Marò, Corte indiana chiude tutti i procedimenti giudiziari dopo deposito risarcimento

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Versate cento milioni di rupie (oltre un milione di euro) alle famiglie delle vittime. I due militari, impegnati in una missione antipirateria, erano accusati di aver ucciso nel 2012 due pescatori indiani, al largo delle coste del Kerala. Di Maio: "Grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda"

La Corte Suprema indiana ha ordinato la chiusura di tutti i procedimenti giudiziari nel Paese a carico di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò coinvolti nella morte di due pescatori indiani nel 2012. Lo fa sapere il commissario dell'Ue Paolo Gentiloni in un tweet in cui posta un articolo di un giornale indiano sulla notizia del deposito del risarcimento italiano e scrive: "Si chiude il caso con l’India. Un successo della diplomazia italiana". Secondo quanto riferiscono i giornali di New Delhi, la Corte chiede che l'Italia deve immediatamente avviare un processo contro i due marò. La chiusura del procedimento, all'origine di una lunga controversia fra i due Paesi, è stata decisa dopo che l'India ha accettato l'arbitrato internazionale dell'Unclos (United Nations Convention on the law of the sea), che ha la giurisdizione sui militari della marina italiana. "Chiusi tutti i procedimenti giudiziari in India nei confronti dei nostri due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre - ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri Luigi Di Maio - Grazie a chi ha lavorato con costanza al caso, grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda".

La moglie di Latorre: "A lui è stato imposto il silenzio"

Dalla moglie di Massimiliano Latorre, Paola Moschetti, arrivano però parole dure: "Da 9 anni sono costretta a parlare a nome di mio marito. A lui è stato fatto esplicito divieto di parlare pena pesanti sanzioni. Non può nemmeno partecipare a qualsiasi manifestazione pubblica. È vincolato al segreto. È ora di chiedersi perché le autorità militari vogliono mantenere il segreto su ciò che sa e vuol dire. Quello che so è che per la politica italiana siamo stati carne da macello. Presto Massimiliano si presenterà alla procura di Roma".

Il risarcimento versato dall'Italia

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La Corte Suprema indiana aveva rinviato la chiusura del caso lo scorso 19 aprile perché l'indennizzo di cento milioni di rupie (circa 1,1 milioni di euro) che l'Italia doveva versare alle famiglie delle vittime non era stato ancora depositato. Nel corso dell'udienza del 19 aprile, che era stata presieduta dallo stesso presidente della Corte - Sharad Arvind Bobde - il procuratore generale dello Stato, Tushar Mehta, aveva dichiarato che "l'Italia ha avviato il trasferimento di denaro", aggiungendo però che la somma non era ancora disponibile. Il nove aprile scorso la Corte aveva deciso che il caso sarebbe stato chiuso solo dopo il deposito del risarcimento pattuito.

Il caso marò

I due militari erano accusati di aver ucciso nel 2012 due pescatori indiani, al largo delle coste del Kerala: i fucilieri, che erano impegnati in una missione antipirateria a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie, videro avvicinarsi il peschereccio Saint Antony e, temendo un attacco di pirati, spararono alcuni colpi di avvertimento in acqua. A bordo della piccola imbarcazione, però , morirono i due pescatori Ajeesh Pink e Valentine Jelastine, e rimase ferito l'armatore del peschereccio, Freddy Bosco. Dopo un lungo contenzioso, nel luglio del 2020 il tribunale internazionale dell'Aja, che aveva riconosciuto "l'immunità funzionale" ai fucilieri, aveva stabilito che la giurisdizione sul caso spettava all'Italia e aveva disposto il risarcimento alle famiglie delle vittime.

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