Il generale libico è stato condannato dal tribunale penale di Tripoli, come riportano diversi media, per "aver violato i diritti dei detenuti" all’interno di una struttura carceraria della capitale libica
Il tribunale penale di Tripoli ha condannato Osama Najeem Almasri a una pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione per "aver violato i diritti dei detenuti". A riportarlo sono i media della Libia. Per l'ex comandante libico, ed ex responsabile della sicurezza nel carcere di Mitiga, sono state disposte anche la perdita della capacità giuridica e la privazione dei diritti civili per tutta la durata della pena e per l'anno successivo.
Il caso Almasri
Il pronunciamento del tribunale è arrivato al termine delle indagini svolte dalla procura libica, iniziate subito dopo avere ricevuto le segnalazioni legate agli abusi commessi dal Almasri sui detenuti. Lo scorso novembre, la procura generale della Libia aveva fatto sapere di averlo "deferito al giudizio del tribunale", aggiungendo che il generale si trovava in custodia cautelare in carcere. L’indagine su Almasri – accusato di gravi violazioni dei diritti umani e ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi) – ha riguardato, in particolare, la morte di un detenuto presso l’Istituto di correzione e riabilitazione di Tripoli, e la violazione dei diritti di dieci prigionieri, secondo quanto fatto sapere dalla procura stessa.
Il contenzioso tra il governo italiano e la Corte penale internazionale
Almasri l'anno scorso era stao al centro di un contenzioso tra il governo italiano e la Corte penale internazionale. Era stato arrestato a Torino dalle autorità italiane il 19 gennaio 2025, mentre si trovava in Italia per assistere a una partita di calcio, dopo essere arrivato in Europa giorni prima ed essere passato, tra gli altri Paesi, anche dalla Germania. Ma il generale, il 21 gennaio, veniva rilasciato, su disposizione della Corte d'Appello, a causa di un errore procedurale: si è trattato di un arresto irrituale, perché la Corte penale internazionale non aveva in precedenza trasmesso gli atti al Guardasigilli Nordio. Poco dopo il suo rilascio, nello stesso giorno, il comandante libico veniva rimpatriato dall'Italia su un volo di Stato, prima di essere portato in trionfo da decine di suoi sostenitori che lo accoglievano festanti in Libia. La serie di eventi aveva scatenato le accese proteste dell'opposizione, in Italia, e della stessa Corte penale internazionale, dopo aver visto sfumare la consegna di un uomo che voleva arrestare per crimini di guerra e contro l'umanità. Almasri è stato poi arrestato in Libia, a novembre 2025, grazie alla collaborazione del nuovo governo libico proprio con la Corte penale internazionale. La sentenza di oggi, emessa dal tribunale libico, comunque, non chiude automaticamente il fascicolo della Cpi. La Corte dell'Aja resta competente per valutare se il procedimento nazionale copra gli stessi fatti e soddisfi gli standard di genuinità richiesti dal principio di complementarità.