Il rapporto dell'organizzazione ambientalista rivela che le mancate riparazioni della prima copertura costruita nel 1986, subito dopo l’incidente nucleare per contenere i materiali radioattivi, potrebbe causare un rischio di cedimento
Dopo quasi quarant’anni dal disastro della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, nel 1986, un rapporto di Greenpeace rivela che ci sarebbe un rischio di crollo della struttura che protegge il reattore distrutto e un conseguente possibile concreto rilascio di radioattività nell’ambiente.
La struttura del 1986
Per contenere le radiazioni, venne costruito in fretta un “sarcofago” in cemento e acciaio attorno al reattore. Tuttavia, questa struttura era pensata come soluzione temporanea. Nel 2016 è stata quindi realizzata la Nuova Struttura di Confinamento Sicuro, una gigantesca cupola metallica costata circa 1,5 miliardi di euro, progettata per isolare definitivamente il sito e consentire lo smantellamento graduale del reattore.
La guerra in Ucraina
La guerra in Ucraina ha messo a rischio la struttura, perché secondo quanto sostiene KIev l'area è stata presa di mira più volte dalla Russia. L’Agenzia internazionale per l'energia atomica ha confermato un deterioramento della struttura metallica. Il direttore generale, Rafael Grossi, ha spiegato che il sistema ha perso alcune delle sue funzioni principali, tra cui la capacità di confinamento, pur mantenendo intatti gli elementi portanti. Ma va ripristinato integralmente con una spesa che il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha stimato in circa 500 milioni di euro.
Il pericolo
Greenpeace ha rivelato che il pericolo principale riguarda il possibile collasso del sarcofago interno, che contiene ancora materiali altamente radioattivi. Secondo gli esperti, all’interno si trovano tonnellate di polveri contaminate e residui di combustibile nucleare.