Spagna, luoghi e simboli del re Juan Carlos a Madrid

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Monica Napoli

Passioni, luoghi e simboli del re emerito nella capitale spagnola, che ha lasciato per una destinazione ancora ignota per sfuggire alle pressioni dovute alle inchieste giudiziarie a suo carico

La fuga di Juan Carlos che ha lasciato il Paese per le pressioni dovute alle inchieste giudiziarie ha riaperto il dibattito sulla monarchia in Spagna. Da baluardo della democrazia - è sua la firma sulla Costituzione - a personaggio scomodo per gli scandali degli ultimi 10 anni che lo hanno visto protagonista (NON SOLO SPAGNA, ECCO I PAESI EUROPEI CON LA MONARCHIA)

Zarzuela

“Mio padre mi raccontava spesso di aver mangiato il primo pasto caldo durante le visite ufficiali o nelle vacanze lontano dal Palazzo reale. Era troppo distante a Palazzo la cucina dalla sala da pranzo e il cibo arrivava sempre tiepido o freddo”. Così il re emerito di Spagna, Juan Carlos spiegava il perché dopo la nomina a Re - nel 1975 - ha deciso di non trasferirsi e trasferire la propria famiglia al Palazzo Reale dove era previsto il suo arrivo. Troppo grande, dispersivo, un pericolo per il Re il cui obiettivo era preservare la propria famiglia, la serenità dei suoi figli.

 

A Palazzo Zarzuela Juan Carlos e Donna Sofia - sposini novelli - arrivano nel 1962, ed è stata per sempre la loro casa. Parlò da lì alla Nazione il 23 febbraio del 1981, Juan Carlos, sei anni dopo la morte di Franco e due anni dopo l’inizio della prima legislatura, quando un gruppo di militari della Guardia Civil fecero irruzione in Parlamento esplodendo colpi di mitraglietta, guidati dal colonnello Antonio Tejero. Un tentativo di golpe. I parlamentari furono tenuti in ostaggio per 18 ore. Il Re apparve in televisione la notte stessa e parlo alla Nazione in difesa della Costituzione e del popolo. Il suo ufficio a Palazzo Zarzuela era anche il luogo da dove si è collegato per il tradizionale discorso di Natale alla Nazione durante i 39 anni di regno.

 

Nel 2014, quando ha abdicato in favore del figlio Felipe VI avrebbe dovuto trasferirsi in quello che viene chiamato Pabellon del Principe, ma ancora una volta Juan Carlos e Donna Sofia decidono che la loro casa resta il palazzo Zarzuela. Domenica 2 agosto 2020 Juan Carlos, dopo 58 anni, ha lasciato la sua residenza per una meta ancora non conosciuta, travolto dagli scandali giudiziari. Quasi certamente non vi farà più ritorno.

Juan Carlos e il principe Felipe nei giardini della Zarzuela
Juan Carlos e il principe Felipe nei giardini della Zarzuela - ©Getty

Parlamento

La monarchia torna a Madrid dopo 44 anni. È il 22 novembre del 1975 quando Juan Carlos entra in Parlamento e presta giuramento. Nominato dal dittatore Francisco Franco nel 1969, che al futuro re chiese sul letto di morte di preservare L’Unità della Spagna, sei anni dopo, il futuro Re giura sui sacri vangeli. Le elezioni del 1977, per la prima volta dopo 41 anni gli spagnoli venivano chiamati alle urne, sancirono la vittoria del movimento nazionale di Adolfo Suarez nominato capo del governo l’anno precedente dal Re. Il nuovo Parlamento si occupò di redigere la Costituzione democratica: la Spagna diventa una monarchia costituzionale con un parlamento bicamerale. Il 27 dicembre del 1978 Juan Carlos firma la Costituzione in Parlamento, tre anni dopo con la difesa del parlamento e della Carta in risposta al tentativo di golpe ad opera del colonnello Tejero diventa per gli spagnoli diventa il garante della democrazia.

Re Juan Carlos di fronte al Parlamento
Re Juan Carlos di fronte al Parlamento - ©Getty

Plaza de Toros Corrida

“La Corrida è un bene per la Spagna che dobbiamo appoggiare”. Solo 5 anni fa il re emerito Juan Carlos tornava a difendere la tradizione spagnola della corrida, un anno dopo aver abdicato presenziava ad una corrida a San Sebastian nei Paesi Baschi dopo due anni di sospensione voluti dall’allora consiglio comunale. La Corrida divide la Spagna e gli spagnoli, in alcune Regioni non si pratica più per legge, ma re Juan carlos non ha mai fatto mistero della sua passione e del suo sostegno a quello che ha sempre definito una tradizione storica e culturale del Paese, nonostante le proteste di animalisti e associazioni. A chi negli anni gli ha chiesto se la sua presenza alle corride fosse una manifestazione di appoggio ha sempre risposto “naturalmente”. 

 

Dal 2014 fino al giorno in cui ha lasciato il Paese ha presenziato a decine di manifestazioni sportive e decine di corride. Ha festeggiato così, presenziando ad una corrida alle porte di Madrid, anche il suo ritiro dalla vita pubblica, il 2 giugno 2019, quattro anni dopo l’annuncio della sua abdicazione.

Re Juan Carlos alla corrida
Re Juan Carlos alla corrida - ©Getty

Santiago Bernabeu

“È solo un ragazzo”. Juan Carlos rispondeva così a chi gli chiedeva il perché Felipe - attuale Re di Spagna - tifasse per l’Atletico Madrid. Come ogni padre che ha una squadra del cuore, anche il re merito sperava di poter tifare insieme al figlio per i colori della sua maglia e invece nella Casa Reale spagnola il derby è andato avanti fino all’ultimo. Juan Carlos tiene al Real e Felipe all’Atletico. Super tifoso dei blancos, Juan Carlos si è visto spesso allo stadio accanto al presidente florentino perez ed era presente, come ha raccontato poi la stessa casa reale, anche ai festeggiamenti della terza Champions League vinta consecutivamente dal Real Madrid. Il re tifoso che si è fatto fotografare negli spogliatoi mentre accarezzava la coppa vinta, il re che ha chiamato Perez per complimentarsi con Cristiano Ronaldo, autore di una splendida rovesciata entrata nella storia de calcio, il re presente alle partite più importanti.

D’altra parte fu Alfonso XIII di Spagna a concedere al Madrid club de futbol il titolo di Real il 29 giugno del 1920.

Juan Carlos premia i giocatori del Real Madrid al Santiago Bernabeu
Juan Carlos premia i giocatori del Real Madrid al Santiago Bernabeu - ©Getty

Casa Lucio 

“L’immagine che conservo con più affetto è una cena del 2015, era luglio e seduti allo stesso tavolo c’erano il Re, Mariano Rajoy, Luis Zapatero, jose Maria Aznar e Felipe Gonzales, i più importanti leader del Paese a cena insieme in uno dei momenti più difficili per la Spagna. Insieme per parlare della crisi e della rinascita”. 

Javier Blazquez è il figlio di Lucio, è cresciuto e lavora nel ristorante che negli anni ha accolto capi di stato, di governo e reali. 

È come una seconda casa per il Re che qui tutti raccontano come una persona socievole e alla mano. Quando entrava salutava ogni persona seduta ai tavoli, amava il contatto con la gente. Sulle pareti ci sono le foto che ritraggono il re con Sandro Petrini la sera della finale del mondiale del 1982. 

“Il nostro ristorante non ha sale private” racconta ancora Javier che ricorda “c’era Pertini, entrò il Re e tra una battuta e una risata si sono ritrovati al tavolo insieme”. È strano pensare che forse non lo vedremo più, ci dicono. 

Hanno iniziato insieme la loro carriera, Lucio e il re emerito: l’acquisto del ristorante e l’incoronazione quasi nello stesso anno. “Era una generazione che si aiutava e si stimava. In pratica hanno vissuto insieme i momenti più importanti della vita e del Paese” racconta ancora Javier convinto che la Spagna resterà monarchica nonostante tutto.

La foto di re Juan Carlos e Pertini al ristorante Casa Lucio
La foto di re Juan Carlos e Pertini al ristorante Casa Lucio
Il ristorante Casa Lucio, Madrid
Il ristorante Casa Lucio, Madrid

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