Trump, oggi l’udienza per il caso Stormy Daniels. Niente manette e foto segnaletica

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Il tycoon è il primo ex presidente a essere incriminato penalmente negli Stati Uniti: l’udienza è fissata per le 14.15 locali (le 20.15 in Italia). I capi di accusa sarebbero 34, fra i quali falsificazione di documenti aziendali. Secondo i media americani, il giudice consentirà l'ingresso in aula dei fotografi ma vieterà alle telecamere di riprendere l'udienza. Nella Grande Mela misure di sicurezza eccezionali, con 35mila agenti, l'Fbi mobilitato, barricate e strade chiuse intorno al tribunale e alla Trump Tower

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New York blindata per il giorno dell’incriminazione di Donald Trump in relazione al caso Stormy Daniels. Il tycoon è il primo ex presidente della storia a essere incriminato penalmente negli Stati Uniti: l’udienza è fissata per le 14.15 locali (le 20.15 in Italia). Secondo indiscrezioni, all’ex inquilino della Casa Bianca saranno risparmiate manette e foto segnaletica. I capi di accusa sarebbero 34, fra i quali falsificazione di documenti aziendali. E secondo un sondaggio della Cnn, il 60% degli americani approva l’incriminazione. E Trump attacca il procuratore di Manhattan Alvin Bragg: dovrebbe “dimettersi” ed essere “incriminato”.

Sì ai fotografi ma nessuna telecamera

Secondo quanto riportato dai media americani, il giudice Juan Merchan consentirà l'ingresso in aula dei fotografi ma vieterà alle telecamere di riprendere l'udienza. I fotografi saranno ammessi nei corridoi ma in aula potranno scattare foto solo prima dell'udienza. Il giudice inoltre potrebbe imporre a Donald Trump di non parlare della sua incriminazione durante la campagna elettorale, circostanza che secondo i suoi legale potrebbe “infiammare ancora di più il caso”.

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L’arrivo di Trump a New York

Trump è arrivato ieri a New York ed è andato alla sua Trump Tower sulla Fifth Avenue. Il tycoon ha preferito entrare da un'entrata laterale sulla 56esima strada limitandosi a fare un cenno di saluto ai pochi sostenitori che lo aspettavano da ore, poi si è confrontato con i suoi consiglieri legali. L’ex presidente ha assunto un nuovo legale, Todd Blanche, avvocato per reati di colletti bianchi e fino a poco tempo fa partner nello studio Cadwalader, Wickersham & Taft: il legale ha lavorato in passato alla procura di Manhattan e ha rappresentato Paul Manafort, l'ex manager della campagna di Trump, e Igor Fruman, ex alleato di Rudy Giuliani.

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New York blindata, appelli alla calma

La Grande Mela vive ore di tensione per il timore di proteste violente o di scontri tra i fan del tycoon e i suoi oppositori. Per questo sono state prese misure di sicurezza eccezionali, con 35mila agenti in divisa a pattugliare la città, l'Fbi mobilitato, barricate e strade chiuse intorno al tribunale e alla Trump Tower. Anche la Casa Bianca sta “seguendo da vicino” la situazione ed è “in contatto con le autorità locali e statali nel caso ci sia bisogno”, ma non ha indicazioni di “credibili minacce specifiche”. Stessa rassicurazione dal sindaco di New York Eric Adams e dai vertici della polizia cittadina, che però hanno avvisato: “Non sarà tollerato alcun atto di violenza, chiunque violi la legge sarà arrestato”. Per ora non ci sono stati episodi da segnalare, forse anche per gli inviti alla calma degli alleati dell'ex presidente. Ma a mezzogiorno (ora italiana), due ore prima dell'udienza, il club dei giovani repubblicani di New York ha organizzato un “Rally for Trump” al quale parteciperà anche la deputata cospirazionista Marjorie Taylor Greene, una pretoriana del tycoon. L'appuntamento è al Collect Pond Park, il piccolo parco di fronte al tribunale. Trump invece ha dato appuntamento al suo popolo a Mar-a-Lago in serata (nella notte italiana), quando terrà un discorso che darà la linea alla sua campagna sull'incriminazione.

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La vicenda e cosa rischia Trump

Il caso ruota intorno ai 130mila dollari pagati alla pornostar Stormy Daniels perché non rivelasse durante la campagna del 2016 la sua relazione di dieci anni prima con il tycoon. Una somma pagata dall'allora avvocato - e ora super teste - Michael Cohen su disposizione di Trump, che lo avrebbe rimborsato con fondi aziendali sotto la falsa voce “spese legali”, violando anche la legge sui finanziamenti elettorali. Il rischio è un’ammenda, nel caso sia considerato un misfatto, o da 1 a 4 anni di carcere se classificato come reato.

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