Estradato dall'Italia l'hacker cinese Xu Zewei ricercato dagli Usa

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L'ingegnere era stato arrestato a Malpensa il 3 luglio dello scorso anno con l'accusa di spionaggio. Per l'Fbi, avrebbe partecipato a intrusioni informatiche su vaccini anti-Covid e politiche Usa, nell'ambito della campagna "Hafnium". Xu nega ogni accusa e parla di scambio di persona, ma i giudici italiani hanno confermato l'estradizione

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Zewei Xu, ingegnere cinese di 33 anni arrestato a Malpensa il 3 luglio scorso su mandato statunitense con l'accusa di spionaggio, è stato estradato negli Usa. La Cassazione aveva da poco respinto il ricorso della difesa contro la decisione della Corte d'Appello di Milano che, il 27 gennaio, aveva riconosciuto "l'esistenza delle condizioni per l'accoglimento della domanda di estradizione". Dopo il via libera della magistratura, è arrivata anche l'autorizzazione del ministero della Giustizia e Xu è già negli Stati Uniti. Secondo l'Fbi, Xu avrebbe fatto parte di un gruppo di hacker che nel 2020 avrebbe sottratto informazioni anche su terapie e vaccini anti-Covid. E, su ordine del governo cinese, avrebbe anche cercato di ottenere dati sulle "politiche del governo statunitense". Il Distretto meridionale del Texas aveva emesso un mandato nei suoi confronti nel novembre 2023.

Il profilo e la difesa dell'ingegnere

Descritto dalla moglie come una "brava persona", manager a Shanghai impegnato nello sviluppo di sistemi IT e padre di una bambina di sette mesi, Xu ha sempre respinto ogni accusa. Dopo l'arresto era stato detenuto nel carcere di Busto Arsizio (Varese). In Aula, a Milano, aveva ipotizzato uno "scambio di persona", sostenendo che qualcuno avrebbe potuto violare e utilizzare il suo account, anche perché tra il 2019 e il 2020 gli era scomparso un telefono.

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I reati contestati

Le accuse comprendono frode telematica, furto di identità, associazione a delinquere e accesso non autorizzato a computer protetti (pena massima: vent'anni). L'Ambasciata americana a Roma aveva informato le autorità italiane dell'arrivo di Xu con un volo da Shanghai. Il 33enne avrebbe spiato - insieme a un team di hacker connazionali, alcuni identificati altri no - università, immunologi e virologi, in particolare dell'Università del Texas, a partire dal febbraio 2020, all'inizio della pandemia. Avrebbe, inoltre, partecipato a "una campagna di intrusione informatica su larga scala" attribuita alla Repubblica popolare cinese, nota come "Hafnium",  che avrebbe preso di mira migliaia di computer in tutto il mondo per ottenere informazioni su "varie politiche del governo statunitense".

Le intrusioni del 2020

Verso la fine del 2020, Xu e altri avrebbero "sfruttato falle informatiche presenti nel software Microsoft Exchange Server" relativo ai messaggi di posta elettronica, per colpire uno studio legale e altre entità. Nonostante la sua opposizione all'estradizione, i giudici italiani non hanno ritenuto credibile la sua versione.

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