In Pennsylvania, dove è nato Biden, ma dove ha vinto Trump nel 2016

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Giovanna Pancheri

Giovanna Pancheri

Tra sicurezza, pandemia, tensioni razziali, sociali ed economiche, la Pennsylvania è uno degli Stati chiave di queste elezioni. Qui quattro anni fa a sorpresa vinse Donald Trump anche perché Hillary Clinton, rassicurata dai sondaggi, non fece molta campagna elettorale e non capì il malcontento della parte rurale ed operaia dello stato. Joe Biden riuscirà a fare di meglio?

“Ad est Philadelphia ad ovest Pittsburgh e nel mezzo l'Alabama”, così tra i lobbisti di Washington viene spiegata da sempre la Pennsylvania. Uno stato pieno di contraddizioni, ma fino a quattro anni fa con una solida certezza: qui dove è stata firmata la dichiarazione di indipendenza, dove ha vissuto fino alla morte Benjamin Franklin, dove è nato Joe Biden, il voto era saldamente democratico, almeno fino a quattro anni fa. «Sono stati fatti degli errori – ammette Robert Brady, ex deputato dem e segretario del Partito in Pennsylvania - il nostro candidato, e lo dico anche se Hillary Clinton è un’amica, in quel momento avevo dato per scontato che qui avrebbe vinto, si sentivano rassicurati e ottimisti per i sondaggi che dicevano che avrebbe vinto, ma alla fine gli unici sondaggi che contano sono le persone che vanno a votare». Errori che, secondo Brady, Biden non sta compiendo e anche per questo è convinto che la Pennsylvania quest'anno volterà le spalle a Donald Trump anche nei sobborghi e nelle periferie urbane che quattro anni fa lo hanno mandato alla casa bianca. Posti come la contea di Northampton ad un'ora di macchina da Philadelphia dove il segretario dei dem locali Matt Munsey sembra ottimista: «Quello che mi colpisce quest’anno è che mi stanno chiamando per fare volontariato nella campagna anche molti repubblicani che hanno visto i disastri degli ultimi quattro anni e vogliono essere certi che non accada più» spiega Munsey che confida di essere rimasto scioccato nel 2016 quando questa contea tradizionalmente democratica ha scelto Trump: «più che un onda è stato un vero e proprio Tsunami che non avevamo visto arrivare». Eppure anche oggi inerpicandosi per le stradine di campagna, per le cittadine dove vivono gli ex operai in questa che era tradizionalmente terra di acciaio e industrie, il Presidente ha ancora molti sostenitori convinti che come accaduto quattro anni fa i democratici si stanno facendo annebbiare dai sondaggi senza interrogarsi sulle vere ragioni che hanno guidato l'ascesa di Trump. Ce lo dice anche Richard che quattro anni fa ha votato per Trump senza dirlo a nessuno, né ai vicini, né ai suoi ex colleghi blue collar quest’anno invece davanti a casa sventolano due enormi bandiere: una americana e una della campagna di Trump: «vincerà anche quest’anno sia qui che a livello nazionale e io lo rivoterò perché lui è un uomo d’affari e non un politico e

solo qualcuno come lui può risolvere quello che Obama ci ha fatto in 8 anni, 8 anni che non riavremo mai….Trump ha già fatto molto e se non fosse stato per la pandemia si immagina quanto staremmo bene?». E poi c'è la questione sicurezza che è molto sentita «soprattutto nei sobborghi dove hanno visto tra lockdown e pandemia la violenza salire a Philadelphia e a Pittsburgh» assicura Liz Havey che rappresenta il partito repubblicano nella contea di Montgomery, una contea rimasta democratica quattro anni fa, ma dove ora i repubblicani, sostiene Havey, sono ancora più motivati di quattro anni fa. Ma a far pendere la bilancia a favore dei democratici, come raccontano anche i sondaggi che vedono tutti Biden dai sei agli otto punti avanti a Trump in Pennsylvania (un margine ben più ampio di quelli della Clinton nel 2016), ci sono anche le tensioni razziali e la pandemia che hanno risvegliato l'attivismo di molti democratici come Amy e Renè che incontriamo a Plum una cittadina alle porte di Pittsburgh, dove Trump ha vinto nel 2016 dopo anni di predominio democratico. Amy, che è bianca, spiega che ha deciso di impegnarsi di più in prima linea politicamente subito dopo la sconfitta della Clinton, quando sua figlia che era allora al liceo, tornò un giorno a casa da scuola e le raccontò che dei ragazzi sull’autobus avevano intimato ai loro compagni di colore di andarsi a sedere in fondo sogghignando e dicendo ad alta voce che “adesso che ha vinto Trump, funziona così”. Tra i ragazzini mandati in fondo al bus c’era anche il figlio di Renè, anche per questo dopo l’omicidio di George Floyd, le due donne hanno deciso di fondare un gruppo locale BLM con cui stanno cercando di dare filo da torcere alle autorità cittadine soprattutto sull’educazione difendendo, ad esempio, un’insegnante che il sindaco voleva cacciare dalla scuola pubblica per un post in cui sosteneva che lei, solo per il fatto di essere nata bianca, godeva di una serie di privilegi negli Stati Uniti che i neri non hanno. «Siamo anche noi le casalinghe dei sobborghi di cui parla Trump e siamo molto agguerrite» scherzano le due donne che però restano caute sulle elezioni perché, come spiega Renè: «Vedo comunque molti cartelli di Trump e grande attività su Facebook a suo, credo quindi che sia possibile che la maggioranza delle persone voti ancora per lui, ma penso anche che l’affluenza della comunità nera sarà più alta, non come ai tempi di Obama, ma comunque molti di noi sono con Biden».

La voce dei neri americani potrebbe davvero fare la differenza in Pennsylvania per Joe Biden soprattutto alla luce dei risvolti della pandemia che ha duramente colpito lo stato con oltre 150mila contagi di cui il 30% tra gli afroamericani che però rappresentano solo il 12% della popolazione. Una tragedia nella tragedia sottolinea la dottoressa Eile Standford che insieme ad alcuni colleghi ha organizzato un sistema di test gratuiti nelle aree più colpite. Noi la incontriamo mentre fa dei tamponi all’entrata della metropolitana di Market Street di fronte agli uffici del Comune di Filadelfia: «La mortalità tra i neri non si spiega solo con la

maggiore tendenza al diabete o all’ipertensione, ma deriva anche dal razzismo sistemico, dall’ingiustizia e spesso dal pregiudizio che molti operatori sanitari hanno nei confronti dei pazienti di colore, che alla fine non si fidano dei nostri ospedali e non vanno a farsi fare i test». E il coronavirus dove non ha infettato ha ridotto economicamente in ginocchio ancora una volta soprattutto la comunità afroamericana come appare evidente girando per le strade di Filadelfia o di Pittsburgh dove non si sono fermati neanche gli sfratti. Incontriamo Bill a Penn Hill appena fuori Pittsburgh di fronte ad una palazzina che ha appena cambiato proprietario e deve essere sgombrata. Lui fa la guardia ai suoi mobili che ha già portato all’esterno perché l’avviso di sfratto gli è arrivato ormai da due mesi e sa che possono venire a cacciarlo da un momento all’altro: «Il problema è che non ho un posto dove andare. Potrei andare in un rifugio per senza tetto, ma non ho trovato posto e molti ora sono chiusi, ho provato a lavorare, ma con questa pandemia non riesco… Avrei bisogno di una mano, ma so anche che tutti hanno bisogno di aiuto in questo momento». Ci accompagna a visitare quel che resta del suo appartamento dove ha vissuto per cinque anni. Bill ha ancora l'elettricità che continua a pagare per tutto il suo piano, il televisore è acceso su un canale di notizie, poi c’è un divano mangiato dagli anni, sigarette e bottiglie di birra ovunque e una cucina con il lavello pieno di piatti da lavare. Lui dorme sul divano perché la camera da letto l’ha già svuotata, a Bill sono rimaste poche speranze e ancor meno certezze tranne forse una: per chi voterà a Novembre, perché questa volta a differenza di quattro anni fa a voare ci andrà: «Ovviamente, per Joe Biden».

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