Il caso risale al 22 agosto sul Grossglockner, la vetta più alta d'Austria. Un video girato da un alpinista polacco mostra una guida alpina che, dopo un sorpasso contestato su un tratto stretto ed esposto, lo afferra e lo scuote per un braccio. Le immagini pubblicate sui social hanno portato a una denuncia, a un'indagine della polizia e alla presa di distanza delle associazioni di categoria. Ora la guida ha deciso di restituire volontariamente l'abilitazione: non eserciterà più la professione
Una lite ad alta quota, degenerata in un contatto fisico a pochi metri dal vuoto. È il caso che sta facendo discutere in Austria, avvenuto il 22 agosto sul Grossglockner, la montagna più alta del Paese con i suoi 3.798 metri, dove una guida alpina austriaca è stata ripresa mentre aggrediva un alpinista polacco. Dopo la diffusione del video, l'apertura di un'indagine e le reazioni delle associazioni professionali, l'uomo ha scelto di rinunciare volontariamente all'abilitazione: non lavorerà più come guida.
Cosa è successo sul Grossglockner
L'episodio si è verificato sul Mürztalersteig, il sentiero attrezzato che sale verso l'Erzherzog-Johann-Hütte, il rifugio a quota 3.454 metri conosciuto anche come Adlersruhe, lungo la via normale alla vetta. Secondo il racconto pubblicato dall'alpinista polacco, lui e la moglie stavano percorrendo la via quando si sarebbe fermato per lasciare più spazio alla compagna durante il superamento di un passaggio attrezzato. In quel momento sarebbe arrivata dall'alto una guida alpina con due clienti, che avrebbe provato a superare la donna infilandosi tra i due. Alla protesta del marito è seguito un acceso scambio verbale.
Il video e l'aggressione
Le immagini diffuse online riguardano solo una parte dell'accaduto e non permettono di ricostruire per intero ciò che le ha precedute. Nel filmato si vede però la discussione farsi sempre più concitata: anche l'alpinista polacco risponde con toni accesi e, stando ai media austriaci, a un certo punto mostra il dito medio alla guida. La tensione precipita quando quest'ultima torna verso di lui e, come mostrano le immagini, lo afferra e lo scuote per un braccio mentre entrambi si trovano su terreno ripido ed esposto. È questo il passaggio che ha suscitato le reazioni più dure. Secondo l'alpinista, quel comportamento ha messo inutilmente in pericolo non solo lui e la moglie, ma anche i due clienti affidati alla guida. Nel pubblicare il video ha ricordato che in montagna i sorpassi sono normali, ma devono avvenire nel rispetto degli altri e della sicurezza.
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L'indagine della polizia
Dopo la diffusione delle immagini è stata presentata una denuncia e la polizia di Matrei in Osttirol ha aperto accertamenti per il sospetto di messa in pericolo dell'incolumità fisica. In parallelo sono intervenuti gli organismi di categoria.
La guida coinvolta non faceva parte direttamente del Bergführerverein Kals, l'associazione delle guide di Kals am Grossglockner, ma collaborava con essa come professionista esterno nei periodi di maggiore affluenza. Dopo l'episodio l'associazione ha definito "inaccettabile" il suo comportamento e ha interrotto ogni collaborazione. Anche l'associazione austriaca delle guide alpine e sciistiche ha preso le distanze da quanto mostrato nel filmato, ribadendo che superare una cordata più lenta è una pratica normale, ma deve passare per comunicazione, coordinamento e rispetto degli standard di sicurezza.
La rinuncia all'abilitazione
Il procedimento avrebbe potuto avere conseguenze disciplinari: il comitato competente della Stiria aveva già iniziato a esaminare il caso. Prima che l'iter si concludesse, però, è stata la stessa guida a fare un passo indietro. Peter Perhab, presidente dell'associazione delle guide alpine della Stiria, ha confermato il 31 agosto che l'uomo ha deciso in autonomia di restituire l'abilitazione professionale e che in futuro non eserciterà più.
La decisione deve ancora essere formalizzata dal Land della Stiria, autorità competente per il rilascio dell'autorizzazione. Perhab ha spiegato che, nel confronto con l'associazione, la guida si è mostrata consapevole della gravità dell'accaduto e preoccupata sia per il danno arrecato alla categoria sia per il rischio creato in montagna.