Bulgaria, minacce a ebrei italiani. Radev: "Verificare fatti prima di accusare"

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Secondo il premier "il popolo bulgaro ha dimostrato nel corso dei secoli la sua tolleranza verso diverse etnie e religioni". Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, aveva condannato “l'ennesimo episodio di antisemitismo, un germe che va combattuto, una forma di odio e discriminazione che va estirpata”

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“Prima di accusare la Bulgaria di antisemitismo, invito i politici stranieri a prendere conoscenza e attenersi ai fatti". Lo ha dichiarato oggi il premier della Bulgaria, Rumen Radev, commentando lo "scontro verbale" tra giovani bulgari e giovani ebrei italiani avvenuto la notte del 2 agosto nella cittadina turistica di Bansko e le reazioni in Italia. A suo dire "il popolo bulgaro ha dimostrato nel corso dei secoli la sua tolleranza verso diverse etnie e religioni".

La "lezione morale" della Bulgaria

Radev ha ricordato che durante la Seconda Guerra Mondiale, la Bulgaria si oppose agli ordini della Germania di Hitler e non permise la deportazione di oltre 50 mila ebrei bulgari nei campi di concentramento nazisti, "dando all'Europa una lezione morale che non va dimenticata". Il premier bulgaro ha dichiarato: "Vorrei invitare i politici stranieri che si sono affrettati a condannare la Bulgaria per antisemitismo, a causa dello scontro verbale tra gruppi di giovani a Bansko, a informarsi sui fatti prima di commentare. Siamo pronti a fornire loro tutti i fatti". "Vorrei invitare tutti coloro che visitano il nostro Paese a rispettare le leggi, la dignità dei bulgari, la proprietà privata e a non danneggiarla, a comportarsi in modo decoroso per non creare tensioni con il loro comportamento", ha concluso Rumen Radev.

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Cosa è successo a Bansko

Lo scorso 2 agosto un gruppo di estremisti di destra ha bloccato l'ingresso di un hotel che ospitava circa 200 adolescenti ebrei italiani a Bansko, 150 chilometri a sud di Sofia. I ragazzi, di età compresa tra i 15 e i 16 anni e appartenenti in gran parte alla comunità ebraica romana, si trovavano in Bulgaria per partecipare a un convegno del movimento giovanile Bnei Akiva. Gli assalitori hanno intonato cori, effettuato saluti nazisti e cercato di forzare le porte della struttura, bloccando di fatto i ragazzi all'interno. La scena è stata immortalata in un video diffuso sui social dalla Comunità ebraica di Roma. “I nostri figli non sono liberi di viaggiare in Europa senza essere esposti alla violenza e all’aggressione verbale degli antisemiti”, è stata la durissima reazione di Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica romana, che ha bollato l’episodio come “ignobile provocazione”. L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) ha denunciato una "ignobile provocazione antisemita", esprimendo forte allarme per il crescente numero di simili episodi in Europa.

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Le reazioni della comunità ebraica e della politica

Netta la presa di posizione del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca: “Di fronte al riemergere dell’antisemitismo non sono ammesse ambiguità o silenzi: le istituzioni e la società civile devono reagire con fermezza, proteggendo soprattutto le nuove generazioni dal veleno dell’odio”. Ignazio La Russa, presidente del Senato, ha manifestato “profondo sdegno”, mentre il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha condannato “questo ennesimo episodio di antisemitismo, un germe che va combattuto, una forma di odio e discriminazione che va estirpata”. Il Ministero dell'Interno della Bulgaria ha immediatamente avviato accertamenti formali per fare piena luce sull'accaduto. "Al momento – si legge nella nota diramata da Sofia - non è pervenuta alcuna denuncia ufficiale da parte delle vittime o dei loro rappresentanti. Sono state intraprese tutte le azioni necessarie per chiarire i fatti e le circostanze, nonché per individuare e identificare tutte le persone coinvolte nell'incidente". 

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