Trump Organization indagata per frode, procura: la compagnia non collabora

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In un comunicato, il procuratore generale di New York Letitia James spiega che Eric Trump, figlio di Donald, si è rifiutato di farsi interrogare nelle settimane recenti contravvenendo a un ordine di comparizione. Gli inquirenti non avrebbero altresì ricevuto "migliaia di documenti" richiesti, causando uno stallo di mesi nelle indagini. Il legale della società: "Cooperato in buona fede in ogni momento"

La Trump Organization non avrebbe fornito, contravvenendo all'ordine degli inquirenti (subpoena), "migliaia di documenti" ritenuti rilevanti a fini delle indagini per presunta frode che la riguardano. È quanto emerge da un comunicato del procuratore generale di New York Letitia James, che nel marzo 2019 ha avviato l'inchiesta civile contro la società appartenente alla famiglia di Donald Trump. Inoltre, nella nota si spiega che Eric Trump, figlio del tycoon e vice-presidente esecutivo della compagnia, si è rifiutato di farsi interrogare nelle settimane recenti, non rispettando un ordine di comparizione. Come riporta il New York Times, per la procura tale atteggiamento avrebbe causato uno stallo di mesi nelle indagini.

Il legale: "Sempre collaborato in buona fede"

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Come scrive il quotidiano americano, l'ufficio del procuratore generale dello Stato di New York ha quindi chiesto a un giudice della Corte Suprema di Manhattan di ordinare a Eric Trump una testimonianza sotto giuramento. Allo stesso modo, è stato chiesto alla Trump Organization di consegnare i documenti "ingiustamente negati" relativi a quattro proprietà della famiglia su cui gli inquirenti stanno indagando. Alan Garten, legale della compagnia, respinge le accuse di scarsa collaborazione, sottolineando che la società "ha cercato di cooperare in buona fede in ogni momento".

L'inchiesta

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Come ricorda il New York Times, il procuratore Letitia James ha avviato le indagini per presunta frode nel marzo 2019, dopo che l'ex avvocato di Donald Trump, Michael Cohen, aveva detto al Congresso che il tycoon aveva gonfiato i suoi beni nei rendiconti finanziari alle banche con l'obiettivo di ottenere prestiti, e aveva sottostimato i suoi possedimenti per ridurne le tasse sugli immobili.

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