11 settembre, 25 anni dopo: lo speciale
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11 settembre 2001, cosa accadde e in quanti morirono negli attentati negli Usa

Mondo

Introduzione

La mattina di martedì 11 settembre 2001, quattro aerei passeggeri in volo negli Stati Uniti orientali furono sequestrati da piccoli gruppi di dirottatori. I velivoli vennero quindi utilizzati come enormi missili guidati e diretti contro edifici simbolo di New York e Washington. Due degli aerei colpirono le Torri Gemelle del World Trade Center di New York. Il secondo impatto avvenne 17 minuti dopo il primo. Gli edifici presero fuoco, intrappolando le persone ai piani superiori, mentre una nube di fumo avvolse parte della città. In meno di due ore, entrambe le torri, alte 110 piani, crollarono producendo enormi nuvole di polvere. Il terzo velivolo si schiantò sul Pentagono, mentre l'ultimo, che avrebbe dovuto abbattersi sulla Casa Bianca o sul Congresso, precipitò in Pennsylvania, grazie all'eroica rivolta dei passeggeri. 

Quello che devi sapere

Gli attacchi a New York alle Torri Gemelle

Il primo aereo colpì una delle Torri Gemelle alle 8.46, seguito 17 minuti più tardi dal secondo, che alle 9.03 colpì l'altra. Al momento del primo impatto si stima che nelle due torri si trovassero circa 17.400 persone. Nel crollo morirono 2.606 persone, contando sia quelle decedute sul momento sia quelle morte successivamente per le ferite riportate durante gli attentati. Nella Torre Nord nessuno riuscì a sopravvivere al di sopra della zona colpita dall'aereo. Nella Torre Sud, invece, 18 persone riuscirono a fuggire dai piani situati sopra l'area dell'impatto. Gli incendi e il crollo delle torri trasformarono Lower Manhattan in una gigantesca nube di fumo e polvere.

Il terzo aereo sul Pentagono e la rivolta sul United Airlines 93

Un terzo aereo venne fatto schiantare alle 9.37 contro il Pentagono, il quartier generale delle forze armate statunitensi appena fuori Washington Dc. L'impatto distrusse la facciata occidentale dell'edificio e provocò 125 morti. Il quarto aereo, United Airlines 93, precipitò invece in un campo in Pennsylvania alle 10.03, dopo che alcuni passeggeri, capito cosa stava succedendo, avevano tentato di riprendere il controllo del velivolo. Si ritiene che i dirottatori avessero intenzione di colpire il Campidoglio degli Stati Uniti a Washington.

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Quasi 3mila le vittime

Il bilancio complessivo degli attentati dell'11 settembre fu di 2.977 morti, senza contare i 19 dirottatori. Tutte le 246 persone che si trovavano a bordo dei quattro aerei, tra passeggeri e membri degli equipaggi, morirono. Alle Torri Gemelle si contarono 2.606 vittime, mentre al Pentagono ne morirono 125. Le vittime provenivano da 77 Paesi diversi. Tra loro c'erano anche la più giovane vittima degli attentati, Christine Lee Hanson, di due anni, e la più anziana, Robert Norton, di 82 anni, entrambi passeggeri di uno degli aerei. A New York morirono inoltre 441 soccorritori.

I feriti e le conseguenze sulla salute del fumo e delle polveri

Gli attentati provocarono migliaia di feriti. Altre persone svilupparono negli anni malattie collegate agli attacchi, tra cui i vigili del fuoco che avevano lavorato tra le macerie tossiche delle Torri Gemelle. Le conseguenze sulla salute provocate dalla polvere e dal fumo del crollo hanno causato successivamente un numero di morti superiore a tre volte quello delle vittime dirette degli attentati. La montagna di macerie, chiamata "the pile", raggiungeva l'altezza di cinque piani. Per mesi i soccorritori lavorarono tra polvere e detriti alla ricerca di sopravvissuti e, successivamente, dei resti delle vittime. In seguito, il programma federale offrì assistenza sanitaria a oltre 150mila soccorritori, sopravvissuti e persone che vivevano, lavoravano o studiavano nell'area colpita. A giugno erano state certificate circa 85 mila patologie legate al World Trade Center, metà delle quali associate all'esposizione alla polvere tossica e circa il 30 per cento a tumori. Oltre 9 mila soccorritori monitorati dal programma sono morti dal 2001. E anche questo fa parte della triste contabilità di quell'attacco.

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Al-Qaeda, Khalid Sheikh Mohammed e Osama Bin Laden

Gli attentati furono pianificati da al-Qaeda, rete estremista islamista con base in Afghanistan. Il gruppo era guidato dal saudita Osama Bin Laden e accusava gli Stati Uniti e i loro alleati per i conflitti nel mondo musulmano e i loro legami con Israele. Secondo la ricostruzione, Khalid Sheikh Mohammed ideò il piano e contribuì al reclutamento dei piloti, alcuni dei quali si addestrarono negli Stati Uniti. A eseguire materialmente i dirottamenti furono 19 persone, organizzate in tre gruppi da cinque e in un quarto gruppo da quattro, quello dell'aereo precipitato in Pennsylvania. Quindici dei 19 dirottatori erano sauditi, come Bin Laden. Due provenivano dagli Emirati Arabi Uniti, uno dall'Egitto e uno dal Libano.

La risposta degli Stati Uniti e l'invasione dell'Afghanistan

Meno di un mese dopo gli attentati, il presidente statunitense George W. Bush guidò l'invasione dell'Afghanistan, sostenuta da una coalizione internazionale, con l'obiettivo di eliminare al-Qaeda e dare la caccia a Bin Laden. Il leader di al-Qaeda venne però localizzato e ucciso dalle truppe statunitensi soltanto nel 2011, nel vicino Pakistan. Khalid Sheikh Mohammed era stato arrestato otto anni prima, nel 2003, sempre in Pakistan. Al-Qaeda esiste ancora oggi ed è particolarmente forte nell'Africa subsahariana, pur avendo ancora membri in Afghanistan. Le truppe statunitensi hanno lasciato l'Afghanistan nel 2022, dopo quasi 20 anni, alimentando i timori di un possibile ritorno dell'organizzazione islamista.

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Che fine ha fatto Khalid Sheikh Mohammed, ideatore degli attentati?

A venticinque anni dagli attentati dell'11 settembre, la presunta mente dell'operazione e altri tre imputati sono ancora in attesa del processo. Ora l'inizio è previsto per il 5 giugno 2028, dopo oltre un decennio di fase preliminare. Il complesso procedimento congiunto a carico di Khalid Sheikh Mohammed - che avrebbe proposto l'idea a Osama bin Laden e successivamente supervisionato l'operazione - insieme ad Ammar al-Baluchi, Walid bin Attash e Mustafa al-Hawsawi, è affidato alle commissioni militari istituite presso la base navale di Guantanamo. Nell'avamposto militare di Cuba, gli Stati Uniti hanno detenuto circa 780 uomini e oggi ne rimangono 15, classificati come soggetti ad alto rischio o in una condizione di limbo giuridico. La prigione rimane operativa nonostante i tentativi dell'ex presidente democratico Barack Obama di chiuderla. Sheikh Mohammed, suo nipote Al-Baluchi (noto anche come Ali Abdul Aziz Ali), Bin Attash e Al-Hawsawi vi restano reclusi in strutture di massima sicurezza. Furono trasferiti a Cuba dopo anni trascorsi in prigioni segrete della Cia e dopo essere stati sottoposti a tecniche di interrogatorio considerate torture, come il waterboarding. Il detenuto di maggior rilievo della base navale e i suoi complici rischiano la pena di morte. Nel luglio 2024, Sheikh Mohammed e altri due imputati avevano raggiunto un accordo con l'accusa per evitare la pena capitale in cambio dell'ergastolo: un tentativo di risolvere il caso che, tuttavia, è fallito. Le accuse contro gli imputati furono formalizzate per la prima volta davanti a una commissione militare nel 2008; il procedimento fu successivamente sospeso per diversi anni e riformulato secondo nuove regole nel 2012.

Le accuse contro Attash, Al-Baluchi e Al Hawsawi

Bin Attash è accusato di aver supervisionato la selezione e l'addestramento di diversi attentatori, mentre Al-Baluchi e Al-Hawsawi avrebbero fornito sostegno finanziario e gestito vari preparativi operativi. Nel 2023, un giudice militare ha stralciato la posizione di un quinto imputato, Ramzi bin al-Shibh, dal procedimento principale a causa della sua incapacità di intendere e volere. Dalla sua ripresa, il processo è stato ostacolato da ritardi logistici dovuti alla lontananza di Guantanamo dal territorio statunitense e da accuse di intercettazioni ai danni della difesa, oltre che da dibattiti sulla possibilità che le confessioni degli imputati siano state "viziate" dalle torture e, di conseguenza, non ammissibili in tribunale. Si sono verificati ritardi anche a causa di problemi tecnici e delle procedure meticolose necessarie per evitare di rivelare identità e informazioni sensibili, in un caso in cui gran parte delle prove rimane secretata al pubblico e persino ad alcuni membri del collegio difensivo. 

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La giustizia in ritardo e la rabbia di sopravvissuti e parenti vittime

Questi anni di stallo hanno frustrato i sopravvissuti e le famiglie delle vittime, che chiedono giustizia e criticano la lentezza del procedimento. Tuttavia, alla fine di agosto, il giudice militare Michael Schrama ha stabilito che il processo a carico di Sheikh Mohammed e dei suoi coimputati inizierà il 5 giugno 2028 con la selezione della giuria presso le strutture della commissione militare a Guantanamo: quasi 27 anni dopo gli attentati. L'accusa aveva inizialmente chiesto che il processo iniziasse nel gennaio 2027, ma Schrama, il quinto giudice assegnato al caso dal 2012, ha ritenuto tale data irrealistica. Nonostante il calendario fissato, restano da risolvere numerose questioni preliminari e l'andamento del processo dipende dal rispetto delle scadenze imposte dal tribunale. Di conseguenza, gli esperti non escludono ulteriori ritardi nella programmazione del caso, spesso citato come chiaro esempio della lentezza del sistema di giustizia militare statunitense.

Così al-Qaeda si è trasformata e incute ancora terrore

Al-Qaeda in questi anni ha dovuto adattarsi per garantire la propria sopravvivenza decentralizzando la propria rete, composta da vari gruppi con aspirazioni che vanno oltre l'ideologia islamista. All'epoca degli attentati dell'11 settembre, l'organizzazione fondata alla fine degli anni '80 disponeva di un rifugio sicuro in Afghanistan sotto la protezione dei talebani e possedeva una struttura centralizzata con una leadership chiara: quella del saudita Osama bin Laden. "L'Al-Qaeda che ha compiuto gli attentati dell'11 settembre non esiste più in quella forma. La versione sopravvissuta è stata costretta a diventare qualcosa di molto più frammentato: un centro indebolito circondato da organizzazioni regionali sempre più radicate nei rispettivi conflitti locali", spiega Suwaid al-Abkal, esperto di terrorismo e radicalizzazione. Una trasformazione che non è stata semplicemente una strategia a lungo termine, bensì "la conseguenza dei danni subiti dopo l'11 settembre" come l'invasione statunitense dell'Afghanistan nell'ottobre 2001 e l'eliminazione o la dispersione della sua leadership, fattori che hanno imposto il decentramento e, successivamente, la limitazione dei propri attacchi in Occidente. "Ciò l'ha resa più difficile da distruggere, ma la sopravvivenza ha avuto un prezzo: la perdita di controllo", afferma Al-Abkal, ricordando come la branca irachena dell'organizzazione abbia finito per dare vita allo Stato Islamico nel 2014. Mentre Al-Qaeda era considerata un'organizzazione più elitaria nell'ambito dell'ideologia salafita-jihadista capace di generare impatto attraverso attentati spettacolari all'estero, l'Isis ha ottenuto maggiore visibilità grazie a una propaganda aggressiva, alla brutalità e alle conquiste territoriali sia in Iraq che in Siria.

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La nuova rete di Al-Qaeda

Al-Qaeda ha dovuto adattarsi, trasformandosi in "una rete con diverse ramificazioni", spiega Sergio Altuna, ricercatore senior del Program on Extremism della George Washington University. Un'evoluzione che ha contribuito a rendere l'organizzazione "più pragmatica, calcolatrice e paziente". La rete comprende gruppi come Al-Shabaab in Somalia e nel Corno d'Africa; Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimin (Jnim) in Mali e nella regione del Sahel; Al-Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap) in Yemen; e Al-Qaeda nel Subcontinente Indiano (Aqis), che opera in aree dell'Asia meridionale tra cui Pakistan, India, Afghanistan e Bangladesh. Al-Qaeda è sopravvissuta nonostante la morte del carismatico Bin Laden e del pragmatico Ayman al-Zawahiri, entrambi uccisi dagli Stati Uniti rispettivamente nel 2011 e nel 2022. L'organizzazione "è diventata un attore capace di stringere legami con organizzazioni e altri soggetti che non ne condividono necessariamente l'ideologia", ma che hanno in comune un "nemico condiviso". "La minaccia principale rappresentata da Al-Qaeda risiede proprio nella sua capacità di sfruttare conflitti e dinamiche locali trasformandoli in basi operative", afferma Altuna, evidenziando la "significativa autonomia locale" della rete sia nel Sahel che in Yemen, dove le sue ramificazioni "cercano di costruire relazioni con le comunità locali". 

La sicurezza dopo l'11 settembre

Gli attentati cambiarono anche le regole della sicurezza aerea nel mondo. Negli anni successivi all'11 settembre furono rafforzati i controlli sui voli e negli aeroporti. Negli Stati Uniti venne istituito il Department of Homeland Security con l'obiettivo di prevenire nuovi attacchi terroristici. Fu creata anche la Transportation Security Administration, incaricata di rafforzare la sicurezza negli aeroporti e sugli aerei.

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Ground Zero e la ricostruzione

La bonifica di "Ground Zero", il luogo in cui sorgevano le Torri Gemelle, richiese più di otto mesi. Sul sito è stato successivamente realizzato un memoriale insieme a un museo, mentre nuovi edifici hanno ridisegnato lo skyline di Lower Manhattan. Il principale simbolo della ricostruzione è il One World Trade Center, chiamato anche "Freedom Tower". Con i suoi 1.776 piedi, pari a 541 metri, è più alto della Torre Nord originale, che raggiungeva i 1.368 piedi, cioè 417 metri. La ricostruzione del Pentagono fu invece completata in meno di un anno: il personale tornò nei propri uffici nell'agosto 2002.

La rinascita di Lower Manhattan 25 anni dopo gli attentati

Da cuore devastato di una delle più grandi tragedie del mondo occidentale, oggi le strade di Lower Manhattan sono piene di negozi e luci. Il crollo delle Twin Towers aveva lasciato una ferita così profonda da far dubitare che il Financial District potesse tornare a vivere. Oggi, invece, il quartiere è tornato uno dei luoghi più dinamici della città. La popolazione è quasi triplicata e oltre 230mila persone lavorano nella zona, un numero vicino a quello precedente agli attentati. La trasformazione, come ricorda il Wall Street Journal, è stata guidata innanzitutto dalla ricostruzione del World Trade Center. Oltre 20 miliardi di dollari, tra fondi pubblici e privati, sono stati investiti nel progetto. Al posto delle macerie sono sorti quasi un milione di metri quadrati di uffici, centinaia di migliaia di metri quadrati di negozi, un grande nodo dei trasporti, il Memoriale e Museo dell'11 settembre e il Perelman Performing Arts Center. Con l'avvio, a luglio, dei lavori per il nuovo quartier generale di American Express, un grattacielo di 55 piani, è partito l'ultimo grande progetto previsto nell'area di sei ettari del World Trade Center.

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Oggi nelle zone degli attentati ci sono 37mila appartamenti

La rinascita non può essere spiegata soltanto con la costruzione di nuovi grattacieli. Uno degli elementi decisivi è stato il cambiamento nella destinazione degli edifici più vecchi. Decine di palazzi per uffici ormai obsoleti sono stati trasformati in abitazioni, contribuendo alla nascita di un quartiere nel quale migliaia di persone possono vivere a pochi minuti dal posto di lavoro. All'inizio di quest'anno Lower Manhattan contava oltre 37 mila appartamenti, quasi il triplo rispetto ai 13 mila del 2000. Anche oggi sono 23 i progetti di conversione di uffici in abitazioni già programmati o in costruzione. Il risultato è un quartiere che non si svuota più alla fine della giornata lavorativa. Il Financial District, un tempo associato alla finanza, è diventato luogo dove trascorrere il tempo libero.  Anche la cultura e l'intrattenimento hanno avuto un ruolo crescente. Nel 2018 Pier 17, uno dei moli dell'isola, ha inaugurato uno spazio musicale sul tetto capace di accogliere circa 3.400 persone. Il waterfront, quasi inesistente come destinazione per concerti una generazione fa, è diventato un punto di riferimento per grandi spettacoli. Il turismo, ovviamente, è ormai una componente essenziale dell'economia locale. Il giorno dell'11 settembre 2001 Lower Manhattan aveva appena sei alberghi. Oggi sono 42.

La lunga strada verso la normalità di New York

La strada per la normalità, tuttavia, non è stata semplice. Gli attentati distrussero o danneggiarono circa tre milioni di metri quadrati di spazi commerciali. Il complesso del World Trade Center, formato da sette edifici, venne completamente distrutto. Anche la rete dei trasporti subì danni gravissimi: il terminal ferroviario Path, che collega New York al New Jersey, sotto il Trade Center scomparve, il servizio della metropolitana venne interrotto e le infrastrutture elettriche e di comunicazione gravemente colpite. Decine di migliaia di lavoratori vennero costretti a spostarsi altrove. A rendere possibile la trasformazione contribuì un elemento che molte altre città americane non hanno avuto: un enorme afflusso di risorse finanziarie. Miliardi di dollari arrivarono attraverso aiuti federali, risarcimenti assicurativi e investimenti della Port Authority. Il primo grande segnale di ritorno alla normalità arrivò nel 2006, quando Silverstein Properties completò il 7 World Trade Center, il primo grattacielo per uffici ricostruito dopo gli attentati. Il governo offrì incentivi fiscali alle aziende disposte a trasferirsi nel quartiere. Non un'impresa facile: per anni, raccontano, molti potenziali inquilini avevano paura persino di visitare gli edifici. Vennero creati incentivi per favorire il ritorno dei residenti. Un programma finanziato dal governo federale offriva contributi fino a 14.500 dollari alle famiglie che fossero rimaste a vivere o si fossero trasferite nel quartiere. Uno degli esempi più significativi è 90 West Street. L'edificio, gravemente danneggiato dall'attacco alla Torre Sud, venne restaurato e trasformato in circa 410 appartamenti. I suoi sviluppatori temevano che i lunghi lavori al World Trade Center avrebbero scoraggiato gli affittuari. Accadde invece il contrario: alcuni degli appartamenti più richiesti erano proprio quelli che permettevano di osservare dalla finestra la ricostruzione. Il nuovo quartiere ha inoltre modificato la struttura fisica della zona. Le strade eliminate decenni prima per realizzare il grande isolato del World Trade Center sono state ripristinate. Oggi è possibile attraversare l'area a piedi e il Memoriale dell'11 settembre è integrato nel tessuto urbano. Certo, ci sono newyorkesi che non ricordano direttamente gli attentati o che non erano ancora nati. La ferita non è scomparsa, ma il quartiere non è più definito da ciò che accadde quel giorno.

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