I due presidenti si incontreranno il 24 settembre a Washington, a quattro mesi dal precedente summit di Pechino. Xi, stando ai media, chiederà a Trump di fermare la vendita di armi statunitensi a Taiwan. In cambio, potrebbe offrire una maggiore collaborazione nel fare pressione sull'Iran. "La Cina è impegnata a perseguire uno sviluppo pacifico e spera che anche gli Stati Uniti si muovano in questa direzione", ha fatto sapere l'ambasciatore cinese negli Stati Uniti, Xie Feng, alla vigilia dell’incontro
Ci sono il dossier Taiwan, la guerra in Iran e l’intelligenza artificiale ma anche gli interessi economici e di sicurezza nazionale sul tavolo del summit di domani, 24 settembre, tra Donald Trump e Xi Jinping. I due leader di Cina e Usa, rispettivamente 73 e 80 anni, si rivedranno a Washington a quasi quattro mesi dal precedente incontro, avvenuto a Pechino a maggio e concluso con una situazione di stallo dopo mesi di tira e molla reciproci sui dazi. Ora il terzo faccia a faccia in un anno tra i due presidenti potrebbe portare a una proroga della tregua commerciale, concordata nell'ottobre dello scorso anno e in scadenza a novembre, dopo l'incontro di domenica a New York tra il vicepremier cinese He Lifeng e il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent.
I temi
Stando a quanto riferito da Reuters, che cita fonti cinesi informate, nell’incontro di domani Xi Jinping chiederà a Donald Trump di fermare la vendita di armi statunitensi a Taiwan, richiamando l'intesa sino-statunitense del 1982. Pechino avrebbe inoltre chiesto agli Usa di interrompere le consegne di armamenti già ordinati da Taipei: un nuovo pacchetto di armi per Taiwan da circa 14 miliardi di dollari che Trump, però, non ha ancora approvato. L’obiettivo della Cina, come riporta il Wall Street Journal, sarebbe portare Trump a esprimersi chiaramente contro l'indipendenza di Taiwan, isola di fatto indipendente che rivendica la propria democrazia contro Pechino che, invece, vuole la riunificazione con la Cina anche, se necessario, con l'uso della forza. In cambio, secondo Reuters, la Cina offrirebbe una maggiore collaborazione nel fare pressione sull'Iran nel conflitto in Medio Oriente. Poi la questione dazi e l'intelligenza artificiale. Per quanto riguarda il primo punto, secondo quanto evidenziato dagli analisti del New York Times, la Cina potrebbe acconsentire ad aumentare gli acquisti di prodotti agricoli. Sulla sicurezza nell’ambito dell’AI, invece, le aspettative sono basse.
Ambasciatore cinese in Usa: “Ci sono linee rosse”
Alla vigilia del summit, l'ambasciatore cinese negli Stati Uniti, Xie Feng, ha fatto sapere che la Cina ha delle “linee rosse”, tra cui Taiwan e diritti umani, che non possono essere oltrepassate. L’ambasciatore, parlando al Quotidiano del Popolo del Partito comunista cinese, ha affermato che la gestione delle divergenze dipende dalla buona fede e che Usa dovrebbero smettere di "fabbricare pretesti", come la sicurezza nazionale, gli squilibri economici e il lavoro forzato, per cercare di contenere la Cina. Quando Pechino e Washington cooperano, ha sottolineato Xie Feng, entrambi ne traggono beneficio, ma quando si scontrano, entrambi ne subiscono le conseguenze. "La sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina non possono essere violati, e quattro linee rosse - la questione di Taiwan, la democrazia e i diritti umani, i percorsi e i sistemi di sviluppo, e il diritto allo sviluppo - non possono essere messe in discussione", ha scritto l'ambasciatore, aggiungendo: "La Cina è impegnata a perseguire uno sviluppo pacifico e spera che anche gli Stati Uniti si muovano in questa direzione".