Minneapolis, incriminato un agente dell'Ice: sparò a un immigrato venezuelano

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L'agente 52enne, Christian Castro, è stato incriminato per quattro capi d'accusa di aggressione di secondo grado e per aver fornito una ricostruzione falsa della sparatoria in cui l'immigrato venezuelano Julio Sosa-Celische era rimasto ferito gravemente

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Un agente dell'Ice, l'agenzia federale statunitense dell'immigrazione, è stato incriminato per aver sparato a un immigrato venezuelano. A deciderlo è stata la procura statale del Minnesota, a seguito della sparatoria avvenuta il 14 gennaio scorso, nella quale Julio Sosa-Celische era rimasto ferito gravemente. Un episodio che aveva scatenato proteste violente nel pieno della stretta sull'immigrazione dell'amministrazione di Donald Trump. L'agente 52enne, Christian Castro, è stato quindi incriminato per quattro capi d'accusa di aggressione di secondo grado e per aver fornito una ricostruzione falsa dell'episodio. "Il suo distintivo federale non lo rende immune da accuse statali per la sua condotta criminale in Minnesota", ha dichiarato Mary Moriarty, procuratrice della contea di Hennepin.

La sparatoria a Minneapolis

L'indagine sulla sparatoria era stata ostacolata dal rifiuto delle agenzie federali di fornire informazioni, tra cui i nomi dei due agenti coinvolti nell'inseguimento che aveva preceduto la sparatoria. Sosa-Celis era una delle tre persone ferite dagli agenti federali. In quei giorni, gli agenti avevano sparato e ucciso anche due cittadini statunitensi a Minneapolis, Renee Good e Alex Pretti, mentre l'amministrazione Trump aveva ribadito che la stretta avrebbe "eliminato l'immigrazione illegale e le frodi". Una campagna che era stata fortemente criticata dai leader democratici del Minnesota, i quali l'avevano definita un'occupazione di dubbia costituzionalità motivata da ostilità politiche. Anche i giudici federali avevano espresso preoccupazione per le violenze degli agenti.

Le indagini sugli spari contro Sosa-Celis

Inizialmente i funzionari federali avevano increminato Sosa-Celis e il coinquilino, Alfredo A. Aljorna, anche lui immigrato venezuelano, poiché gli agenti avevano parlato di "un'aggressione durata molti minuti nei confronti dell'agente compiuta con una scopa e una pala". Anche l'allora segretaria alla Sicurezza interna, Kristi Noem, aveva definito la vicenda "un tentato omicidio di agenti federali". A seguito della pubblicazione da parte del New York Times di un filmato dell'episodio, che smentiva la versione riportata dagli agenti, l'accusa nei confronti di Sosa-Celis e Aljorna è stata poco dopo archiviata e gli agenti dell'Ice sono stati messi sotto indagine.

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