Introduzione
Per noi è semplicemente un modo rapido, intuitivo e veloce per indicare un numero. Uno dei primi gesti che si imparano da bambini, prima ancora di entrare a scuola, quando si inizia a contare aiutandosi con le dita. Ma in Serbia sollevare pollice, indice e medio insieme, tenendo abbassati anulare e mignolo, non equivale semplicemente a una rappresentazione del tre, già di per sé, peraltro, numero da sempre connotato di molteplici significati simbolici. Il tri prsta, che ha riempito le foto dei giovani serbi festanti in piazza dopo la storica vittoria riportata alle elezioni dalla Lista degli Studenti contro la coalizione nazionalista dell’ormai ex presidente Aleksandar Vucic, ha una storia decisamente lunga, importante e controversa. Così come lo è il suo utilizzo da parte di un movimento estremamente fluido dal punto di vista ideologico.
Quello che devi sapere
La vittoria degli studenti serbi
La Serbia che vuole cambiare, che si è opposta alla corruzione del governo filo russo di Vucic, è scesa in piazza in massa la sera di domenica 25 ottobre, quando l’ex presidente ha ammesso una sconfitta schiacciante, con la Lista degli Studenti che, stando ai risultati provvisori diffusi dalla Commissione elettorale, ha ottenuto il 52,65% delle preferenze contro il 39,22% della coalizione fino a quel momento al potere. Le strade si sono popolate di bandiere, i rumori di cori e clacson hanno riempito le città. E in tanti hanno usato il tri prsta, un gesto legato fino a poco tempo fa alla tradizione nazionalista più oscura del Paese e ai massacri perpetrati durante la guerra.
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La storia del tri prsta
Il tri prsta ha una storia lunga almeno tre secoli e la sua origine non è suprematista ma religiosa. Nella tradizione cristiana-ortodossa le prime tre dita della mano rappresentano la Santissima Trinità. Secondo lo storico serbo Miloš Vojinović una delle sue prime rappresentazioni si trova in un dipinto del 1750 del pittore Joakim Markovic, nel quale è rappresentato un giuramento di fedeltà all'imperatore asburgico. A circa un secolo dopo risale invece la fotografia che ritrae il comitato insurrezionale di Nis prestare un analogo giuramento mostrando le stesse tre dita, stavolta unite.
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Un gesto nazionalista legato ai massacri della guerra
Nei caldissimi anni ’90 della Jugoslavia, il gesto è tornato in auge così come lo abbiamo visto nelle piazze serbe in questi giorni, con le tre dita separate. A usarlo Vuk Draskovic, ai tempi leader dell’opposizione all’allora presidente della presidenza della Repubblica Socialista di Serbia Slobodan Milosevic. Il gesto è da allora diventato un segno distintivo nazionalista, usato tanto in ambito politico quanto negli stadi, fino ad arrivare tra i soldati serbi che si sono macchiati di efferati crimini durante le guerre che hanno scosso la Jugoslavia prima e dopo il suo dissolvimento. Esistono testimonianze del suo utilizzo a Srebrenica, inserite nel rapporto di Human Rights Watch sul massacro, che raccontano come le tre dita venissero mostrate dai miliziani serbo-bosniaci mentre venivano vessati i profughi musulmani, con tanto di prigionieri umiliati e minacciati con le armi costretti a ripetere lo stesso gesto.
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Come è diventato simbolo della Lista degli Studenti?
Quel gesto, con tutto il suo terribile portato storico, è arrivato alla Lista degli Studenti anche un po’ per caso, per una coincidenza matematica che ha visto l’assegnazione del numero tre alla stessa Lista sulle schede elettorali. Il tre è diventato così simbolo del Movimento, come dimostrato anche dal fatto che i suoi sostenitori cantino la canzone popolare Tri poljupca, “Tre baci”, trasformata in inno ufficiale della campagna elettorale.
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Un movimento ideologicamente fluido
Il fatto è che la Lista degli Studenti è un movimento ideologicamente molto fluido, che ha scelto di mostrarsi come apartitico, almeno nella concezione classica dei partiti tradizionali serbi. Lontano dunque tanto dalla destra quanto dalla sinistra, almeno sulla carta. Perché poi nei fatti questo si è trasformato in un comportamento ambiguo analizzato da importanti accademici che studiano i fenomeni politici. Una scelta precisa, strategica, che è stata probabilmente alla base del successo della Lista degli Studenti, dimostratasi capace di unire più della metà degli elettori al di là delle appartenenze politiche di riferimento, ma che comunque ha portato con sé una tolleranza di simboli, gesti e argomenti conservatori e all’esclusione di questioni invece potenzialmente più divisive, di fatto posizionando in qualche modo il movimento che nelle sue manifestazioni ha accolto slogan ed emblemi nazionalisti e qualche volta allontanato simboli come le bandiere dell’Unione europea.
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