I legali di Thiago Avila e Saif Abukeshek, trattenuti in Israele, denunciano "violenze fisiche e detenzione prolungata in posizioni forzate da parte delle forze militari israeliane durante i due giorni trascorsi in mare". Intanto gli avvocati hanno depositato un ricorso urgente presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo
"La Flotilla riparte. Useremo questi giorni per sistemare tutto e per rimettere a posto le barche. Abbiamo compagni dalla Grecia, dall'Italia, dalla Spagna dall'Olanda e da tutta Europa che si sono mobilitati per venire qui". Lo ha detto Luca, un attivista in collegamento dalla Grecia, durante una conferenza stampa della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla davanti alla Farnesina. Intanto, i legali di Thiago Avila e Saif Abukeshek hanno denunciato che i due attivisti della Flotilla trattenuti in Israele sono stati oggetto di “violenze fisiche e detenzione prolungata in posizioni forzate da parte delle forze militari israeliane durante i due giorni trascorsi in mare”. Lo hanno riferito dopo una visita al carcere di Shikma, in un comunicato diffuso dalla Global Sumud Flotilla. Thiago e Saif, che domani mattina dovrebbero comparire in tribunale per un'udienza di proroga della loro detenzione, hanno dichiarato di essere in sciopero della fame.
Global Sumud Flotilla: “Avila e Abukeshek vittime di violenze in Israele”
Thiago Avila ha riferito di essere stato "sottoposto a estrema brutalità da parte dell'esercito israeliano durante il sequestro delle imbarcazioni. È stato trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte". Presenta attualmente "lividi visibili sul volto, inclusa l'area intorno all'occhio sinistro, e riferisce limitazioni nei movimenti e forti dolori alla mano". Dal momento della cattura fino al trasferimento al Servizio Penitenziario israeliano, avvenuto oltre due giorni dopo, "è stato tenuto in isolamento e bendato". Thiago, hanno spiegato gli avvocati della ong Adalah, ha riferito di essere stato interrogato dall'agenzia di intelligence Shabak (Isa) e che "gli è stato detto che sarà successivamente interrogato dal Mossad con il sospetto di 'affiliazione a un'organizzazione terroristica'". Saif Abukeshek ha invece riferito "di essere stato tenuto con le mani legate e bendato, e costretto a rimanere sdraiato a faccia in giù sul pavimento dal momento della cattura fino a questa mattina, riportando lividi al volto e alle mani". Dopo l'arrivo al centro di detenzione di Shikma, ha riferito di essere stato informato di essere sotto interrogatorio da parte dello Shabak con il sospetto di "affiliazione a un'organizzazione terroristica". Secondo quanto riferito nel comunicato, gli avvocati di Adalah hanno richiesto informazioni sulle accuse, ma "le autorità israeliane hanno rifiutato di fornirle". Domani alle 9.30, dovrebbero comparire davanti al Tribunale di primo grado di Ashkelon. Per Adalah il trattamento riservato ai due attivisti costituisce "una grave violazione del diritto internazionale", "qualsiasi interrogatorio nei loro confronti è illegale" e "devono essere rilasciati immediatamente".
Attivista: "Ripartiremo e saremo ancora di più rispetto a quando siamo partiti dalla Sicilia"
"Abbiamo preso tutte le precauzioni che dovevamo prendere, siamo in contatto con le autorità - ha aggiunto -. Ripartiremo e saremo ancora di più rispetto a quando siamo partiti dalla Sicilia. Se prima avevamo un milione di motivi per andare a Gaza, ora ne abbiamo uno in più" ha aggiunto. Intanto, il team legale della Global Sumud Flotilla ha depositato nella notte un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ai sensi dell’art. 39 del Regolamento, contro lo Stato italiano, nell’interesse dei due attivisti – Saif Abukeshek Abdelrahim, di cittadinanza palestinese, e Thiago de Avila e Silva Oliveira, di cittadinanza brasiliana – attualmente detenuti arbitrariamente dalle autorità israeliane, in regime di incomunicabilità, senza accesso a difensori, familiari o autorità consolari.
Il ricorso alla Cedu
In una nota, il team legale della Global Sumud Flotilla ha spiegato che con il ricorso si vuole denunciare una violazione grave e attuale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare degli articoli 2 e 3, che tutelano il diritto alla vita e vietano in modo assoluto ed inderogabile la tortura, i trattamenti inumani o degradanti e ogni forma di esposizione a tali trattamenti. Il rischio risulta ulteriormente aggravato dalla loro pubblica qualificazione, da parte delle autorità israeliane, quali soggetti sospettati rispettivamente di terrorismo e di attività illegali.
La detenzione dei due attivisti avviene in assenza di qualsiasi informazione ufficiale sul loro luogo di detenzione, senza accesso a difensori, familiari o autorità consolari e senza alcuna garanzia procedurale. Una situazione che integra gli estremi della detenzione incommunicado e che, nei suoi elementi sostanziali, si avvicina a una forma di sparizione forzata, riconosciuta dal diritto internazionale come una delle più gravi violazioni dei diritti fondamentali. Il ricorso evidenzia, inoltre, la responsabilità dello Stato italiano, quale Stato di bandiera dell’imbarcazione su cui i due attivisti si trovavano al momento della loro intercettazione. In base alla giurisprudenza consolidata della Corte di Strasburgo e al diritto internazionale del mare, l’Italia esercitava giurisdizione sui soggetti a bordo ed era quindi tenuta ad adottare tutte le misure necessarie per prevenire violazioni prevedibili dei diritti fondamentali. Nonostante le autorità italiane fossero state tempestivamente informate del rischio concreto e imminente per la vita e l’integrità fisica degli attivisti, non è stata adottata alcuna misura effettiva di protezione né è stato avviato alcun intervento idoneo a impedire o interrompere la violazione in corso. Tale inerzia configura una violazione degli obblighi positivi che incombono sugli Stati ai sensi della Convenzione.
La Global Sumud Flotilla, continua la nota, richiama con forza la comunità internazionale alla responsabilità di garantire il rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali anche in contesti extraterritoriali, ribadendo che nessuna operazione può giustificare la sospensione delle garanzie fondamentali, né la detenzione arbitraria, né l’esposizione a trattamenti vietati in modo assoluto. Attraverso la procedura d’urgenza, è stato chiesto alla Corte Europea dei Diritti dell’Domo di indicare allo Stato italiano l’adozione immediata di tutte le misure necessarie per accertare il luogo di detenzione dei due attivisti, garantirne l’integrità fisica e psicologica, assicurare l’accesso alla difesa e impedire ulteriori trasferimenti o forme di isolamento. La Global Sumud Flotilla continuerà a utilizzare tutti gli strumenti giuridici e politici disponibili per ottenere la protezione dei propri attivisti e l’accertamento delle responsabilità per le gravi violazioni in corso.
L'esposto alla Procura
Il primo maggio il team legale aveva già depositato un esposto urgente alla Procura della Repubblica di Roma per chiedere il sequestro dell'imbarcazione israeliana che sta trasportando in Israele i due attivisti. L'esposto, era stato spiegato, "radica la competenza dell'autorità giudiziaria italiana sulla base del fatto che l'attivista Saif Abukeshek è stato prelevato e sequestrato da una barca battente bandiera italiana". Il team legale ha chiesto che la Procura "disponga gli accertamenti necessari, individui i soggetti responsabili e promuova, se del caso, l'azione penale nei loro confronti; e che sia disposto il sequestro preventivo del natante israeliano su cui viaggia Saif Abukeshek, ancora in acque internazionali, al fine di interrompere il sequestro in atto e prevenire il rischio che subisca trattamenti inumani e degradanti".
Approfondimento
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Due attivisti in Israele
Tornando a quanto successo nelle ultime ore, è emerso come gli attivisti della Global Sumud Flotilla per Gaza erano stati intercettati dalle forze israeliane in acque internazionali e poi erano stati fatti sbarcare nel sud-est dell'isola di Creta. Scortati dalla guardia costiera greca, 173 attivisti erano saliti su quattro autobus diretti verso una destinazione non specificata dalle autorità. Mentre Saif Abu Keshek e Thiago Ávila, erano appunto stati diretti verso Israele per essere interrogati. Israele aveva fatto sapere di considerarli autori di "attività sospette". Il ministero degli Esteri israeliano aveva poi fatto sapere: "Saif Abu Keshek, membro di spicco del Pcpa (organizzazione designata e sanzionata dagli Stati Uniti come copertura di Hamas), e Thiago Ávila, che opera con il Pcpa ed è sospettato di attività legali, sono arrivati in Israele. Saranno trasferiti per essere interrogati dalle autorità di polizia. Entrambi riceveranno una visita consolare dai rappresentanti dei rispettivi paesi in Israele''.