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Libano, quinto giorno di proteste. Oggi il premier annuncia le riforme. FOTO e VIDEO

3' di lettura

Migliaia in piazza contro carovita e corruzione. A innescare le manifestazioni l’annuncio della tassa, poi ritirata, sulle chiamate via WhatsApp. Tra le misure pensate da Hariri per rispondere alle pressioni popolari anche il taglio netto degli stipendi dei parlamentari

Il Libano si appresta oggi a vivere una giornata politica decisiva di fronte alla discesa in piazza di decine di migliaia di persone (FOTO) in tutte le principali città del Paese per protestare contro il carovita e la corruzione.
In attesa che in serata il premier Saad Hariri annunci alla nazione le sue scelte politiche e istituzionali di fronte alla pressante richiesta di dimissioni, le scuole, le università, le banche e diverse istituzioni locali e centrali sono rimaste chiuse. E nelle piazze delle città la gente sta tornando stamani a confluire per chiedere a gran voce e per il quinto giorno consecutivo "la fine del sistema politico-confessionale e clientelare".
Il discorso in tv di Hariri è atteso attorno alle 18 locali (le 17 in Italia).

Le proteste

Le manifestazioni sono iniziate giovedì scorso dopo l'annuncio di una tassa, successivamente ritirata, sulle chiamate via Internet. Le proteste sono continuate in questi giorni a Beirut e in altre parti del paese, da Tripoli e Akkar a Tiro e Nabatieh, causando due morti e diversi feriti. Pneumatici e contenitori dell'immondizia bruciali sulle principali arterie cittadine hanno creato difficoltà al traffico. Venerdì scorso, il primo ministro Saad Hariri ha concesso 72 ore a tutti i partiti politici all'interno e fuori dal governo per trovare una soluzione alla crisi economico-sociale e accettare il piano di riforma da lui proposto, un ultimatum che scade oggi.

Hariri promette il taglio degli stipendi parlamentari

Secondo quanto riferiscono fonti politiche vicine al capo del governo, il premier libanese Saad Hariri intende far approvare oggi dal consiglio dei ministri il suo piano di riforme economiche come risposta alle proteste popolari. Citate dai media di Beirut, le fonti affermano che Hariri dovrebbe riunirsi con i ministri per discutere e far approvare il piano di riforme "radicali". In questi giorni di massicce proteste popolari contro la corruzione e il carovita, Hariri si è consultato con gli alleati al governo e con i paesi stranieri, come Francia e Stati Uniti, che sostengono il suo governo. Di questo fanno parte anche gli Hezbollah, molto vicini all'Iran.
Queste dovrebbero includere tagli netti a una serie di spese come i salari di rappresentanti governativi e diplomatici, i fondi a "consigli di sviluppo" creati nel periodo post-guerra civile (1975-90) ma diventati negli anni strumenti di rafforzamento del sistema clientelare.
La manovra economica di Hariri dovrebbe comprendere anche la privatizzazione del settore delle telecomunicazioni e la riforma del sistema di diffusione dell'energia elettrica, da decenni razionata.

Divisioni nel governo

In seguito alle pressioni popolari di questi giorni, nel governo sono apparse le prime spaccature. Il partito delle Forze libanesi ha annunciato la dimissione dei suoi ministri. Mentre gli Hezbollah, il movimento Amal del presidente del parlamento Nabih Berri, e la Corrente patriottica libera del presidente della Repubblica Michel Aoun e del ministro degli esteri Gibran Bassil rifiutano tutti l'idea di dimissioni. Analogamente, i ministri del partito guidato dal leader druso Walid Jumblat - che giovedì sera, all'inizio delle proteste, si era espresso in favore delle dimissioni - si sono ora detti a favore di una riforma economica di Hariri.

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