Lo ha reso noto una fonte della Casa Bianca citata da Reuters. La squadra sarà basata a Tijuana in Messico, dove arriverà domenica, e non in Arizona, come richiesto da Teheran. Ma almeno 15 membri dello staff tecnico e dirigenziale si sarebbero visti negare l'accesso negli Usa. Dopo l'esordio del 15, il 21 l'Iran giocherà contro il Belgio e poi il 26, a Seattle, contro l'Egitto
I calciatori della nazionale iraniana impegnati ai Mondiali hanno ottenuto i visti per entrare negli Stati Uniti. Lo ha riferito un funzionario della Casa Bianca alla Reuters. L'ambasciatore iraniano in Messico, Abolfazl Pasandideh, aveva dichiarato ieri sera che la squadra non aveva ancora ricevuto i visti Usa, a soli dieci giorni dalla loro prima partita a Los Angeles. La squadra sarà basata a Tijuana in Messico, dove arriverà domenica, e non in Arizona, come richiesto da Teheran. L'Iran esordirà il 15 giugno contro la Nuova Zelanda, il 21 giocherà contro il Belgio e il 26, a Seattle, contro l'Egitto.
Una partecipazione complessa
La presenza dell'Iran ai Mondiali, dopo la qualificazione ottenuta sul campo, è stata a lungo oggetto di discussione, con dichiarazioni contrastanti da parte dell'amministrazione statunitense, lo stesso Iran che a marzo aveva dichiarato tramite il suo ministro che la nazionale non avrebbe partecipato alla Coppa, il presidente della Fifa Gianni Infantino più volte impegnato a dichiarare che sì, l'Iran avrebbe partecipato ai Mondiali. Pietra del contendere, fino all'ultimo, la possibile presenza di personalità legate ai Pasdaran nella delegazione iraniana. Tra questi anche il presidente della federcalcio iraniana, Mehdi Taj, ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, a cui era già stato negato l'ingresso per il sorteggio mondiale a Washington a dicembre.
Visti negati ad almeno 15 membri dello staff
Fonti interne hanno riferito ad Al Jazeera che almeno 15 membri dello staff della nazionale iraniana si sono visti negare il visto negli Stati Uniti. Si tratta di allenatori, personale tecnico e dirigenti. Le stesse fonti dicono che alcuni di coloro a cui è stato negato il visto erano ufficialmente riconosciuti dalla FIFA come parte dello staff tecnico e/o di allenatori.