Usa, Corte Suprema: via libera al ripristino della pena di morte a livello federale

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Con l'amministrazione Trump possono dunque riprendere le esecuzioni capitali, sospese di fatto dal 2003. Lo stesso tribunale ha però bocciato la restrittiva legge sull’aborto varata dalla Louisiana

La Corte Suprema ha dato il via libera all'amministrazione Trump per ripristinare la pena di morte a livello federale. Le esecuzioni, sulla base delle procedure annunciate lo scorso anno dal Dipartimento di giustizia, potrebbero riprendere per la prima volta dal 2003, quando furono di fatto congelate durante l'amministrazione Bush. I giudici costituzionali infatti hanno deciso di non intervenire sul ricorso presentato da quattro detenuti nel 'braccio della morte'.

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La decisione dell'Alta Corte è stata contrastata, dato che due dei giudici liberal - Ruth Ginsburg e Sonia Sotomayor - hanno dichiarato che avrebbero preso in considerazione il ricorso contro i nuovi protocolli federali proposti dal Dipartimento di giustizia. Il ministro William Barr li aveva presentati la scorsa estate, e prevedono la ripresa delle esecuzioni usando una nuova procedura basata sull'iniezione letale di un singolo farmaco, il pentobarbital. Il Dipartimento prevede quindi che il boia federale entri in azione già nel mese di luglio con tre esecuzioni in programma, mentre una quarta è prevista per agosto. Tutti e quattro i casi riguardano condannati accusati di aver ucciso bambini.

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La Corte Suprema americana ha anche bocciato la legge sull'aborto varata dalla Louisiana, una delle più restrittive di sempre che avrebbe comportato di fatto la chiusura di tutte le cliniche che praticano l'interruzione della gravidanza. Come in altri recenti casi, il presidente della Corte John Roberts, di nomina conservatrice, si è unito ai colleghi liberal.

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La Casa Bianca ha attaccato la Corte Suprema per "l'infelice sentenza" con cui "ha sminuito sia la salute delle madri che le vite dei bambini non nati demolendo la politica della Louisiana che richiede che tutte le procedure di aborto siano eseguite da individui con l'autorizzazione al ricovero in un vicino ospedale". Nella nota si legge che gli "Stati hanno interessi legittimi nel regolamentare qualsiasi procedura medica - inclusi gli aborti - per proteggere la sicurezza del paziente. Invece di valorizzare i principi democratici fondamentali, giudici non eletti si sono intromessi nelle prerogative sovrane dei governi statali imponendo le loro preferenze politiche a favore dell'aborto per annullare legittime regole sulla sicurezza dell'aborto".

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