Uno sciame di milioni di cavallette ha invaso il distretto di Kizlyar, nel nord del Dagestan, oscurando il cielo e riducendo la visibilità sulle strade. I video diffusi sui social, in cui gli insetti avvolgono le auto in corsa, hanno subito richiamato l'ottava piaga d'Egitto raccontata nella Bibbia. Le autorità russe sono intervenute con mezzi terrestri e aerei per difendere i campi coltivati
Un enorme sciame di cavallette ha invaso all'inizio di agosto il distretto di Kizlyar, nel nord della Repubblica russa del Dagestan, trasformando una zona agricola in uno scenario che a molti è parso uscito dalle pagine della Bibbia. Milioni di insetti si sono sollevati in aria oscurando il cielo, mentre gli automobilisti erano costretti a rallentare per la visibilità quasi azzerata. Le immagini, riprese il 3 agosto e rilanciate sui social nei giorni successivi, sono diventate virali in poche ore, accompagnate da un paragone ricorrente: quello con le piaghe d'Egitto.
Il paragone con le piaghe d'Egitto
Sulla piattaforma X, in molti hanno letto nelle immagini un'eco dell'ottava delle dieci piaghe raccontate nel libro dell'Esodo, quando – secondo la narrazione biblica – una nube di locuste divorò ogni coltura del Paese dopo i ripetuti rifiuti del faraone di liberare il popolo di Israele. "Siamo arrivati alla piaga numero otto, le cavallette. La prossima è l'oscurità", ha scritto un utente, elencando la sequenza dei flagelli. Un altro ha citato le parole di Mosè al sovrano egizio: "Lascia andare il mio popolo". Nessuna autorità in Dagestan ha ovviamente attribuito allo sciame un significato soprannaturale, ma la suggestione visiva – il cielo che si oscura, le strade che scompaiono, i campi che passano dal verde al marrone spoglio nel giro di ore – ha alimentato il richiamo religioso.
"Ci mangeranno vivi"
Nei video girati da un residente si sente la voce di un uomo incredulo di fronte alla scena: "Dove stanno andando? Ma cos'è questa roba? Meno male che non vanno verso la città!". E poi, quasi rassegnato: "Ci mangeranno vivi". Le riprese, effettuate attraverso il parabrezza di un'auto in movimento, mostrano quella che a prima vista sembra una tempesta di sabbia all'orizzonte e che, avvicinandosi, si rivela una massa caotica di insetti che attraversa la carreggiata. Sul finestrino si sente il rumore delle cavallette che sbattono contro il vetro.
L'intervento delle autorità
Il ministero dell'Agricoltura e dell'Alimentazione del Dagestan ha fatto sapere di aver avviato attive misure di lotta ai parassiti, con diversi grandi sciami già trattati. Il compito, però, è complicato da un vincolo normativo: le cavallette migratorie partono da aree naturali protette e riserve, dove i trattamenti chimici sono vietati per legge. "Non appena i parassiti si spostano nelle zone dove l'intervento è consentito, viene impiegato tutto l'equipaggiamento disponibile", ha spiegato il dicastero. Sul campo sono state schierate squadre specializzate con mezzi terrestri e, in alcune aree, velivoli agricoli per le disinfestazioni aeree.
Una specie che non risparmia i raccolti
Pur impressionanti, le cavallette non rappresentano un pericolo diretto per l'uomo, ma possono devastare i raccolti, il che le rende uno dei parassiti agricoli più dannosi al mondo. La protagonista dell'invasione è la locusta migratoria asiatica (Locusta migratoria), una specie che normalmente vive in forma dispersa ma che, in determinate condizioni climatiche, si aggrega in sciami compatti. Il caldo e la siccità registrati negli ultimi mesi hanno favorito la sopravvivenza di uova e larve, dando origine a popolazioni molto più numerose del normale. Uno sciame può percorrere fino a 150 chilometri in un solo giorno e, secondo la Fao, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, arrivare a consumare in una giornata la stessa quantità di cibo di migliaia di persone.
Un flagello antico come la storia
Ben prima di diventare un simbolo religioso, le cavallette erano una calamità concreta e temuta. Nell'antico Egitto e in Mesopotamia le invasioni di locuste venivano annotate come eventi capaci di provocare carestie, e lo stesso immaginario del flagello che oscura il cielo torna, oltre che nell'Esodo, anche nell'Apocalisse di Giovanni. Non si tratta solo di suggestioni del passato: ancora oggi le locuste restano una seria minaccia per la sicurezza alimentare in Caucaso e Asia centrale. Il Dagestan meridionale, e in particolare il distretto di Kizlyar, ha una lunga storia di focolai ricorrenti: già a maggio gli ispettori avevano segnalato le prime schiuse nella parte settentrionale della repubblica.