Secondo le ultime proiezioni, l'Unione è davanti con oltre il 30% dei voti. Segue Spd, grande sconfitta, che crolla al 26% (-9,7%). L'ultradestra sfiora il 20% (+11,6%). Il futuro governatore Schnieder: "Siamo tornati nel Land di Kohl"
Nel Land tedesco della Renania-Palatinato, stando alle ultime proiezioni pubblicate dalla tv pubblica Ard, la Cdu è in netto vantaggio con il 30,8% dei voti (+3,1% rispetto alle ultime elezioni regionali); la Spd crolla al 26% (-9,7%); Afd è terza con il 19,9% (+11,6%). Hanno contenuto le perdite i Verdi con l'8% (-1,3%). Secondo questi dati, resterebbero fuori tutti gli altri partiti: continua infatti l'agonia dei liberali che, finora al governo del Land, precipitano al 2,2% (-3,3%); i Fraie Waehler sono al 4,2% (-1,2%); la Linke non riesce a entrare con un 4,2% (+1,7%). La Cdu, dunque, si avvicina a una vittoria storica, espugnando una roccaforte socialdemocratica.
Esulta Schnieder: "La Cdu è tornata nel Land di Kohl"
"La Cdu è tornata nel Land di Helmut Kohl! - ha esultato il futuro governatore Gordon Schnieder -. Senza di noi qui non si governerà più". Schnieder è lo sfidante del ministro presidente Alexander Schweitzer, subentrato a Malu Dreyer dopo il suo passo indietro per motivi di salute.
Una prova per la Grosse Koalition
Senza trionfalismi, il successo della Cdu è stato registrato anche a Berlino, dove tuttavia questa vittoria risulta molto scomoda, diventando una vera e propria prova da superare per la già piccola Grosse Koalition. "È ovvio che ho la mia responsabilità", ha commentato infatti a caldo il vicecancelliere socialdemocratico Lars Klingbeil, che nell'esecutivo Merz ha la delega alle Finanze. Alla luce delle due sconfitte consecutive alle amministrative - oggi a Magonza e 15 giorni fa con un catastrofico 5,5% nel Land del Baden-Wuerttemberg - il ministro ha annunciato: "Adesso dobbiamo chiarire cose decisive", perché il problema non è affatto regionale. "Sono numeri che fanno male. Dobbiamo chiarire che noi non siamo il partito che mantiene lo status quo", ha aggiunto, "adesso dovremo portare avanti energicamente il processo delle riforme". Le sue dimissioni? Il partito affronterà un dibattito sul personale, ha concesso, ma fra la guerra e la stagnazione non è il momento di terremoti, ha fatto anche capire.