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Nuovo raid Usa a Baghdad, ucciso comandante filo iraniano

4' di lettura

Shibl al Zaidi, leader delle Brigate Imam Ali, sarebbe stato ucciso nella notte in un attacco aereo americano a nord della capitale dell'Iraq all'indomani del raid in cui è morto anche il generale iraniano Qassem Soleimani. Fonti americane smentiscono

Nuovo raid americano nella notte a nord di Baghdad. Secondo quanto riferito dall’emittente iraniana Press Tv, nel corso dell’attacco sarebbe stato ucciso Shibl al Zaidi, leader delle Brigate Imam Ali, milizia che fa parte delle Unità di mobilitazione popolare (Pmu) allineata con l’Iran. Con lui sarebbero stati uccisi suo fratello e cinque guardie del corpo.
Fonti delle Unità di mobilitazione popolare però hanno smentito l’uccisione di un proprio leader e hanno invece affermato che l’attacco avrebbe colpito un convoglio medico composto da almeno due veicoli e le vittime sarebbero appunto sanitari e loro collaboratori.

Trump: "Pronti a qualunque risposta sia necessaria"

Il raid giunge all'indomani dell'attacco americano vicino all'aeroporto di Bagdhad in cui è morto anche il generale iraniano Qassem Soleimani (CHI ERA), capo delle forze speciali delle Guardie Rivoluzionarie, considerato da alcuni il potenziale futuro leader del Paese (LE FOTO DELL'ATTACCO).
“Non abbiamo ucciso Soilemani per un cambio di regime o per iniziare la guerra. Ma siamo pronti a qualunque risposta sia necessaria”, ha detto Trump, sottolineando che il futuro dell'Iran appartiene al “popolo che vuole la pace, non ai terroristi”. Secondo il presidente Usa, il generale doveva essere ucciso prima. "Ha ucciso o ferito gravemente migliaia di americani durante un lungo arco di tempo e stava complottando per ucciderne molti altri... ma è stato preso!" ha twittato Donald Trump, secondo cui Soleimani "è stato direttamente e indirettamente responsabile per la morte di milioni di persone, compreso un grande numero di manifestanti uccisi di recente nello stesso Iran". "Doveva essere fatto fuori molti anni fa!".

Khamenei: "Una dura vendetta attente i criminali"

Ali Khamenei ha avvertito il presidente: “Prepara le bare”. "Il lavoro e il cammino del generale Qassem Soleimani” ha sottolineato la guida suprema iraniana “non si fermeranno e una dura vendetta attende i criminali, le cui mani nefaste sono insanguinate con il sangue di Soleimani e altri martiri dell'attacco”. Fa eco il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif: "L'atto di terrorismo internazionale degli Stati Uniti con l'assassinio del generale Soleimani, la forza più efficace nel combattere il Daesh, Al Nusrah e Al Qaida, è estremamente pericoloso e una folle escalation". E poi: "Gli Stati Uniti si assumeranno la responsabilità di questo avventurismo disonesto".

La lettera dell'Iran all'Onu

L'ambasciatore iraniano all'Onu Takht Ravanchi, in una lettera al segretario generale Antonio Guterres e al collega del Vietnam Dang Dinh Quy, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, scrive che "l'assassinio del generale Qassem Soleimani è un esempio evidente di terrorismo di Stato e, in quanto atto criminale costituisce una grave violazione dei principi di diritto internazionale, compresi quelli stipulati nella Carta delle Nazioni Unite. Comporta quindi la responsabilità internazionale degli Stati Uniti”.

Stati Uniti, presentata proposta legge per blocco azione militare

Negli Stati Uniti, intanto, il senatore democratico del Vermont Bernie Sanders e il deputato democratico della California, Ro Khanna, hanno presentato una proposta di legge per bloccare i fondi di un eventuale intervento militare in Iran. I due parlamentari statunitensi, in un comunicato congiunto, hanno affermato che il presidente americano Donald Trump ha intrapreso "una guerra non autorizzata con l'Iran" e che lo scopo della loro proposta è prevenire offensive militari senza l'approvazione del Congresso. "Oggi stiamo assistendo a una pericolosa escalation che ci porta più vicini a un'altra disastrosa guerra nel Medio Oriente. Una guerra con l'Iran potrebbe costare innumerevoli vite e migliaia di miliardi di dollari nonché portare più morti, più conflitti, più disordini in quell'area già così altamente precaria del mondo. La guerra deve essere l'ultima risorsa nelle nostre relazioni internazionali". 

L'offensiva iraniana contro Trump sui social

Sui social media è intanto partita una vasta offensiva iraniana contro la Casa Bianca. Secondo quanto scrive il New York Times, che cita i dati dell'Atlantic Council's Digital Forensic Research Lab, sotto l'hashtag #OperationHardRevenge nelle ultime ore vengono postati contenuti anti-americani e pro-Iran ad un ritmo di 3.000 tweet ogni 45 minuti.

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