Coronavirus, Trump dichiara l'emergenza nazionale: "Pronti almeno 50 miliardi"

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L'annuncio del presidente americano in un discorso alla nazione dalla Casa Bianca. Intanto sono oltre 1.900 i casi confermati e almeno 41 i morti negli Stati Uniti. Il tycoon garantisce: "Più test e più posti letto negli ospedali"

Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale in tutti gli Stati Uniti per contrastare il diffondersi dei contagi da coronavirus (GLI AGGIORNAMENTI - LA MAPPA INTERATTIVA - CHIUSI I TEATRI DI BROADWAY). L'annucio è arrivato in un discorso alla nazione, dalla Casa Bianca, in cui il presidente ha spiegato che, per far fronte alla crisi sanitaria, saranno stanziati almeno 50 miliardi di dollari. Al momento i contagi confermati sono oltre 1.900 e i morti almeno 41.

Piani di emergenza negli ospedali e più test

Trump ha assicurato che verrà garantita la "massima flessibilità nella lotta al virus" e ha spiegato che l'attenzione si concentrerà negli Stati più colpiti. "Chiederemo agli ospedali di preparare dei piani di emergenza", ha aggiunto il presidente. La Casa Bianca, inoltre, si impegna a garantire una maggiore disponibilità di test e posti letto. "Abbiamo stretto le collaborazioni con i privati per ampliare i centri per fare i tamponi per il Covid-19”, ha precisato il tycoon. "Vogliamo che faccia i test solo chi ha bisogno ma stiamo lavorando per fare in modo che si possano fare senza scendere dall'auto", ha poi aggiunto. L'obiettivo è quello di poter fare "5 milioni di test, se necessario, entro il mese".

I contagi negli Usa

Intanto sono 48 gli Stati Usa, più il District of Columbia, dove si trova la capitale federale Washington, che presentano casi di contagio. E le ripercussioni si fanno sentire anche sulla campagna elettorale, con la Louisiana che è diventata il primo Stato a decidere di spostare la data delle sue primarie programmate per il 4 aprile. La situazione più preoccupante si registra  a New York, dove i casi sono raddoppiati in 24 ore.

Il caso Bolsonaro

A Washington tiene banco anche il caso del presidente brasiliano Bolsonaro e del suo portavoce Fabio Wajngarten, risultato positivo ai test del Covid-19. Entrambi nel weekend scorso erano a Mar-a-Lago, la residenza di Donald Trump a West Palm Beach, in Florida, ma sia il tycoon sia il vicepresidente Mike Pence hanno finora rifiutato di sottoporsi al tampone. In Brasile alcuni media hanno riportato la notizia che il leader del Paese sarebbe risultato positivo al primo test, in attesa dei risultati di un secondo esame. Lui, però, ha smentito postando una sua foto su Facebook.

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