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Riad, cinque condanne a morte per l'omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi

2' di lettura

In Arabia Saudita condannati in cinque per l'uccisione del reporter, dissidente e auto-esiliato negli Usa, sparito il 2 ottobre 2018 dopo essere entrato nel consolato saudita a Istanbul, in Turchia. Nessuna accusa invece contro il consigliere del principe bin Salman

Cinque persone sono state condannate a morte in Arabia Saudita per l'omicidio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi avvenuto nel consolato saudita a Istanbul nel 2018. Lo ha annunciato la procura di Riad. Saud al Qahtani, stretto consigliere ed ex responsabile per la comunicazione sui social media del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, non è invece stato incriminato. Secondo le indagini condotte dagli esperti dell'Onu, c'erano "prove credibili" di responsabilità individuali del principe e del suo consigliere (LE TAPPE DEL CASO).

La morte nel consolato a Istanbul

Il giornalista Jamal Khashoggi, 60enne saudita, auto-esiliato nel 2017 negli Stati Uniti per aver criticato alcune decisioni del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, era sparito il 2 ottobre 2018 dopo essere entrato nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul, in Turchia. Gli servivano dei documenti per poter sposare la sua fidanzata turca, Hatice Cengiz. Dopo 18 giorni, Riad aveva ammesso che il reporter era stato ucciso proprio all'interno del consolato, dopo una "colluttazione". "E' stato ucciso in modo selvaggio nel consolato dell'Arabia Saudita e non per caso", aveva detto il presidente turco Erdogan. Secondo la Cia, a ordinare l'uccisione fu il principe ereditario.

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