Svizzera, domenica si vota al referendum anti-immigrazione

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I cittadini saranno chiamati a esprimersi sul quesito che chiede di introdurre una modifica alla Costituzione svizzera che vieti qualsiasi trattato di libera circolazione delle persone

Gli svizzeri tornano al voto sul tema dell’immigrazione. Il progetto di legge “Per un’immigrazione moderata”, promosso dai partiti della destra nazionalista, ha l’obiettivo di chiedere l’abolizione degli accordi sulla libera circolazione delle persone sottoscritti a Berna con l’Unione Europea.

Verso una Brexit svizzera?

Sono passati 50 anni da quando, nel 1970, ci fu la consultazione che rischiò di portare all’espulsione di 300mila lavoratori italiani, respinta poi dal 54% dei votanti. La modifica proposta oggi porterebbe con sé altre conseguenze paragonabili, in un certo modo, a una Brexit svizzera, perché decadrebbe anche la possibilità per i cittadini della Confederazione di muoversi liberamente nello spazio Schengen (e a tutti i cittadini comunitari di varcare liberamente i confini elvetici). In ballo ci sono anche altri 6 accordi riguardanti per esempio l’accesso delle imprese svizzere ai mercati europei o la libertà dei trasporti.

 

Il fronte del sì

Se dovessero prevalere i sì, il governo elvetico avrebbe 12 mesi di tempo per negoziare un nuovo accordo con Bruxelles, altrimenti le frontiere si chiuderanno automaticamente entro altri 30 giorni. Questo referendum è fortemente sostenuto dal partito di destra Udc, che ritiene che sia stata ormai superata la soglia critica dell’immigrazione: il 24% delle persone attualmente residenti nel Paese sono stranieri, a cui si aggiungono i frontalieri, cioè quei lavoratori pendolari che entrano ed escono ogni giorno dalla Confederazione (oltre 60.000 solo dall’Italia). Tale situazione ha determinato un calo dei salari medi per gli svizzeri.

 

Il fronte del no

Il fronte del no ha il sostegno del governo e delle organizzazioni imprenditoriali per i quali questa modifica determinerebbe una forte crisi nel reperimento della manodopera e un calo del pil stimato tra il 3 e il 4% nel giro di una decina di anni. Le imprese perderebbero la propria competitività e gli investimenti in Svizzera diminuirebbero. Inoltre l’impatto negativo riguarderebbe anche i circa 500.000 cittadini svizzeri che oggi lavorano all’estero. Al momento nei sondaggi prevale la vittoria del no. La Confederazione non è nuova a questi referendum. Nel 2014 ce ne fu un altro che chiedeva l’introduzione di "quote" di lavoratori stranieri. Ottenne la maggioranza ma di fatto fu impossibile attuarlo. 

 

Giro di vite nel Canton Ticino

Inoltre il Canton Ticino ha avviato un’attenta e severa verifica sui permessi di residenza e di lavoro rilasciati a italiani, con perquisizioni domiciliari, appostamenti, indagini sul passato dei possessori del permesso. Tale attività ha portato a moltissime revoche con conseguenti ricorsi al tribunale amministrativo.

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