Russia, elezioni per rinnovo Duma: vince partito di Putin con il 57,31% dei voti

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Per la prima volta dall'inizio del conflitto in Ucraina si è votato per la camera bassa del Parlamento: la vittoria di Russia Unita, la forza politica del presidente, era data ampiamente per scontata. Commissione elettorale centrale di Mosca: “Oltre mille attacchi informatici registrati contro le infrastrutture russe coinvolte nelle elezioni”. Alta l'affluenza, al 56%, superiore al dato del 51,7% del 2021. Escluso il partito contro la guerra Yabloko. Il leader annulla la scheda scrivendo "Per la pace"

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Il partito Russia Unita di Vladimir Putin ha vinto le elezioni per il rinnovo della Duma, la camera bassa del Parlamento, con il 57,31%, secondo i primi risultati ufficiali (quando è stato scrutinato il 17,05% delle schede). Il Partito Comunista è al secondo posto, con il 13,89% dei voti. Gli esperti davano comunque per scontata la vittoria della forza politica del presidente. Nel Paese si è votato per tre giorni, sia ai seggi sia attraverso il voto elettronico, nel primo rinnovo della Duma dall'inizio del conflitto in Ucraina. Per la prima volta le Parlamentari si sono svolte anche nelle quattro regioni ucraine - Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson - parzialmente occupate dai russi e ufficialmente annesse alla Federazione dopo i referendum del 2022. Nonostante i pochi dubbi sull'esito, le autorità non hanno voluto correre rischi e hanno escluso dalla competizione le voci contrarie alla guerra. Intanto, il conflitto con Kiev e i raid continuano: le forze russe "intensificheranno gli attacchi contro obiettivi militari a Kiev" in risposta ai massicci raid effettuati dagli ucraini, ha affermato il ministero della Difesa di Mosca (GLI AGGIORNAMENTI).

L'affluenza

Secondo la Commissione elettorale centrale, l'affluenza alle urne nei tre giorni in cui si è tenuto il voto, è stata del 56%, superiore al dato del 51,7% della precedente consultazione, nel 2021.

I risultati delle elezioni in Russia

I seggi della Duma sono 450. Russia Unita, che alle ultime elezioni del 2021 aveva ottenuto il 49,8%, ha raggiunto la vittoria nel voto proporzionale di lista, che assegna metà dei seggi. A questa tornata hanno partecipato anche quattro partiti della cosiddetta “opposizione di sistema”, a partire dal secondo classificato, il Partito comunista di Gennady Zyuganov (in calo rispetto a cinque anni fa, quando era al 18,9%). Poi ci sono gli ultranazionalisti del Partito Liberal-Democratico di Russia con il 9,29%. i liberali di "Nuova Gente" con il 7,97% e Russia Giusta, che avrebbe un posto in parlamento come quinto partito, con il 5,09%. Tutte le forze politiche in campagna elettorale hanno concentrato le loro critiche, con prudenza, su temi e settori specifici e non hanno messo in discussione l’operazione militare in Ucraina. Secondo i sondaggi condotti dall'organizzazione non governativa Vesna, il partito che ha ottenuto più voti presso i seggi allestiti dai consolati russi all'estero è stato Nuova Gente, seguito dai comunisti.

La Commissione elettorale centrale denuncia attacchi informatici

La presidente della Commissione elettorale centrale di Mosca ha anche parlato di oltre mille attacchi informatici che sarebbero stati registrati contro le infrastrutture russe coinvolte nelle elezioni legislative: “Sono stati registrati più di mille attacchi Ddos contro le infrastrutture russe coinvolte nel processo elettorale”, ha detto. Ella Pamfilova ha parlato di attacchi Ddos: si tratta di attacchi Distributed Denial of Service, in grado di sovraccaricare un sistema con tantissime richieste simultanee. Secondo la Commissione, gli attacchi avrebbero come obiettivo quello di disturbare il voto e insieme ad altri tentativi contro le telecomunicazioni russe – sempre secondo la Commissione - presenterebbero “tutti i segni di un’ingerenza ucraina”.

L'opposizione

Discorso diverso per lo storico partito dell'opposizione Yabloko, che più volte si è espresso contro la guerra: il mese scorso la Corte suprema ha escluso la sua lista dal voto con sistema proporzionale, accusandolo di violazioni in materia di proprietà intellettuale in alcuni post sul suo sito. Candidati di Yabloko sono stati squalificati anche in alcuni dei collegi uninominali in cui si assegnano l'altra metà dei seggi. Yabloko ha segnalato numerose irregolarità nel voto di oggi, in particolare riguardo all'impossibilità per molti russi di utilizzare schede cartacee e all'obbligo di votare per via elettronica. Nikolai Rybakov, leader del partito, è andato a votare ma ha annullato la scheda scrivendo sopra "per la pace" (za mir): dopo averla mostrata ai fotografi, l'ha deposta nell'urna. Alcuni esponenti dell'opposizione che vivono all'estero, poi, avevano fatto appello ai cittadini perché si recassero alle urne a mezzogiorno per farsi vedere insieme in una forma silenziosa e non rischiosa di protesta contro il Cremlino: secondo alcune fonti, in alcuni quartieri periferici e semiperiferici di Mosca si sarebbero formate piccole file di elettori ai seggi proprio intorno a quell'ora.

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Anche italiani tra gli osservatori

Tra gli osservatori ammessi in Russia per monitorare il voto ci sono anche alcuni italiani, mentre sono stati tenuti fuori dal Paese l’Osce e gli osservatori indipendenti come l'Ong Golos. Mosca si è quindi affidata a un numero record di osservatori internazionali considerati "amici": 1.100 provenienti da 133 Paesi tra cui Honduras, Guatemala, Venezuela, Perù, Messico, Mozambico, Kenya e Armenia. E, come detto, dall'Italia: tra i nostri connazionali ha annunciato il suo viaggio a Mosca lo storico Angelo d'Orsi, che ha spiegato di essere stato "invitato dall'organizzazione internazionale di esperti politici ed elettorali" Iapee (progetto sostenuto dalle istituzioni russe), che partecipa alle operazioni di monitoraggio su indicazione della Camera civica russa. Secondo la Tass, comunque, almeno altri quattro italiani hanno lavorato come osservatori nel Territorio del Primorye, nell'estremo oriente russo, di fronte al Giappone. È dal 2018 che Mosca non invita osservatori dell'Organizzazione per la Sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Ci sono invece osservatori della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi) e dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), promossa da Cina e Russia come alternativa alla Nato. Già in passato, inoltre, il Cremlino ha presentato singoli visitatori stranieri come "osservatori internazionali" che validano le operazioni di voto. 

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