Selfie con lo squalo, il nuovo trend social che preoccupa gli Usa

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©IPA/Fotogramma

I grossi predatori vengono attirati con esche, catturati e portati a riva per scattare le foto, e poi rilasciati di nuovo al largo. Ma secondo il sindaco di Head Bay, una delle località coinvolte, abituare gli squali a venire a nutrirsi vicino alle spiagge può diventare estremamente pericoloso

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Il "selfie con lo squalo" rischia di trasformarsi in un nuovo trend social sulle spiagge del New Jersey. A Bay Head, cittadina balneare della contea di Monmouth, i cacciatori di selfie attirano gli squali al largo, li portano fino alla spiaggia e si fotografano con gli animali prima di liberarli. Un fenomeno documentato da diversi video pubblicati sui social. In uno dei filmati diventati virali, un gruppo di persone trascina sulla spiaggia uno squalo toro lungo circa due metri e mezzo e posa per alcune fotografie. Una pratica che ha però suscitato l'allarme del sindaco Bill Curtis, preoccupato per la presenza dei predatori vicino ai bagnanti.

La pesca degli squali e le foto sui social

La vicenda è iniziata il 17 luglio, quando un gruppo di giovani bagnini della contea di Monmouth ha catturato a riva un grosso squalo toro. Dopo essersi fotografati con l'animale davanti ai bagnanti, lo hanno riportato in mare aperto e liberato.

Da quel momento però la pratica si è ripetuta. Il gruppo avrebbe catturato altri tre squali toro, mentre altri pescatori avrebbero catturato anche uno squalo tigre su alcune spiagge più a nord della contea di Monmouth. Le catture sarebbero avvenute di notte, su spiagge deserte.

 

Alex Langeveld, uno dei pescatori, ha però contestato l'accusa che gli squali vengano  uccisi. "Molte persone - ha scritto sui social - non vogliono accettare il fatto che gli squali esistano, ma è così, e ci sono sempre stati. Non siamo noi ad attirarli, vivono e cacciano già lì. Utilizziamo attrezzature da pesca per squali adeguate e legali per catturare questi animali. Ogni squalo viene trattato con cura e rilasciato rapidamente. Peschiamo dopo l'orario di chiusura delle spiagge, quando le persone vengono allontanate dall'acqua. E, nonostante alcune informazioni errate che circolano, non pasturiamo le acque. Prendiamo un'esca e la caliamo semplicemente a circa 300-400 metri dalla riva".

 

E il capitano John Schaible, intervistato da una troupe di Cbs News, ha spiegato che alcuni pescatori raggiungono acque più profonde, calano l'esca e recuperano gli squali utilizzando le attrezzature dalla spiaggia. "Si stanno solo divertendo. Non li uccidono. Magari scattano un paio di foto e poi li lasciano andare", ha detto Schaible a proposito delle persone che pubblicano sui social le immagini degli incontri con gli squali.

L'allarme del sindaco di Bay Head

A suscitare allarme è però la questione della sicurezza delle spiagge. Il sindaco di Bay Head, Bill Curtis, teme che l'utilizzo di esche possa portare i predatori più vicino alle zone frequentate dai bagnanti. "Non è illegale pescare qui - ha detto - Non è illegale pescare squali, ma questo attira" più vicino alla spiaggia "i predatori che sono in cerca di cibo, e qui ci sono molti bagnanti". Secondo il sindaco, il problema non riguarda quindi soltanto la cattura degli animali, ma il possibile effetto della pratica sulle loro abitudini di alimentazione nelle acque vicine alla costa. "Mettere del cibo in acqua affinché i pesci lo mangino non fa altro che attirarli più vicino alla riva", ha spiegato Curtis.

Più squali lungo la costa

Le catture hanno riportato l'attenzione sulla presenza degli squali lungo la costa del New Jersey durante l'estate. Secondo Greg Hinks, biologo del Dipartimento della pesca e della fauna selvatica del New Jersey, le segnalazioni di squali toro sono diventate molto frequenti. "Sento parlare di squali toro ogni settimana, quasi ogni giorno", ha affermato Hinks, definendo il fenomeno "senza precedenti". Tra le possibili spiegazioni c'è la grande disponibilità di prede vicino alla costa: a fine maggio banchi di calamari si sarebbero concentrati a pochi chilometri dalle spiagge, mentre successivamente sarebbero arrivati fitti banchi di anguille di sabbia. Anche le condizioni dell'oceano potrebbero avere un ruolo: la NOAA ha evidenziato che il riscaldamento degli oceani può modificare la distribuzione delle prede e, di conseguenza, quella dei grandi predatori marini.

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