Oltre 100 rivoltosi israeliani hanno partecipato alle violenze nel villaggio palestinese di Jalud, vicino a Nablus, dando fuoco a edifici e veicoli, bloccando strade e lanciando pietre contro le forze di sicurezza. Condanna del premier e del presidente Herzog
Nella notte tra il 28 e il 29 settembre, oltre 100 rivoltosi israeliani hanno partecipato a violenti disordini nel villaggio palestinese di Jalud, vicino a Nablus, e tre soldati sono rimasti leggermente feriti negli scontri. A riferirlo sono stati i portavoce delle Forze di Difesa Israeliane e della polizia, aggiungendo che i rivoltosi hanno incendiato edifici, dato fuoco a veicoli, bloccato strade, bruciato pneumatici e lanciato pietre contro le forze di sicurezza. Le Idf - hanno aggiunto - hanno cercato di aiutare una famiglia palestinese a tornare nella propria casa nel villaggio, dopo che questa era stata costretta ad abbandonarla a causa delle molestie subite in passato dai rivoltosi. La polizia israeliana ha quindi comunicato di aver arrestato tre coloni estremisti, i primi due fermati hanno 15 e 17 anni. La polizia ha trovato un passamontagna e una mazza in un veicolo sospetto usato dagli aggressori.
Netanyahu: "Facinorosi che non rappresentano i coloni"
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha diffuso una nota in cui afferma di condannare "con fermezza i disordini violenti avvenuti questa notte in Samaria e gli attacchi contro le forze di sicurezza giunte sul posto per mantenere la legge e l'ordine". "Un piccolo gruppo di facinorosi non rappresenta la popolazione dei coloni in Giudea e Samaria (Cisgiordania, ndr) che rispetta la legge, le arreca un enorme danno d'immagine e ostacola le nostre forze nello svolgimento della loro missione", ha aggiunto Netanyahu esprimendo "pieno sostegno ai soldati dell'Idf e agli agenti della Guardia di frontiera israeliana (Magav) che operano per contrastare il terrorismo e garantire la sicurezza, e chiedo alle autorità competenti di applicare nei confronti dei responsabili tutta la severità prevista dalla legge".
Herzog: "Atto estremamente serio"
Anche il presidente israeliano Isaac Herzog ha condannato le violenze: "La grave violenza dei rivoltosi nel cuore della notte è un atto estremamente serio che deve essere affrontato con tutto il rigore della legge. Si tratta di una macchia morale, un danno allo stato di diritto e ai nostri valori più basilari come popolo e come Stato". Così anche Israel Gantz, capo del Consiglio Yesha, l’organizzazione ombrello dei coloni in Cisgiordania: ''La polizia deve agire con determinazione per arrestare i resposabili delle violenze. La legge deve essere applicata in Giudea e Samaria (Cisgiordania) così come viene applicata a Tel Aviv o a Kfar Saba. Episodi come quelli accaduti questa notte possono e devono essere prevenuti: lo Stato di Israele ha le forze e gli strumenti per fermare queste aggressioni e deve usarli''.
Usa: "Violenza criminale"
L'amministrazione Trump ha informato di essere al corrente degli eventi. Lo riporta Barak Ravid di Axios, citando un funzionario del dipartimento di Stato: "Condanniamo la violenza criminale perpetrata da qualsiasi parte in Cisgiordania e sosteniamo indagini appropriate, l'accertamento delle responsabilità legali e i procedimenti giudiziari a carico dei responsabili", ha dichiarato il funzionario, aggiungendo che gli Stati Uniti sono in costante contatto con Israele per migliorare la stabilità e la sicurezza in Cisgiordania.
Nuovi attacchi e provocazioni in giornata
Intanto, però, le violenze non si fermano. Secondo quanto riportato dall'agenzia palestinese Wafa, questa mattina ci sono stati nuovi raid a Sarda, Tira, Beitunia vicino a Ramallah. I coloni hanno assaltato cittadini e veicoli, oltre a mettere cartelli e appendere bandiere israeliane in diversi luoghi. Wafa ha raccontato anche che centinaia di estremisti sono anche entrati sulla Spianata delle Moschee e, "sotto la protezione della polizia israeliana, hanno eseguito rituali, preghiere talmudiche, canti collettivi e applausi" alla moschea di Al-Aqsa. Undici giovani sono stati fermati a Gerusalemme Est per avere aggredito un gruppo di palestinesi fuori dalla Città Vecchia.
La Corte di giustizia israeliana critica Idf per gestione assedio Qusra
E sempre nella giornata del 29 settembre, sono state diffuse aspre critiche rivolte dall'Alta Corte di giustizia israeliana alla gestione dell'Idf durante l'assedio da parte di coloni estremisti dell'abitazione di una famiglia palestinese a Qusra, in Cisgiordania, avvenuto questa estate. In una sentenza pubblicata due settimane fa e citata oggi dai media israeliani in seguito all'aggressione di Jalud, i giudici scrivono che "la responsabilità complessiva ricade sull'Idf, poiché il sovrano dell'area è il comandante militare, che ha la responsabilità della sicurezza dei palestinesi locali", si legge nella decisione, con la quale la Corte aveva emesso un'ordinanza condizionale nei confronti dell'esercito, chiedendogli di spiegare perché non sarebbero intervenuti per consentire agli abitanti di tornare nelle loro case. I giudici avevano inoltre ordinato allo Stato di aggiornarli sull'eventuale procedimento giudiziario nei confronti degli israeliani coinvolti nell'episodio. "Questa è una situazione inconcepibile. I ricorrenti sono stati costretti ad abbandonare le loro case dopo mesi di molestie e atti di violenza, le forze dell'Idf non sono riuscite a garantire pienamente la loro incolumità, sicurezza e proprietà", si legge nella sentenza. I giudici hanno criticato anche il fenomeno della violenza dei coloni contro i palestinesi, scrivendo: "Il fenomeno danneggia l'immagine internazionale dello Stato di Israele come Stato di diritto. Ma soprattutto, si tratta di un fenomeno assolutamente inaccettabile, contrario ai valori e ai principi morali fondamentali dello Stato di Israele come Stato ebraico e democratico, e contrario ai principi di libertà, integrità e giustizia della tradizione di Israele e dei profeti di Israele". La sentenza è stata emessa in seguito alle petizioni presentate dagli abitanti del villaggio di Qusra contro la gestione da parte dell'esercito delle aggressioni da parte di gruppi di coloni che ha provocato l'evacuazione dalle loro case.