Scandalo Jeffrey Epstein, perché si chiedono le dimissioni del premier britannico Starmer

Mondo
©Getty

Il primo ministro britannico Keir Starmer è al centro di una grave crisi politica legata agli Epstein Files, che hanno riacceso l’attenzione sui rapporti tra il finanziere e alcune figure della politica internazionale. Le polemiche si concentrano su una nomina decisa dal premier dopo la sua elezione nel 2024 e hanno provocato dimissioni eccellenti, tensioni nel Partito laburista e una richiesta esplicita di dimissioni rivolta allo stesso Starmer, che però ha - per ora - escluso l’ipotesi di lasciare Downing Street

ascolta articolo

Keir Starmer sta affrontando il momento più complesso del suo mandato da quando ha riportato il Partito laburista al governo del Regno Unito. Una fase di difficoltà che si inserisce in un contesto già segnato da un calo di consenso e da crescenti pressioni politiche, e che ora mette in discussione la solidità complessiva dell’esecutivo e la tenuta della leadership del premier. 

Il ruolo centrale degli “Epstein Files”

Alla base della crisi c’è la pubblicazione di una nuova serie di documenti giudiziari negli Stati Uniti che ricostruiscono la rete di relazioni personali e istituzionali di Jeffrey Epstein. Il finanziere statunitense, condannato per reati legati allo sfruttamento sessuale di minorenni e morto suicida in carcere nel 2019, aveva mantenuto nel tempo rapporti con numerosi esponenti politici e figure di potere, anche dopo la sua condanna. La diffusione di questi documenti ha riaperto interrogativi su responsabilità politiche e valutazioni di opportunità rimaste finora sullo sfondo.

Leggi anche

Caso Epstein, la denuncia: “Nei file censurati nomi di sei uomini”

La nomina di Peter Mandelson sotto accusa

Tra i nomi emersi con maggiore evidenza figura quello di Peter Mandelson, storico esponente laburista ed ex ministro nei governi di Tony Blair. Starmer lo aveva nominato ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti nel dicembre 2024, pur essendo a conoscenza dei suoi rapporti di lunga durata con Epstein. Una scelta che, con il passare dei mesi, è diventata il simbolo delle criticità nella gestione politica del caso e ha sollevato dubbi sulla capacità del premier di valutare le conseguenze reputazionali delle sue decisioni.

Vedi anche

Starmer: mi scuso per aver creduto a bugie Mandelson

Il passo indietro dell’ambasciatore e le verifiche in corso

In seguito alla diffusione dei documenti, Mandelson è stato rimosso dall’incarico diplomatico nel mese di Settembre 2025 e ha successivamente lasciato il Partito laburista e la Camera dei Lord. Parallelamente, il Foreign Office ha avviato una revisione su una buonuscita riconosciuta dopo il suo licenziamento, mentre le autorità britanniche stanno esaminando gli elementi emersi dai file statunitensi.

Dimissioni a catena a Downing Street

La vicenda ha avuto un impatto immediato anche sull’entourage del primo ministro. A lasciare l’incarico è stato innanzitutto Morgan McSweeney, capo di gabinetto di Starmer e figura centrale nella strategia che aveva portato il Labour alla vittoria elettorale. McSweeney si è assunto la responsabilità politica della nomina di Mandelson. A breve distanza è arrivata anche la decisione del direttore della comunicazione Tim Allan di farsi da parte, ufficialmente per consentire la riorganizzazione del team di Downing Street. Secondo alcune fonti, ulteriori dimissioni ai vertici amministrativi non sono escluse.

Leggi anche

Caso Epstein, dimesso capo gabinetto Starmer

La presa di posizione del Labour Party scozzese 

A trasformare la crisi in uno scontro politico aperto è stata la posizione assunta da Anas Sarwar, leader del Partito laburista in Scozia, che ha chiesto pubblicamente un cambio di leadership. Un intervento che ha avuto un peso particolare per il momento politico in cui è arrivato e che ha messo in evidenza le tensioni interne al partito. 

 

La frattura interna e la tenuta di Starmer 

Di fronte alle crescenti pressioni, Starmer ha scelto di affrontare direttamente il gruppo parlamentare laburista. Nel suo intervento di fronte al gruppo ha riconosciuto l’errore nella nomina di Mandelson, ma ha ribadito di non avere intenzione di dimettersi. Ha inoltre difeso l’operato dei collaboratori dimissionari, insistendo sulla necessità di andare avanti per portare a termine il mandato ricevuto dagli elettori. Nonostante le critiche, una parte significativa del Labour continua a sostenere il primo ministro. I membri del governo hanno espresso compattezza attorno a Starmer, così come alcune figure di rilievo del partito, tra cui Angela Rayner, considerata una possibile futura candidata alla leadership. 

 

Le accuse dell'opposizione

Dal fronte conservatore, la leader Kemi Badenoch ha accusato Starmer di non essere in grado di gestire la crisi e di guidare efficacemente il Paese, rilanciando l’ipotesi di un cambio di leadership o di nuove elezioni. Le critiche si inseriscono in un contesto già complesso, segnato dal calo di popolarità del premier e dall’ascesa nei sondaggi del partito populista Reform UK guidato da Niegel Farage.

Potrebbe interessarti

Starmer sotto assedio, l’errore Mandelson e il rischio caduta

Mondo: I più letti