanti lavoratori battendosi per i diritti sindacali di molti di loro: nel 1933, all'età di 20 anni, aiutò a organizzare il primo sciopero degli swampers, i lavoratori che commercializzano fragole. In poco tempo riuscì a organizzare la sezione locale della International Brotherhood of Teamsters, l’associazione sindacale degli autotrasportatori, occupandosi di una vasta area vicino a Detroit, nel Michigan.

I rapporti con la malavita

Hoffa però aveva conoscenze nella malavita e, per ottenere quel che voleva, non esitava a usarle. Arrivarono così minacce a un’associazione di negozi di generi alimentari che voleva condizionare, ma le pressioni vennero scoperte e per Hoffa arrivò la prima condanna. Ma non bastò a interrompere i suoi rapporti con la criminalità, che sembrava sfruttare all’occasione per i suoi scopi. Tuttavia, accanto ai suoi interessi privati, restava sempre quello incrollabile per i lavoratori, per i quali continuava a battersi.

Presidente della International Brotherhood of Teamsters

Anno dopo anno, l'unione degli autotrasportatori cominciò a espandersi. Si ampliò ai camionisti e ai pompieri, e cominciò a diffondersi: prima in tutti gli Stati occidentali, poi in tutto il Paese. Nel 1957 il presidente della International Brotherhood of Teamsters, Dave Beck, venne condannato per corruzione e messo in prigione: Jimmy Hoffa completò la scalata e diventò il suo successore. Durante la sua presidenza lavorò per espandere l’unione e nel 1964 riuscì a portare a termine il progetto di unire i sindacati degli autotrasportatori del Nord degli Stati Uniti sotto un unico sindacato. Il suo obiettivo era espandere il sindacato anche ai lavoratori delle linee aeree e di altri mezzi di trasporto. Ma a mettersi di traverso sulla sua avanzata ci furono il presidente John Fitzgerald Kennedy e il suo successore Lyndon B. Johnson, che cominciarono a indagare su di lui, anche per disgregare il sindacato.

La condanna a 15 anni per corruzione

I Kennedy erano convinti che Hoffa utilizzasse il sindacato per fini personali e che molti soldi finissero nelle sue tasche. L'AFL-CIO, un sindacato che aveva espulso gli autotrasportatori negli anni Cinquanta, aiutò i democratici nelle loro indagini. Nel 1964, al culmine del successo della International Brotherhood of Teamsters, una sentenza condannò Jimmy Hoffa per corruzione: la pena era di 15 anni di carcere. Dopo 7 anni però era di nuovo fuori, quando il 23 dicembre 1971 il Presidente Richard Nixon lo graziò riconoscendo che Hoffa non partecipava alle attività dell'unione da 10 anni.

L'uscita di prigione e le minacce

Uscito di prigione, Jimmy Hoffa tentò di tornare ad affermarsi tra gli autotrasportatori, ma con difficoltà. C'erano persone pericolose a opporsi al suo ritorno. Uno di questi era Anthony Provenzano, mafioso, ex leader locale del Teamster nel New Jersey e vicepresidente nazionale del sindacato durante il secondo mandato di Hoffa come presidente. Qualcuno crede che dal carcere Hoffa avesse collaborato alle indagini contro la mafia. Provenzano, un tempo vicino a lui, lo minacciò quando gli chiese di aiutarlo a rientrare. Ma nel quadro si inserirono anche Anthony Giacalone, allora considerato boss della mafia di Detroit, e suo fratello minore, Vito: i due iniziarono a fare diverse visite a casa di Hoffa con la scusa di organizzare un incontro di pace con Provenzano.

Il giorno della scomparsa

Il 30 luglio del 1975 Hoffa doveva incontrare Anthony Provenzano e Anthony Giacalone. L’appuntamento era fissato alle 14:00 al ristorante Machus Red Fox a Bloomfield Township, un sobborgo di Detroit. Hoffa lasciò casa sua alle 13:15, prima di andare al ristorante si fermò a Pontiac, dall’amico Louis Linteau, ex presidente del Teamsters Local 614, ma lui non c’era, era fuori per pranzo. Alle 14:15 chiamò la moglie da un telefono pubblico appena dietro il Red Fox: "Dove diavolo è Tony Giacalone? - disse - Mi stanno dando buca". Poi riferì alla moglie che sarebbe tornato alle 16. Diversi testimoni oculari videro Hoffa in piedi accanto alla sua auto o mentre passeggiava per il parcheggio del ristorante. In due dissero di averlo visto spuntare dal Red Fox dopo un lungo pranzo. Alle 15:27, Hoffa chiamò Linteau e si lamentò del ritardo di Giacalone: "Quello sporco figlio di putt***, Tony Jocks, ha organizzato questo incontro ed è in ritardo di un'ora e mezza". Linteau gli disse di calmarsi e di fermarsi nel suo ufficio sulla strada di casa. Fu l’ultima volta che qualcuno parlò con Jimmy Hoffa, che da quel momento scomparve per sempre.

Anni di indagini

Si è indagato per anni, ma il caso della scomparsa di Jimmy Hoffa sembrava impossibile da risolvere. Giacalone e Provenzano negavano di aver mai avuto un appuntamento con lui. Hoffa non ha lasciato tracce e sembrava essere sparito nel nulla. Il 30 luglio 1982 venne dichiarato legalmente morto, ma il suo corpo non venne mai ritrovato. Nel 1980 morì anche la moglie, che si era ammalata dopo la scomparsa del marito. Mentre il figlio James Hoffa seguiva le orme del padre e scalava l’International Brotherhood of Teamsters, di cui oggi è presidente.

La versione di "The Irishman"

Nel 2004 uscì un libro inchiesta firmato da Charles Brandt: "I Heard You Paint Houses: Frank ‘The Irishman’ Sheeran and the Closing of the Case on Jimmy Hoffa". L’autore raccontò che Frank Sheeran "The Irishman", sicario e amico di vecchia data di Hoffa, aveva confessato di averlo assassinato. Sheeran avrebbe detto di aver sparato a Hoffa due volte dietro l'orecchio destro, all’interno di una casa a Detroit, e di averlo poi cremato lui stesso. Nell'abitazione indicata da Sheeran c’era effettivamente del sangue, ma non risultava compatibile con quello di Jimmy Hoffa. Dopo aver raccontato questa storia a Brandt nel 1999, due anni dopo la raccontò anche a Fox News. Sheeran morì un anno prima dell’uscita del libro, nel 2003. Il caso della morte di Jimmy Hoffa resta ancora irrisolto.

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