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Jamal Khashoggi, per Cia a ordinare il delitto fu principe Bin Salman

3' di lettura

È questa, secondo il Washington Post, la conclusione a cui è arrivata l'agenzia di intelligence Usa riguardo all’uccisione del giornalista dissidente saudita nel consolato a Istanbul. Una valutazione che smentisce la versione di Riad e mette in imbarazzo la Casa Bianca

A ordinare l'uccisione del giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi, nel consolato di Riad a Istanbul, è stato il principe ereditario Mohammed bin Salman. È questa la conclusione a cui, secondo il Washington Post, è arrivata la Cia. Una conclusione che smentisce il governo dell’Arabia Saudita e mette in imbarazzo la Casa Bianca. La valutazione dell'agenzia di intelligence Usa è la più autorevole, per ora, tra quelle che legano il principe al delitto e complica gli sforzi dell'amministrazione Trump di salvare le relazioni con il suo stretto alleato in Medio Oriente (LE TAPPE DEL CASO).

La telefonata del fratello del principe

Secondo il giornale americano, che cita fonti a conoscenza del dossier, la Cia ha esaminato molteplici fonti di intelligence. Compresa una telefonata che il fratello del principe, Khalid bin Salman, ambasciatore di Riad negli Stati Uniti, avrebbe fatto a Khashoggi dicendogli che doveva andare al consolato saudita di Istanbul per recuperare i documenti necessari al suo matrimonio con una donna turca e rassicurandolo sul fatto che non avrebbe corso pericolo. Non è chiaro, scrive il Wp, se Khalid sapeva che Khashoggi sarebbe stato ucciso, ma è indubbio che ha fatto la telefonata - intercettata dagli 007 Usa - su ordine del fratello.

Khalid bin Salman nega di aver sentito Khashoggi

Il contatto telefonico, però, è stato negato dall’ambasciatore saudita in Usa. “L'ultimo contatto avuto con Khashoggi fu via testo il 26 ottobre 2017. Non ho mai parlato con lui al telefono e certamente non ho mai suggerito di andare in Turchia per nessuna ragione”, ha twittato Khalid bin Salman in risposta alle rivelazioni del Washington Post. Il fratello del principe ereditario ha poi chiesto al governo Usa di diffondere ogni informazioni che possa fare chiarezza.

“Non c'è modo che questo sia accaduto senza che il principe sapesse”

La conclusione della Cia, comunque, è basata anche sulla valutazione che il principe è il governante di fatto del Paese e sovrintende anche agli affari minori del regno. "La posizione accettata è che non c'è modo che questo sia accaduto senza che lui lo sapesse o fosse coinvolto", ha detto un dirigente Usa a conoscenza del lavoro dell’agenzia di intelligence.

I dubbi sulla versione di Riad

La valutazione finale degli 007 americani smentisce la tesi e gli ultimi sviluppi dell'indagine saudita, che ha portato all'incriminazione di 11 persone (5 a rischio pena di morte). Riad parla di un'operazione finalizzata a riportare Khashoggi in Arabia Saudita, ma finita male a causa di una overdose letale. Un'operazione di cui Bin Salman non sarebbe stato a conoscenza. Versione presa subito per buona dall'amministrazione Trump, che si è limitata a sanzionare 17 persone legate all'omicidio, guardandosi bene dal mettere in discussione il principe ereditario. Per Trump si tratta di un alleato indispensabile: in chiave geo-politica, per contrastare l'Iran in Medio Oriente, e in chiave economica, per il petrolio e i maxi investimenti negli Usa (a partire dagli armamenti). A nulla sono serviti finora indizi pesanti come la registrazione audio dell'omicidio condivisa da Ankara con gli alleati occidentali e la telefonata di un membro del team saudita inviato nel consolato di Riad a Istanbul per comunicare a un suo superiore che l'operazione era finita e che poteva dirlo "al suo capo". Senza contare i legami diretti di alcuni membri del team con lo stesso Bin Salman.

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