Covid, l’Inghilterra riapre negozi e pub: ed è subito festa

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Tiziana Prezzo

Nonostante la neve e il gelo che hanno fatto capolino di prima mattina, gli inglesi non hanno sprecato un minuto, in questa importante giornata di riaperture. La roadmap del premier Boris Johnson avanza, finora, senza intoppi (La corrispondente da Londra)

LONDRA  - Il clima è di vera festa, a dispetto delle temperature proibitive e degli otto giorni di lutto che accompagnano la nazione verso il funerale del principe Filippo, previsto per sabato prossimo. L’Inghilterra non si è fatta scoraggiare dalla neve e si è svegliata prima del solito, nel giorno in cui hanno riaperto tutti gli esercizi non essenziali, le palestre, gli zoo e i parchi a tema, e soprattutto, i ristoranti e pub all’aperto (QUI LE FOTO).
 

Cominciamo il nostro giro di prima mattina, partendo da Earls Court, elegante quartiere centrale, a pochi passi da Hyde park.
 

Molti parrucchieri, come i titolari dei centri estetici, hanno tirato su la saracinesca alle 6 del mattino e hanno liste di attesa lunghissime: anche 1500 clienti, ci dice uno di loro, da soddisfare il prima possibile lavorando 7 giorni su 7, ben oltre il canonico orario di lavoro. Anche perché, mi viene spiegato, la capacità resta ridotta: nella maggior parte dei casi intorno al 65%.
 

La road map verso la libertà fissata dal premier britannico Boris Johnson procede rispettando le proprie date, confortata da una campagna di vaccinazione che ha assicurato la prima dose a oltre il 60% della popolazione adulta, e la seconda a oltre il 15%. Decessi e contagi appaiono chiaramente sotto controllo. Ma proprio il clima di euforia che si respira può essere insidioso.

Ci spostiamo a Covent Garden: all’ora di pranzo non c’è un tavolino libero. C’è chi mangia, chi sorseggia un cocktail. E poco importa se il termometro alle 12 segna 6 gradi: a scaldare basta l’atmosfera, lo spettacolo degli artisti di strada come ai tempi prima della pandemia. Di distanziamento sociale se ne vede poco. E questo, almeno un po’, deve preoccupare, perché a tutt’oggi nessuno sa per quanto tempo è garantita la copertura dei vaccini o degli anticorpi sviluppati dall’aver contratto la malattia. Non a caso, benché ci siano pochi dubbi sul fatto che sia stata la campagna di vaccinazione a fare la differenza, da Johnson arriva l’avvertenza a continuare a seguire le norme del distanziamento sociale, a pulire ripetutamente le mani e a indossare la mascherina in tutti i luoghi chiusi.

Il Regno unito teme una terza ondata della pandemia in arrivo dall’estero. Per questo i voli verso l’Europa e gli altri continenti restano proibiti se non per motivi di assoluta necessità. Ma non potrà essere così ancora per molto tempo. I britannici scalpitano pensando a un’estate sulle spiagge di Spagna, Grecia e Turchia e il settore del turismo, così come quello del trasporto aereo fanno sempre più pressione per allentare le restrizioni ancora vigenti.

In attesa di capire che cosa accadrà in un non lontano futuro, i londinesi preferiscono berci su. Arriviamo a Carnaby street per l’ora dell’aperitivo. E che sia un pub inglese o uno irlandese, fa poca differenza: nessun posto a sedere, dei tavolini all’aperto, rimane vuoto oltre il tempo di pulirlo, tra un cliente e l’altro. E chi non arriva in tempo, attende quietamente in fila. In perfetto stile british.

Shoppers queue outside a Nike store in central London as coronavirus restrictions are eased across the country on April 12, 2021. (Photo by Glyn KIRK / AFP) (Photo by GLYN KIRK/AFP via Getty Images)

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