Chi è John Ratcliffe, il capo della Cia e perché Trump ha inviato lui a Mosca

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Introduzione

Un aereo militare americano, un viaggio non annunciato, poche conferme ufficiali da Washington e dal Cremlino: il 25 agosto 2026 il direttore della Cia John Ratcliffe è atterrato a Mosca per una serie di colloqui riservati con l'intelligence russa, mentre i negoziati per la fine della guerra in Ucraina restano in stallo. È la prima missione nota di un capo della Cia in Russia dal novembre 2021, poche settimane prima dell'invasione. Chi è l'uomo che Donald Trump ha scelto come suo inviato più fidato per i dossier più delicati, e perché il presidente ha mandato proprio lui e non la diplomazia ufficiale.

Quello che devi sapere

La missione a Mosca

Il 25 agosto 2026 Ratcliffe è arrivato nella capitale russa a bordo di un Boeing C-17 Globemaster III, decollato dalla base di Joint Base Andrews vicino a Washington e passato per Riga, in Lettonia. Né la Casa Bianca né il Cremlino hanno confermato ufficialmente il viaggio, ricostruito attraverso i dati di tracciamento dei voli. Il giorno seguente il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha precisato che Putin era stato informato dell'esito dei colloqui ma non aveva incontrato personalmente il direttore della Cia, definendo ancora "troppo presto" per dire se quei contatti possano contribuire a far uscire le relazioni tra i due Paesi da una "crisi profonda". Prima della trasferta, gli Stati Uniti avrebbero chiesto a Kiev di sospendere gli attacchi su Mosca fino al rientro della delegazione.

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Chi è John Ratcliffe

Nato il 20 ottobre 1965 in Illinois, avvocato, Ratcliffe ha costruito la carriera in Texas: procuratore federale per il Distretto Orientale con delega ad antiterrorismo e sicurezza nazionale, poi sindaco di Heath e, dal 2015 al 2020, deputato del quarto distretto texano alla Camera. Membro delle commissioni Giustizia e Intelligence del Congresso, ha maturato una lunga conoscenza dei servizi prima di guidarli. Nel 2020 Trump lo ha nominato Direttore dell'Intelligence Nazionale (DNI), incarico ricoperto fino al gennaio 2021. Confermato dal Senato con 74 voti favorevoli e 25 contrari, dal 23 gennaio 2025 è direttore della Cia.

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Il "falco" fedelissimo di Trump

Considerato uno dei membri più conservatori del Congresso (nel 2016 la Heritage Foundation lo indicò come il legislatore texano più a destra) Ratcliffe si è imposto come uno dei difensori più visibili di Trump durante le indagini sull'impeachment e sul cosiddetto Russiagate. È questa fedeltà, unita alla competenza sui dossier di sicurezza, ad averlo reso una delle figure di cui il presidente si fida per le missioni più sensibili. Anche per questo la scelta di inviarlo a Mosca è stata letta da alcuni osservatori come un segnale: essendo noto per le posizioni dure verso la Russia, la sua presenza potrebbe valere come avvertimento più che come apertura.

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Doppio incarico e ossessione Cina

Ratcliffe è il primo nella storia degli Stati Uniti ad aver ricoperto sia la carica di Direttore dell'Intelligence Nazionale sia quella di direttore della Cia. Il filo conduttore della sua linea è l'allarme sulla Cina, indicata a più riprese come la principale minaccia agli interessi americani e globali. Nel dicembre 2020 arrivò a definire Pechino il Paese che "intende dominare gli Stati Uniti e il resto del pianeta economicamente, militarmente e tecnologicamente". Una priorità strategica che accomuna lui e gli altri fedelissimi scelti da Trump per i vertici della sicurezza nazionale.

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Il canale con Mosca già aperto

La missione non nasce dal nulla. Da quando si è insediato, Ratcliffe ha mantenuto contatti regolari con il suo omologo russo, Sergei Naryshkin, capo dei servizi di intelligence estera (SVR). Il direttore della Cia ha inoltre avuto un ruolo diretto in alcuni scambi di prigionieri: nell'aprile 2025 ha negoziato ad Abu Dhabi la liberazione di Ksenia Karelina, cittadina russo-americana condannata in Russia, in cambio di un cittadino russo detenuto negli Stati Uniti. L'agenzia era stata coinvolta anche nello scambio del 2024 che portò alla liberazione del reporter del Wall Street Journal Evan Gershkovich e dell'ex marine Paul Whelan.

Perché Trump ha mandato proprio lui

La scelta di affidare a un capo dei servizi, e non a un diplomatico, un canale diretto con l'avversario risponde a una logica precisa: la Cia opera lontano dai riflettori, può gestire contatti riservati senza il peso politico di un incontro ufficiale e conta su una rete di rapporti già consolidati tra intelligence. Storicamente i direttori dell'agenzia hanno svolto il ruolo di inviati presidenziali nei negoziati ad alto rischio con i governi ostili, quando una trattativa pubblica sarebbe stata prematura o controproducente. Inviare Ratcliffe consente a Trump di sondare Mosca mantenendo margini di ambiguità sull'esito.

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Che cosa fa la Cia

La Central Intelligence Agency è la principale agenzia di intelligence estera degli Stati Uniti: raccoglie e analizza informazioni sulle attività di governi, organizzazioni e individui stranieri, gestisce reti di fonti umane (le spie sul campo) e conduce operazioni coperte su indicazione del presidente. A differenza dell'FBI, che si occupa di sicurezza interna, la Cia opera prevalentemente all'estero e riferisce alla Casa Bianca. Il suo direttore, oltre a guidare l'apparato di spionaggio, viene talvolta impiegato come inviato riservato in trattative diplomatiche particolarmente delicate, proprio in virtù dei canali informali di cui dispone.

Quando le spie fanno i diplomatici

La trasferta di Ratcliffe si inserisce in una lunga tradizione. L'ultima volta che un direttore della Cia si era recato in Russia fu nel novembre 2021, quando William Burns incontrò a Mosca alti funzionari russi per avvertire il Cremlino sull'imminente crisi ucraina: pochi mesi dopo scattò l'invasione. Sempre Burns fu usato dall'amministrazione Biden come canale per recapitare messaggi netti a Putin prima e dopo l'attacco del 2022. Il ricorso al capo dell'intelligence come emissario presidenziale, al posto della diplomazia ordinaria, si ripete quando serve un contatto diretto e discreto con un interlocutore ostile.

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Lo scenario: Ucraina in stallo e tensione con la Nato

La missione cade in una fase di negoziati bloccati: i colloqui mediati dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina restano in gran parte fermi, con le parti distanti sui nodi principali. Secondo recenti valutazioni dell'intelligence americana, il calcolo del rischio di Putin potrebbe essersi spostato, con una crescente disponibilità ad autorizzare azioni provocatorie contro i Paesi della Nato (operazioni ibride e misure "deniabili" al di sotto della soglia del conflitto militare aperto) per saggiare la tenuta dell'alleanza. È in questo quadro che va letta la scelta di Washington di aprire un canale diretto con Mosca attraverso la Cia.

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