Introduzione
Alla fine i Lefebvriani hanno scelto lo strappo e lo scisma si è consumato, come accaduto 38 anni fa quando monsignor Marcel Lefebvre ordinò, contro il volere di Giovanni Paolo II, quattro vescovi. Due di questi tra l'altro sono stati i celebranti di ieri, monsignor Alfonso de Galarreta e monsignor Bernard Fellay che, dopo il "perdono" di Benedetto XVI nel 2009, hanno conquistato una seconda scomunica. La pena è automatica, latae sententiae in termine tecnico, e oggi - 2 luglio - è arrivata la ratifica del Vaticano.
Quello che devi sapere
Chi sono i vescovi ordinati
I quattro vescovi ordinati ieri sono: Pascal Schreiber, svizzero, 53 anni, ordinato sacerdote a Ecône nel '98; Michael Goldade, originario del North Dakota e cresciuto in Kansas (Usa); Michel Poinsinet de Sivry, 42 anni, e Marc Happier, 36 anni, entrambi francesi. Un'età giovane che sottolinea come il ritorno alla tradizione, quella che non lascia spazio al dialogo, quella che non accetta divorzi e persone Lgbt, quella dalle tuniche lunghe e dalla comunione che si fa solo in ginocchio, attiri di più le nuove generazioni.
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Perché lo scisma?
"Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa", ha detto ieri il superiore della Fraternità San Pio X, don Davide Pagliarani, nell'omelia della messa ad Econe, in Svizzera, sapendo che non avranno un trattamento diverso da quello che ebbe Lefebvre nell'88. "Il sacrificio che Dio ci chiede oggi è essere trattati da ribelli ma noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà, che soffre, una madre a volte tradita, una madre che ha bisogno e merita di essere amata". Poi ha elencato tutti i nodi che hanno portato alla frattura. Ha parlato di un "Papa umiliato" e del fatto che questa umiliazione alla fine si trasferisce su tutta la Chiesa. Il nodo principale è quel Concilio Vaticano II che i Lefebvriani non hanno mai accettato e che, come dicono nella loro professione di fede, mai accetteranno. "Perché non veniamo capiti? Il problema è che parliamo due lingue diverse", "noi parliamo la lingua delle fede", "il linguaggio della tradizione" e "davanti a noi troviamo un linguaggio che parla di altre cose, il linguaggio dell'inclusione, del dialogo, dell'accompagnamento. Noi invece vogliamo la fede. Poi certo nella fede dialoghiamo con le persone per convertirle", ha sottolineato don Pagliarani.
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Parolin: "È un atto scismatico, avrà delle conseguenze"
"È un atto scismatico che rompe l'unità della Chiesa e che avrà delle sanzioni", ha detto il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, che però non ha chiuso la porta: "Provo un grande dolore" e "la mia speranza è che nonostante quello che è avvenuto oggi si possa riprendere il dialogo e trovare una soluzione".
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Un effetto a cascata?
Ora c'è da capire se questo "divorzio" resterà confinato nella realtà della Fraternità San Pio X o se causerà un terremoto in tutto il mondo conservatore. Al momento i cardinali punto di riferimento dei più tradizionalisti, dall'americano Raymond Burke al tedesco Gerhard Mueller, hanno preso le distanze dalla decisione dei Lefebvriani. "Speriamo che quest'onda non porti dietro altra gente", sussurra una fonte vaticana.
La ratifica della scomunica
Oggi, 2 luglio, il Vaticano ha decretato la scomunica. "Nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, - scrive il prefetto della Dottrina della Fede, card. Victor Manuel Fernandez - è in corso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 § 1 CIC 2021". Scomunica quindi per il vescovo che ha consacrato i vescovi, come per i neo vescovi: "Dichiaro dunque a tutti gli effetti giuridici che sia il suddetto Vescovo Alfonso de Galarreta sia Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier sono incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica". Scomunica anche per il co-consacrante: "Dichiaro inoltre che il Vescovo Bernard Fellay, avendo partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come conconsacrante, avendo così aderito pubblicamente all'atto scismatico, è incorso nella scomunica latae sententiae prevista dal can. 1364 § 1 CIC 2021. Si ammoniscono i chierici e i fedeli laici a non aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica latae sententiae".
Le conseguenze della scomunica
La scomunica nei confronti dei sei vescovi, i due consacranti e i quattro consacrati, si chiama latae sententiae: è cioè automatica, solo per il fatto che sia stato compiuto un atto in disobbedienza al Papa. Non ci saranno ricorsi ma una scomunica non è mai definitiva, ci può essere sempre per la Chiesa un ravvedimento, una ricucitura. Ma di fatto sono scomunicati anche tutti coloro che aderiranno a questo atto scismatico, ovvero dalla volontà di separarsi dalla Chiesa cattolica, ignorando la volontà e le parole del Papa. Tutti, dai sacerdoti ai laici. Quindi il rischio per il popolo che continuerà a seguire la Fraternità di San Pio X sarà non avere una vita cristiana piena, a partire dai sacramenti, dalla comunione al battesimo, dai matrimoni alle confessioni.
Il Dicastero per la Dottrina della Fede, nella scomunica ai sei vescovi lefebvriani, avverte che "per quanto concerne i fedeli laici, sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X" approvando dunque l'atto di disunione dottrinale che si è consumato ieri ad Econe. In altri termini non verranno "puniti" coloro che partecipano in maniera occasionale alle attività senza sposare in toto lo strappo con il Papa. "Le varie situazioni verranno giudicate caso per caso", indica un documento del 1996 che viene richiamato nel provvedimento di oggi. "Si avverte, infine, il santo Popolo di Dio che i ministri sacri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi", avverte il Vaticano, sottolineando che "la Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione".
Per approfondire: Cos'è uno scisma e quali sono stati i più importanti nella Chiesa prima dei Lefebvriani