La Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe chiarire oggi se Donald Trump può imporre dazi senza passare dal Congresso. La decisione è attesa perché potrebbe confermare, limitare o bocciare l’uso delle leggi di emergenza per giustificare le tariffe. Intanto oltre mille aziende hanno fatto ricorso, con rimborsi potenziali fino a 150 miliardi di dollari
Sale l’attesa per una possibile decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sui dazi voluti da Donald Trump. Oggi, 9 gennaio, i giudici potrebbero chiarire se il presidente può usare le tariffe come leva politica senza passare dal Congresso: la giornata è stata indicata come “opinion day”, anche se non è stato precisato su quali casi la Corte si esprimerà. Al centro del contenzioso c’è l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), una legge del 1977 pensata per situazioni di emergenza nazionale, che diversi tribunali inferiori hanno già ritenuto applicata oltre i limiti dell’autorità presidenziale. Tra i soggetti più coinvolti, ci sono le aziende: alcune hanno già presentato un'azione legale per essere rimborsate qualora la Corte Suprema bocci i dazi. Secondo Reuters, solo alle imprese potrebbero essere restituiti 150 miliardi di dollari.
Il verdetto sui dazi e il nodo dei poteri del presidente
Alla Corte spetta stabilire se l’impianto normativo dell’Ieepa possa essere utilizzato in modo estensivo per giustificare misure tariffarie permanenti, senza il passaggio del Congresso. In base alle ricostruzioni dei principali osservatori legali, i giudici potrebbero seguire tre strade. La prima, ritenuta la meno probabile ma non esclusa, è una conferma piena dei poteri presidenziali in materia di dazi, che legittimerebbe l’uso delle norme emergenziali come strumenti ordinari di politica commerciale. La seconda ipotesi, considerata la più realistica, è una soluzione intermedia: mantenere valide le tariffe già imposte, ma fissare limiti più stringenti per il futuro, chiedendo un maggiore coinvolgimento del Congresso o una motivazione più circostanziata legata all’emergenza nazionale. La terza opzione è una bocciatura più netta dell’uso estensivo dell’Ieepa, che aprirebbe la strada a ricorsi e a possibili rimborsi.
I ricorsi di oltre mille aziende
A rendere il quadro ancora più rilevante è l’allargamento del fronte giudiziario. Secondo Bloomberg, oltre mille aziende hanno ormai presentato ricorsi contro i dazi imposti dall’amministrazione Trump, trasformando quella che era iniziata come una singola causa pilota in un contenzioso esteso che coinvolge ampi settori dell’import e della distribuzione.