Lipa, migliaia di persone bloccate al confine con la Croazia: il viaggio di Sky Tg24

Mondo

Monica Napoli

Il fango negli spogliatoi, le docce chiuse con delle coperte, i lavandini quasi inutilizzabili, bagni chimici all’aperto e in condizioni igieniche inesistentila neve che cade copiosa sulle tende e le temperature rigide. Queste immagini - inedite - mostrano le condizioni in cui vivono le 900 persone alloggiate nella tendopoli di Lipa allestita dal governo bosniaco dopo che è andato distrutto il campo, già in dismissione gestito dall’OIM, lo scorso 23 dicembre.

Una tendopoli tra le montagne, per raggiungerla bisogna percorrere almeno due km su una strada sterrata, che d’inverno diventa una lastra di ghiaccio.

Lipa è un piccolo villaggio della regione nord occidentale della bosnia al confine con la Croazia, la città più vicina Bihac è a circa 30 km. Poco lontano dalla tendopoli, sarà costruito il nuovo centro di accoglienza permanente che ospiterà 1.500 persone, finanziato dall’Unione Europea.

Il problema nelle tende è il freddo

La soluzione non è costruire un secondo campo sulle montagne lontano dall’umanità, dalla città, dalla gente, senza accesso ad esempio o al cibo, non possono andare in un negozio. – ci racconta Fabian, volontario della ONG NONAMEKITCHEN che opera in tutto il Paese - Abbiamo parlato con alcune persone a Lipa che avevano bisogno di comprare un giaccone per il freddo, hanno dovuto camminare cinque ore per andare a Bihac”.

 

Il problema delle tende è il freddo” ci dice Mohamed, 17enne pakistano, uno dei tanti minori non accompagnati che dovrebbero essere altrove e invece restano per strada o nei campi destinati agli adulti.

 

Davanti alla tendopoli incontriamo Mohamed Yassi, ha 27 anni, ha lasciato il Pakistan tre anni fa e ha attraversato, camminando, almeno 4 paesi prima di arrivare qui. fra freddo arrivano aiuti ma non bastano. “Io sono riuscito a recuperare una giacca adeguata ma non tutti riescono” ci spiega una volta superato il blocco della polizia, cerca aiuto per un suo connazionale che non parla inglese e che ha diversi problemi di salute.

Chi porta gli aiuti nel campo di Lipa

A portare aiuti sono le ONG di diversi Paesi. Le persone restano in fila, in attesa, davanti alle tende della Croce Rossa anche per ore.

Oltre 88 milioni di euro sono stati stanziati dall’Unione Europea per aiutare la Bosnia nella gestione dell’immigrazione. 3,5 milioni, il 3 gennaio scorso. 5 i centri in tutta il paese, circa 6000 le persone all’interno ma sono quasi 3000 quelle senza una sistemazione, che dormono nei boschi, nei capannoni e in palazzi abbandonati, alcuni in vecchi autobus. La maggior parte arriva dal Pakistan Afghanistan e Bangladesh.

Le tendopoli tra gli alberi, in condizioni igieniche inesistenti

A Velika Kladusa, 80km da Lipa, si trovano diverse tendopoli tra gli alberi.

Non esistono bagni, si lavano nei ruscelli, le loro tende sono teloni di plastica poggiati su rami, i loro vestiti restano stesi sugli alberi, si riscaldano con il fuoco acceso in vecchi bidoni.

Fa freddo sia di notte che di giorno, spesso quando andiamo a dormire piove nelle tende”. Sono una sessantina e arrivano tutti dal Bangladesh, si aiutano e si supportano come una famiglia, tutti hanno tentato di oltrepassare la frontiera e raggiungere l’Europa.

Le violenze subìte alla frontiera

Chiacchieriamo con loro, ci raccontano delle violenze subìte alla frontiera.

Come Isisk, ingegnere meccanico, costretto a fuggire dal suo Paese - il Bangladesh -, ma lì vorrà tornare quando si potrà, lì lo attende la sua famiglia.

“Eravamo nella foresta, mentre stavamo camminando poi correndo i cani ci hanno fiutato e la polizia croata ci ha fermato – ci racconta - quando ci hanno preso ci hanno prima controllato, hanno controllato il telefono poi ci hanno buttato le scarpe, le giacche e i cappelli nel fuoco. Dopo hanno iniziato a picchiarci, a prenderci a pugni. La polizia croata è un problema, molto pericolosa, sta uccidendo i diritti umani”

Vogliono andare in Europa, per una vita sicura

Vuoi andare in Italia?” chiedo. “Non ho nessun Paese in mente, so che in Europa si vive bene ovunque, sono Paesi sicuri e io voglio solo una vita sicura” risponde deciso. Ha speso finora 15.000 euro per cercare di arrivare in Europa ed è disposto a spenderne ancora pur di salvarsi la vita.

 

Temono di andare a Lipa perché ritirano i documenti ci spiegano e non vogliono rischiare perché il sogno resta una vita diversa. 

 

Alcuni ce l’hanno fatta, altri sono stati respinti e sono tornati qui – ci dice un amico di ISISK, 37 anni, anche lui è stato respinto ma ci riproverà: “C’erano 400 500 persone in questo campo fino a qualche tempo fa. A marzo provo ad andare di nuovo, mi metto in cammino verso Croazia, Slovenia per arrivare in Italia”.

"Perché queste persone devono stare in queste condizioni?"

Delle violenze subite portano i segni. Nel bosco, tra le tende, incontriamo Gherard Trebert, medico di una piccola ong tedesca. È partito dopo aver visto le immagini in tv.

“Qui ci sono 60 persone, a Bihac in una fabbrica ce ne sono 100, in un altro palazzo altri 100. Hanno diverse malattie croniche e disturbi. Mi chiedono cosa posso fare per loro in questa situazione ma anche perché devono stare in queste condizioni. E lo penso anche io: è impossibile, incredibile”.

Migranti e rifugiati sono un problema per la cittadinanza bosniaca

La presenza di migranti e rifugiati è un problema per gran parte della cittadinanza bosniaca. In particolare in alcune aree, come a Velika Kladusa dove sono arrivati a differenziare gli autobus, e loro possono viaggiare solo di notte e solo in alcune tratte.

 

Le famiglie e i minori non accompagnati sono divisi nei diversi centri, a Bihac c’è il campo di Sedra aperto due anni fa, anche qui come a Lipa opera la ong italiana Ispia che ci raccontab della enorme differenza tra le due realtà: “a Sedra l’atmosfera è migliore rispetto a Lipa dove è un disastro”.

 

Tra due mesi inizieranno i lavori per il nuovo centro, migliaia di persone restano al freddo di un inverno ancora lungo.

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