Usa 2020, in Nord Carolina riflettori puntati sul voto dei neri

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Giovanna Pancheri

Giovanna Pancheri

La Carolina del Nord appoggiò Barack Obama nel 2008, grazie anche alla grande partecipazione al voto della comunità afroamericana che poi, però, negli appuntamenti elettorali successive non si è mobilitata a sufficienza, ma quest’anno si rivedono i segnali di una maggiore mobilitazione.

“Mettiamoci in buoni guai: Vota!” recita la scritta sulla spilletta appuntata sul bavero del Reverendo Tony Spearman, prendendo in prestito uno slogan portato al successo dal suo caro amico John Lewis, il deputato dela Georgia scomparso nel luglio scorso, icona delle battaglie per i diritti civili. Anche Spearman è uno storico attivista della Carolina del Nord dove i suoi sforzi negli ultimi anni si sono concentrati soprattutto sulla sensibilizzazione degli afroamericani al voto. Compito facile nel 2008 quando si candidò per la prima volta Barack Obama, ma quell’entusiasmo si è esaurito presto. «Ci siamo riaddormentati già durante le elezioni di metà mandato de 2010 - spiega il Reverendo al margine di un evento organizzato dalla sua associazione alle porte di Charlotte -. Nel 2008 quando Barack Obama vinse credevamo che il cambiamento fosse arrivato e che le nostre vite sarebbero cambiate per sempre… Abbiamo fatto l’errore di dimenticarci da dove venivamo». Ma Spearman è fiducioso guardando al 3 novembre e soprattutto ai numeri importanti del voto via posta e del voto anticipato che preannunciano una partecipazione molto più importante della comunità nera rispetto a quattro anni fa. Una cosa non di poco conto in uno Stato quest’anno di nuovo in bilico, in cui gli afroamericani sono oltre il 20%. L’elettorato nero deve presentarsi in massa alle urne, però, se vuole aggirare gli infiniti ostacoli burocratici e i cavilli legali messi a punto negli anni grazie alla complessa, ma efficace pratica del gerrymandering che permette di disegnare i distretti elettorali ogni 10 anni a chi detiene la maggioranza dell’Assemblea Generale dello Stato. Nel 2011 la avevano i Repubblicani che hanno tagliuzzato la Nord Carolina, costruendo la cartina elettorale per inglobare le zone con una forte presenza afroamericana in distretti molto ampi così che il voto dei bianchi repubblicani surclassasse quello dei neri. Questo gli ha permesso nel 2018 di portare al Congresso 10 sui 13 deputati della Nord Carolina nonostante il loro vantaggio sui Democratici nel voto popolare fosse solo di poche decine di migliaia di preferenze. L’anno dopo, anche grazie alla spinta del governatore democratico dello Stato, Roy Cooper, una Corte Federale ha decretato come incostituzionale la precedente divisione dei distretti che sono stati in parte ridisegnati anche se poco è cambiato dato che il compito è spettato sempre ai Repubblicani rassicurati anche dal fatto che la Corte Suprema ha deciso di non decidere sulla questione. «I dirigenti repubblicani in Nord Carolina hanno preso di mira gli elettori neri con una precisione quasi chirurgica» spiega Barbara Arnwine, tra i primi attivisti nel 2011 a segnalar il pregiudizio razziale dietro alla mappatura dei distretti che verranno ridisegnati completamente solo l'anno prossimo, ma secondo lei anche con i democratici le cose potrebbero non andare meglio perché la discriminazione nei confronti dei neri non è, a suo parere, una questione politica, ma una derivazione di «un suprematismo bianco imperante». Non a caso, oltre al gerrymandering gli elettori di colore devono far fronte a tutta una serie di intimidazioni specialmente nelle zone più in bilico come la Union County dove Trump ha vinto nel 2016, ma dove i neri sono quasi il 30% dell'elettorato, un elettorato che quest'anno a differenza di 4 anni fa si sta mobilitando molto di più e anche per questo si verificano episodi come quello che racconta Sarah Jarrell: « Per il voto anticipato, sono andata nel mio solito seggio e c’erano circa un centinaio di persone in fila. L’attesa era di un’ora e quando ormai ero vicina all’ingresso, uno dei volontari che lavoravano al seggio è uscito ed ha fatto un annuncio generale in cui diceva di tenere pronta la patente e io ho capito subito che era del tutto inappropriato. In Nord Carolina se sei un elettore registrato con un partito o come indipendente non devi portare un documento di riconoscimento al seggio, non è richiesto. In tutta la mia vita non avevo mai avuto esperienza finora di un tentativo di ostacolare il mio voto in quanto nera, quindi quando mi è successo per me è stato uno shock. Spesso, finché non vivi sulla tua pelle una determinata cosa, quella cosa non ti sembra reale, ma quando mi ci sono trovata in mezzo tutto il mio corpo ha reagito, avevo i brividi. Mi sono detta questo è un palese tentativo di ostacolare il mio voto». Le minoranze e le persone che si trovano in condizioni socio economico disagiate spesso, infatti, non hanno un documento di identità come la patente o il passaporto e di fronte a richieste come quella ascoltata da Sarah potrebbero scoraggiarsi e decidere di non votare. Questioni di poco conto secondo Dan Barry che ha guidato per molti anni il Partito Repubblicano nella Contea. «Questa cosa del documento al seggio per me è sbalorditiva, perché se vado in ospedale a trovare qualcuno devo far vedere la mia carta di identità eppure per proteggere e preservare la più grande democrazia del mondo non abbiamo il diritto di chiedere un documento di identità?». Provo a spiegare a Barry che in realtà non è richiesto un documento di identità per gli elettori registrati in Nord Carolina, ma lui continua a minimizzare il problema: «Non dico che non ci sono episodi spiacevoli, ma semplicemente che non sono così tanti quanti ci vogliono fare credere i media». Quello di cui, invece, la stampa non parlerebbe a sufficienza, secondo Barry, è l'importante balzo nelle registrazioni dei repubblicani in Nord Carolina nelle ultime settimane, registrazioni cresciute a ritmi molto più sostenuti di quelle democratiche: «Credo che questo testimoni un grande sostegno per Trump nella base in Nord Carolina, una base che non viene intercettata nei sondaggi e secondo quello che vedo in giro credo che i sondaggi si stiano sbagliando di grosso». 

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