Il medico e biologo molecolare statunitense rivoluzionò la comprensione della genesi tumorale e aprì la strada a terapie mirate, ricevendo il prestigioso riconoscimento nel 1989
Il medico e biologo molecolare statunitense John Michael Bishop, insignito nel 1989 del Premio Nobel per la Medicina per le sue ricerche fondamentali sui geni responsabili dello sviluppo del cancro, è morto all'età di 90 anni in un ospedale di San Francisco, in California, per le complicazioni dovute a polmonite. La notizia della scomparsa, avvenuta il 20 marzo, è stata pubblicata dal New York Times e dal Washington Post. Bishop ha rivoluzionato la comprensione della genesi tumorale e aperto la strada a terapie mirate. Nato a York, in Pennsylvania, il 22 febbraio 1936, Bishop si è laureato in medicina presso la Harvard University nel 1962. Dopo la laurea, ha lavorato per un breve periodo al Massachusetts General Hospital di Boston, per poi dedicarsi alla ricerca presso i National Institutes of Health di Bethesda, nel Maryland, concentrandosi sulla virologia e in particolare sul virus del polioma. Nel 1968 si trasferì all’Università della California a San Francisco, dove iniziò come assistente nel dipartimento di microbiologia e immunologia, diventando nel 1972 professore di microbiologia medica. È proprio durante gli anni all'Università della California che Bishop iniziò la fruttuosa collaborazione con Harold E. Varmus, che avrebbe cambiato radicalmente il modo di concepire il cancro. Negli anni 70 i due ricercatori si concentrarono sul gene src del virus del sarcoma di Rous, noto per indurre trasformazioni tumorali nelle cellule. Contrariamente all’ipotesi dominante secondo cui il gene oncogenico derivasse da un virus esterno, Bishop e Varmus scoprirono che esisteva già in tutte le cellule normali una versione omologa, chiamata c-src. Questa ricerca dimostrò che i geni responsabili della trasformazione tumorale, detti oncogeni, possono derivare da geni normali del nostro organismo (proto-oncogeni) che, a seguito di mutazioni o alterazioni, diventano cancerogeni.
Apripista per la medicina moderna dei farmaci mirati
Le scoperte dei due scienziati furono accompagnate da dettagli molecolari di grande precisione: mostrarono che le proteine codificate dai geni v-src e c-src, rispettivamente pp60v-src e pp60c-src, sono quasi identiche e condividono funzioni simili nella cellula. Grazie a tecniche immunitarie innovative, riuscirono a superare le difficoltà di isolamento della proteina pp60c-src, aprendo la strada a numerosi esperimenti e contribuendo a chiarire il meccanismo di azione degli oncogeni. Questi risultati non solo cambiarono la prospettiva sulla genesi dei tumori, ma aprirono la strada alla medicina moderna dei farmaci mirati. La comprensione che il cancro può derivare da geni cellulari mutati permise lo sviluppo di terapie che agiscono specificamente sulle cellule tumorali, come Herceptin e Gleevec, inaugurando l’era dei trattamenti oncologici personalizzati e più efficaci. Oltre alla sua attività di ricerca, Bishop ha svolto un ruolo fondamentale come dirigente accademico: è stato cancelliere dell’Università della California a San Francisco dal 1998 al 2009, guidando l’ateneo verso il riconoscimento internazionale come centro di eccellenza per le scienze biomediche. Durante la sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la National Medal of Science nel 2003, confermandosi tra i protagonisti della ricerca scientifica mondiale.