Elezioni, in Ungheria Orban conquista 4° mandato. In Serbia confermato il filo-russo Vucic

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Gli ungheresi sono stati chiamati al voto per le elezioni parlamentari e per il referendum sulla legge anti-Lgbt+. Alle 19 è iniziato lo spoglio: i risultati definitivi sono attesi lunedì, ma al 53% dei voti scrutinati il partito Fidesz di Orban è in netto vantaggio. In Serbia i seggi sono rimasti aperti dalle 7 alle 20 per le 3 elezioni in programma in contemporanea: parlamentari anticipate, presidenziali e amministrative in 14 comuni, fra cui la capitale Belgrado. Anche qui il presidente uscente Vucic è in testa

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Giornata di voto in Serbia e Ungheria. In Serbia i seggi sono rimasti aperti dalle 7 alle 20 per le tre elezioni in programma in contemporanea: parlamentari anticipate, presidenziali e amministrative in 14 comuni, fra cui la capitale Belgrado. In Ungheria si è votato invece per le parlamentari e per il referendum sulla legge anti-Lgbt+. In entrambi i Paesi si va verso la riconferma degli uscenti Aleksandar Vucic e Viktor Orban.

Riconferma di Viktor Orban in Ungheria

In Ungheria i seggi hanno chiuso alle 19 e l'affluenza è stata del 70% circa degli aventi diritto, meno delle previsioni della vigilia. Dopo la chiusura è cominciato lo spoglio, con i risultati definitivi attesi per lunedì mattina. Sono bastati però i risultati parziali a far decretare la vittoria del partito Fidesz di Viktor Orban, in netto vantaggio, con oltre il 58% dei voti, che gli porterebbero 134 seggi in Parlamento, contro il 32,2% di Marki-Zay che otterrebbe 58 seggi; 7 i seggi per l'estrema destra con il 6,5%. 

 

Il leader dell'opposizione Zay riconosce la sconfitta

Il leader dell'opposizione ungherese, Peter Marki-Zay, ha riconosciuto la sconfitta. "In

questo sistema ingiusto e disonesto non potevamo fare di più", ha commentato. "Abbiamo provato con tutte le nostre forze, ma non siamo riusciti a raggiungere il nostro obiettivo", ha

aggiunto, dando la colpa alla forza della propaganda governativa, che ha segnato la campagna elettorale. 

Verso la riconferma di Aleksandar Vucic in Serbia

In Serbia i seggi si sono chiusi alle 20. L'ultimo dato sull'affluenza reso noto dalla commissione elettorale è relativo alle 18, quando la partecipazione era del 50,8% e quindi già superiore rispetto a quella finale del 48,9% registrata nelle precedenti legislative del giugno 2020. Anche in questo caso,  sono stati sufficienti i dati parziali  per far decretare la vittoria  del presidente uscente Aleksandar Vucic, in testa con il 71,26% dei voti. Anche per le parlamentari anticipate è in testa il Partito del progresso serbo (Sns, conservatore) del presidente Vucic con oltre il 50% delle preferenze. Seguono il Partito socialista serbo (Sps) di Ivica Dacic con il 13,17% e il cartello dell'opposizione Uniti per la vittoria della Serbia con il 6,9%.

Le elezioni in Serbia

In Serbia i grandi favoriti della vigilia per le tre consultazioni erano il presidente uscente Aleksandar Vucic, che secondo le previsioni dovrebbe conquistare un secondo mandato già al primo turno, e il suo Partito del progresso serbo (Sns, conservatore), forza di maggioranza nel Paese, che tutti i sondaggi davano vincitore con largo margine sia alle legislative che alle elezioni locali. Al voto hanno partecipato anche le forze di opposizione, che avevano boicottato le ultime legislative del giugno 2020 per protesta contro 'l'autoritarismo' di Vucic. Diciannove le liste in lizza per le legislative, mentre i candidati alla carica di presidente erano otto, tre dei quali donne. L'unico in grado di avvicinarsi a Vucic, secondo gli esperti, era Zdravko Ponos, ex capo di stato maggiore dell'esercito, candidato del cartello di opposizione 'Uniti per la vittoria della Serbia'. I 6,5 milioni di elettori potevano votare in più di 8.200 seggi, nel rispetto delle misure anti-Covid. I serbi del Kosovo, per il rifiuto di Pristina a organizzare le elezioni sul proprio territorio, hanno votato in quattro località del Sud della Serbia. A monitorare le operazioni di voto c'erano gruppi di osservatori di Osce, Consiglio d'Europa e Parlamento europeo.

Le elezioni in Ungheria

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In Ungheria il premier Viktor Orban doveva vedersela con il fronte delle opposizioni guidato dal conservatore Peter Marki-Zay e costituito da 6 partiti di diverso orientamento, uniti dal comune intento di mettere un punto alla stagione della democrazia illiberale del premier uscente.  Per monitorare il corretto svolgimento del voto, l'Osce aveva mandato degli osservatori. Ciò nonostante, una Ong ha segnalato alcune irregolarità. Domenica 3 aprile il Paese è stato chiamato a esprimersi anche sulla legge che vieta "la promozione dell'omosessualità". Legge definita "una vergogna" dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che è valsa all'Ungheria l'avvio di una procedura d'infrazione, ultimo capitolo di un lungo braccio di ferro tra Budapest e Bruxelles sullo stato di diritto.

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