Gli scienziati del Noaa, il Servizio meteorologico nazionale degli Stati Uniti, lanciano l'allarme: potrebbe provocare un innalzamento delle temperature superficiali del mare di almeno 2° C sopra la media, che potrebbero aggravare gli effetti della crisi climatica in tutto il mondo
El Niño si sta rafforzando e potrebbe aumentare il rischio che si verifichino eventi climatici estremi in tutto il mondo secondo il Noaa, il Servizio meteorologico nazionale statunitense. Stando alle previsioni, ci sarebbe una probabilità pari all’81% che entro la fine dell’anno possa svilupparsi uno “tra i più grandi eventi di El Niño mai registrati nella serie storica che risale al 1950” e con una probabilità del 97% le condizioni di questo fenomeno atmosferico persisteranno fino alla primavera del 2027. Si parla di un innalzamento delle temperature superficiali del mare di almeno 2°C sopra la media.
Cosa è El Niño e come si forma
El Niño (dallo spagnolo “il bambino”) è un fenomeno che consiste nell’innalzamento delle temperature nella fascia equatoriale del Pacifico, oltre lo 0,5% rispetto alla media, per diversi mesi consecutivi. Come spiega il Noaa, la sua formazione viene monitorata in questo modo: si analizza l’atmosfera sopra la regione del Pacifico alla ricerca di una situazione chiamata circolazione di Walke. Si tratta di un flusso d’aria da est verso ovest determinato dalle differenze di temperatura e pressione tra le acque calde dell’oceano occidentale e quelle più fredde dell’oceano orientale. Quando questa circolazione si indebolisce, e le acque più calde si spostano verso il Sud America, allora viene dichiarato l’arrivo de El Niño.
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Cosa cambia con il “Super Niño”
Secondo quanto riporta il Guardian, gli esperti sostengono che si potrebbe verificare presto un “super Niño” con un innalzamento delle temperature del mare di 2° C sopra la media. Ciò potrebbe provocare gravi danni in tutto il mondo, aggravando gli effetti della crisi climatica. Ad esempio, ricorda il Guardian, un super Niño nel 2015 provocò una grave siccità in Etiopia e carenze nelle riserve idriche a Porto Rico, oltre a provocare una stagione di uragani estremamente intensa nel Pacifico centro-settentrionale. Questo fenomeno può colpire anche l’Australia, l’Africa meridionale e centrale, l’India, la foresta amazzonica sotto forma di siccità. D’altro canto, forti precipitazioni potrebbero registrarsi in aree come gli Stati Uniti, l’Asia sud-occidentale e centro-meridionale. Le previsioni secondo cui le temperature globali continueranno a salire nel prossimo anno arrivano in un contesto già segnato da una primavera e un’estate estremamente calde.