Migranti Ruanda, volo per il rimpatrio sospeso dalla Gran Bretagna

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Il piano del governo britannico per il momento è fallito, ma il governo di Boris Johnsono sta preparando già un altro volo per rimpatriare  i rifugiati in  Ruanda dopo quello bloccato dalla Corte dei diritti umani 

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Continuano le polemiche nel Regno Unito all’indomani della decisione della Corte europea per i diritti umani di bloccare il volo charter diretto in Ruanda con sei profughi a bordo. Su quel volo, oltretutto pagato dai contribuenti britannici per un valore stimato di 500 mila sterline, inizialmente dovevano salire 37 persone, ma una serie di ricorsi legali hanno ridotto il numero a sei. Il piano del governo per il momento è fallito anche se Boris Johnson sta pensando di cambiare la legge sui diritti umani per poter procedere col progetto di mandare in Ruanda i rifugiati e non ha escluso il ritiro del Regno Unito dalla Convenzione europea.

Principe Carlo definisce il piano “spaventoso”

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Un piano quello di mandare in Ruanda chi cerca di arrivare nel Paese attraversando il canale della Manica in barca, ampiamente criticato non solo da giuristi, attivisti e arcivescovi ma anche dal principe Carlo, che lo ha definito "spaventoso". La ministra del Lavoro e Pensioni, Therese Coffey, ha fatto sapere che il governo è "sorpreso e deluso" dalla sentenza, ma che "gli avvocati del ministero dell'Interno stanno già lavorando ai passi successivi". Il ministro dell'Interno Priti Patel ha confermato che "I preparativi per il prossimo volo iniziano ora". 

Ministro Patel : il Regno Unito è un paese generoso e aperto

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Patel ha sottolineato che la Corte non ha definito il piano illegale e ha affermato che il Regno Unito è "un Paese generoso e aperto" la cui capacità di aiutare i rifugiati "viene minata dalle persone che arrivano illegalmente nel Paese" e spesso "pesano sui servizi pubblici" o sono coinvolti in "gang criminali". "Il Regno Unito e il Ruanda hanno mostrato un modo di andare avanti nell'affrontare il problema dell'immigrazione", ha aggiunto Patel che si è detta "rattristata" dal modo in cui la nazione africana è stata "presentata in modo distorto" dai media. Il ministro ha quindi accusato i laburisti di "non avere una soluzione al problema delle persone che attraversano la Manica su piccole imbarcazioni" in quanto "non credono nella necessità di controllare le frontiere". 

La Corte europea per i diritti umani

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La Corte europea per i diritti umani è un organo giurisdizionale internazionale. E' stata infatti istituita nel 1959 per assicurare l'applicazione e il rispetto dei diritti umani fondamentali e vi aderiscono tutti i 46 membri del Consiglio d'Europa. Sebbene abbia sede a Strasburgo la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo non fa parte dell'Unione Europea. La Corte può conoscere sia ricorsi individuali sia ricorsi da parte degli Stati contraenti in cui si lamenti la violazione di una delle disposizioni della Convenzione o dei suoi protocolli addizionali. Le domande sono ammissibili solo una volta esaurite le vie di ricorso interne secondo quanto prevede la stessa convenzione.

 

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