Gb, la Corte ordina di staccare la spina ad Archie, il 12enne in coma da mesi

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Diminuiscono col passare delle ore le possibilità di tenere in vita il 12enne in coma dallo scorso aprile. Nulla da fare per la richiesta dei genitori, che avevano contestato la "violazione del diritto internazionale"

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Tra le proteste dei genitori, si avvicina al capitolo conclusivo la vicenda di Archie Battersbee, il 12enne inglese da mesi in coma dopo essere stato trovato privo di conoscenza in casa lo scorso 7 aprile e da allora ricoverato asl London Royal Hospital. 

Via libera dopo tre gradi di giudizio

La Corte d'Appello britannica ha, infatti, fissato per domani 2 agosto a mezzogiorno l'attuazione del via libera alla fine del sostegno vitale, già autorizzata in tre gradi di giudizio dalla giustizia britannica. I genitori di Archie, Hollie e Paul, che credono ancora in un possibile risveglio a dispetto delle aspettative dei medici londinesi, erano tornati a rivolgersi alla Corte per consentire un esame del caso da parte del Comitato Onu per i diritti delle persone con disabilità (Unrpd).

Respinta la richiesta della famiglia

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Lo stesso comitato ha accettato nei giorni scorsi di valutare il ricorso urgente presentato dalla famiglia: attraverso il governo britannico aveva sollecitato a sua volta i giudici a congelare l'iter in attesa di una pronuncia.

La Corte, tuttavia, si è limitata a posticipare l'attuazione della decisione di staccare la spina da oggi pomeriggio, come inizialmente previsto, a domani. Un'indicazione fortemente contestata dai genitori, dopo che un loro avvocato l'aveva paventata come potenziale "violazione del diritto internazionale".

L'attacco della madre ai giudici

Il collegio chiamato a pronunciarsi ha stroncato la richiesta, negando alcun ruolo giurisdizionale nel Regno Unito al Comitato Onu per i diritti delle persone con disabilità. E ha concesso a mamma Hollie e papà Paul meno di 24 ore per verificare la possibile ammissibilità del caso presso istituzioni giudiziarie internazionali riconosciute (come la Corte europea di Strasburgo per i diritti dell'uomo, che peraltro già in passato ha rigettato ricorsi analoghi delle famiglie); o altrimenti lasciare che i medici procedano a interrompere la ventilazione assistita che tiene in vita Archie.

La madre di Archie, Hollie Dance, sostenuta da gruppi pro life, aveva in precedenza denunciato il rifiuto di concedere un proroga sostanziale come un abuso, tornando a puntare il dito contro medici e giudici: entrambi erano stati accusati di ignorare persino nelle forme il dolore straziante della famiglia, e di aver redatto per iscritto una sorta di "ordine di esecuzione" modello condanna a morte.

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