Hannah Natanson, giornalista Washington Post finita nel mirino di Trump, vince il Pulitzer

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Dopo l’annuncio del premio, Natanson ha parlato in redazione ringraziando i funzionari pubblici "che hanno rischiato tanto per confidarsi con me"

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Tra i Pulitzer 2026, il Washington Post ha ottenuto il riconoscimento più ambito, quello per il giornalismo per il bene pubblico. Il premio è arrivato per "aver squarciato il velo di segretezza che circonda la caotica riorganizzazione delle agenzie federali da parte dell’amministrazione Trump e per aver documentato con grande ricchezza di dettagli gli impatti umani dei tagli e le conseguenze per il Paese". Quasi tutti gli articoli citati sono della giornalista Hannah Natanson.

Chi è

Natanson è una "narrative enterprise reporter" del Washington Post, cioè giornalista che realizza inchieste approfondite con taglio narrativo. Proprio il 4 maggio, il Washington Post ha pubblicato un articolo spiegando che un giudice federale della Virginia ha stabilito il divieto, per il Dipartimento di Giustizia, di esaminare i dispositivi elettronici sequestrati a Natanson. Come sottolinea il quotidiano, già a gennaio l'FBI aveva sequestrato i beni della giornalista dalla sua casa in Virginia: due computer, un registratore, un orologio Garmin, un telefono e un hard disk portatile. Dopo l’annuncio dei Pulitzer, Natanson ha parlato in redazione ringraziando i funzionari pubblici "che hanno rischiato tanto per confidarsi con me" e facendo riferimento alla battaglia legale sui suoi dispositivi: "Voglio che sappiate che la vostra fiducia è il più grande onore che riceverò mai. Noi al Post stiamo facendo tutto il possibile per proteggerla". La redazione ha sempre difeso la giornalista, ritenendo che Natanson sia finita nel mirino dell'amministrazione Trump e che quello che ha subito rappresenti un attacco alla libertà di stampa.

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