Ucciso in Libia Saif al-Isam Gheddafi, secondogenito del rais

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Il figlio prediletto del Colonnello avrebbe perso la vita nella città di Zintan in scontri fra milizie contrapposte. A darne notizia sono stati diversi media libici, citando"personalità vicine" a Saif "senza però rivelarne le circostanze". Secondo al Arabiya gli autori dell'attentato sarebbero quattro persone che lo avrebbero ferito gravemente mentre si trovava nel giardino della sua abitazione per poi fuggire dalla scena

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Saif al-Islam Gheddafi, figlio prediletto del rais Muammar Gheddafi, è stato ucciso in Libia in circostanze ancora da chiarire. A lungo considerato una delle figure politiche più influenti nel Paese dopo il 2011, ma anche tra le più divisive, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità, il 53enne Saif, il cui nome intero significa 'La spada dell'Islam', avrebbe perso la vita nella città di Zintan in scontri fra milizie contrapposte. A dare l'annuncio della sua morte sono stati diversi media libici, tra cui Libya al-Ahrar che ha citato "personalità vicine" a Saif "senza però rivelarne le circostanze". Secondo al Arabiya gli autori dell'attentato sarebbero quattro persone che lo avrebbero ferito gravemente mentre si trovava nel giardino della sua abitazione per poi fuggire rapidamente dalla scena subito dopo il raid. Un possibile agguato nell'ambito di scontri armati tra milizie locali e milizie fedeli all'ex regime di Gheddafi che sarebbero poi proseguiti per diverse ore nel pomeriggio, nella zona desertica di al-Hamada e nei pressi di Zintan. La conferma della sua morte è poi arrivata dal suo consigliere Abdullah Othman Abdurrahim.

Saif al-Islam Gheddafi in un'immagine del 2009.  Il figlio maggiore di Muammar Gheddafi, Saif al Islam, è stato nominato dagli appartenenti alla tribù del padre suo successore alla testa di quella che hanno definito "la guerra di liberazione". A darne notizia oggi è il sito web del giornale internazionale arabo Al Sharq al Awsat. Analogamente giovani di altre tribù (Warfela e Magareha) hanno designato Saif al Islam successore del padre per "la liberazione della Libia", contro "i rivoluzionari della NATO". Nel sito si precisa che allo stato attuale non si hanno notizie di dove si trovi Saif al Islam, che alcune voci davano per fuggito in Niger, altre per arrestato dal Consiglio Nazionale Transitorio libico. L'Interpol, si ricorda, ha chiesto al figlio di Gheddafi di consegnarsi, in modo che possa essere processato dala Corte Penale Internazionale dell'Aja. Gli appartenenti alla tribù di Gheddafi affermano anche, è scritto nel sito, di aver rifiutato di riconoscere il Consiglio Nazionale Transitorio libico. Infine gli abitanti della città di Bou Hadi, nel sud della regione della Sirte, luogo di nascita di Gheddafi, hanno rifiutato di firmare un documento a sostegno del Consiglio Transitorio.     ANSA/SABRI ELMHEDWI
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Gli anni segnati dalla possibile successione al padre 

Negli anni Duemila Saif al-Islam si era costruito un profilo distinto rispetto ai centri tradizionali del potere, con una forte proiezione esterna, relazioni in ambienti occidentali e un'immagine pubblica associata a "riforme" graduali e iniziative filantropiche, in particolare attraverso la fondazione legata alla famiglia. In quella fase, analisti e osservatori lo descrissero come possibile successore del padre, che contendeva al fratello Mutassim Gheddafi, e come interlocutore più spendibile con l'estero. Sul versante accademico, fu associato alla London School of Economics, anche per la vicenda dei rapporti tra l'ateneo e il sistema di donazioni e collaborazioni collegate alla Libia dell'epoca, oggetto di un'inchiesta indipendente commissionata dalla stessa università.

L'arresto nel 2011 durante un tentativo di fuga

Allo scoppio della guerra civile libica del 2011 si schierò con il padre, diventando insieme a Musa Ibrahim, portavoce ufficiale del governo, l'interlocutore privilegiato tra l'ex-governo e la stampa internazionale. Con il radicalizzarsi della guerra civile Saif al-Islam Gheddafi ha acquisito sempre più importanza come riferimento della resistenza a oltranza contro le milizie del Consiglio nazionale di transizione e contro la Nato. Dal carattere sfrontato, abile oratore, il secondogenito del Colonnello fu arrestato il 19 novembre 2011 mentre cercava di fuggire in Niger, un mese dopo la morte del padre. Dalla sua cattura i media internazionali, ma in primis gli stessi libici, hanno seguito con grande interesse il processo. Detenuto nel carcere di Zintan fino al 5 luglio 2016, nel luglio 2015 venne condannato alla pena di morte da una corte libica con l'accusa di crimini di guerra e di aver represso le proteste durante la rivoluzione del 2011. Poi, inaspettatamente le cose cambiano quando il 14 novembre 2021 annunciò la sua candidatura alle successive elezioni presidenziali libiche, mai tenute finora. Una mossa che fece nonostante fosse ancora ricercato dall'Aja.

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