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Hakan Sukur, da stella del calcio turco ad autista Uber negli Usa

2' di lettura

L'ex attaccante di Galatasaray, Torino, Inter e Parma oggi vive negli Usa. In un'intervista rivela: "Erdogan mi ha tolto tutto. Guadagno guidando e vendendo libri"

Bandiera della nazionale di calcio turca, con cui ha segnato il gol più veloce della storia della coppa del mondo; un passato in Italia con Torino, Inter e Parma, con cui vinse una Coppa Italia. Ora Hakan Sukur vive "in esilio" negli Stati Uniti dove è costretto a fare l'autista di Uber. E’ lo stesso ex calciatore turco, oggi 48enne, a rivelarlo in un'intervista alla tedesca “Welt am Sonntag” attribuendo la propria rovina alla sua opposizione al regime del presidente Recep Tayyip Erdogan, che gli sarebbe costata anche il congelamento di tutti i suoi beni in Turchia.

"Erdogan si è preso il mio diritto alla libertà e quello al lavoro"

"Non mi è rimasto niente - ha spiegato - Erdogan si è preso tutto ciò che era mio: il diritto alla libertà, quello di esprimermi e quello al lavoro ". Tutto comincia nel 2008, quando Hakan Sukur, allora 37enne, decide di smettere di giocare ed è immediatamente corteggiato perché entri in politica. Ma dopo essersi unito al partito di Erdogan ed essere stato eletto nel 2011 in Parlamento, Sukur è finito nel mirino dell’attuale capo di stato turco in quanto fedelissimo di Fetullah Gulen, leader di un movimento all’inizio alleato di Erdogan ma poi additato dallo stesso come ostile. Su Sukur, come su altri appartenenti al movimento, pende un mandato d’arresto.

"Erdogan, ritorna alla democrazia, alla giustizia e ai diritti umani"

"Guadagno guidando e vendendo libri. Prima il partito mi ha invitato a beneficiare della mia popolarità, poi sono iniziate le ostilità. Hanno lanciato pietre nella boutique di mia moglie, i miei figli sono stati molestati per strada, ho ricevuto minacce dopo ogni mia dichiarazione. Quando me ne sono andato hanno rinchiuso mio padre e tutto ciò che avevo è stato confiscato. È stato un momento molto difficile per la mia famiglia. Chiunque aveva a che fare con me aveva difficoltà finanziarie". Infine un messaggio rivolto a Erdogan: "Ritorna alla democrazia, alla giustizia e ai diritti umani. Interessati dei problemi della gente. Diventa il presidente di cui la Turchia ha bisogno".

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