Ebola, l'Uganda dichiara la fine dell'epidemia: 20 contagi e due morti

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Il ministro della Salute Chris Baryomunsi ha annunciato martedì la fine dell'epidemia di ebola, dopo i 42 giorni di monitoraggio previsti dall'Oms senza nuovi contagi. Il bilancio è di 20 persone infettate e due decessi, entrambi cittadini congolesi. Il focolaio, partito a maggio dalla Repubblica Democratica del Congo, resta attivo oltre confine, dove i casi confermati superano quota 3mila

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L'Uganda è di nuovo libera dall'ebola. Il ministro della Salute Chris Baryomunsi ha dichiarato martedì la fine dell'epidemia che aveva colpito il paese dallo scorso maggio, con un bilancio di 20 persone contagiate e due morti. È l'ultimo capitolo di un focolaio che ha avuto origine nella confinante Repubblica Democratica del Congo, dove il virus continua a circolare.

Come si arriva alla fine dell'epidemia

Per dichiarare conclusa un'epidemia di ebola, l'Organizzazione mondiale della sanità richiede che trascorrano 42 giorni senza nuovi contagi, contati a partire dall'ultima possibile esposizione all'ultimo caso noto. In Uganda il conteggio è partito dalla dimissione dell'ultimo paziente a trasmissione locale, un cittadino ugandese uscito dall'ospedale il 16 giugno. Da quella data è scattato il periodo di sorveglianza obbligatorio, terminato senza che venissero registrati nuovi casi.

Un altro paziente, un cittadino congolese, era stato dimesso più tardi, il 22 giugno: ma quella data, da sola, non avrebbe permesso di completare i 42 giorni entro martedì. È il caso ugandese del 16 giugno a fare da riferimento per il conteggio ufficiale. "Durante tutto questo periodo il ministero della Salute ha mantenuto una sorveglianza intensiva a livello nazionale e non è stato rilevato alcun nuovo caso di ebola", ha spiegato Baryomunsi.

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Il bilancio del focolaio

Delle 20 persone contagiate, 18 sono guarite e sono state dimesse, mentre due sono morte: entrambe le vittime erano cittadini della Repubblica Democratica del Congo. La maggior parte dei contagi non è avvenuta in territorio ugandese: quindici delle venti persone infettate avevano contratto il virus proprio in Congo, epicentro dell'epidemia, prima di essere individuate in Uganda. Il focolaio era stato dichiarato a metà maggio. I primi casi erano emersi nella provincia congolese di Ituri, nel nord-est del paese, al confine con l'Uganda, dove il virus si era poi diffuso. Per contenere il contagio, alcune settimane dopo il governo di Kampala aveva deciso di chiudere per quattro settimane la frontiera con la Repubblica Democratica del Congo.

Un paese abituato a fronteggiare il virus

L'Uganda ha affrontato numerosi focolai di ebola dal 2000, anno della sua prima epidemia. Secondo le autorità sanitarie, l'esperienza accumulata negli anni ha permesso al paese di circoscrivere rapidamente le infezioni più recenti, limitando la trasmissione all'interno delle comunità. A rendere il territorio particolarmente esposto sono le sue estese foreste tropicali, popolate da pipistrelli della frutta: questi animali sono infatti il serbatoio naturale del virus.

L'ebola si trasmette attraverso il contatto con fluidi e tessuti corporei infetti. Tra i sintomi figurano mal di testa, dolori muscolari, vomito di sangue ed emorragie. Provoca febbri emorragiche spesso letali, per le quali non esiste una cura specifica. In Congo, dove l'epidemia è ancora in corso, i casi confermati hanno ormai superato quota 3.000, con oltre 1.400 morti.

Il caso del paziente guarito a Francoforte

Sul fronte regionale, un segnale positivo arriva dalla Germania. Un cittadino statunitense che aveva contratto l'ebola in Congo è stato dimesso martedì dall'ospedale universitario di Francoforte, completamente guarito. L'uomo era stato ricoverato il 13 luglio nell'unità speciale di isolamento della struttura dopo aver contratto la variante Bundibugyo del virus. "La persona è arrivata nell'unità di isolamento con una forma grave di ebola. Le sue condizioni sono migliorate progressivamente. Ora non mostra sintomi ed è in buone condizioni", ha dichiarato Timo Wolf, responsabile del reparto. Francoforte è uno dei sette centri tedeschi dotati di strutture di isolamento specializzate per le malattie infettive e aveva già trattato in passato un paziente affetto da ebola e due contagiati dal virus Lassa.

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