Esplora Sky TG24, Sky Sport, Sky Video

Siria, Erdogan incontrerà Pence e dice: "Nessun problema ad andare da Putin"

Guerra in Siria, Mosca schiera i soldati e avvia diplomazia

5' di lettura

Confermato il faccia a faccia. Poco prima il presidente turco ha detto che non avrebbe incontrato il vicepresidente Usa. Trump: "Stiamo gestendo il caso molto bene". Intanto continua l'offensiva contro i curdi. Di Maio firma atto su stop armi ad Ankara

In Siria è l'ottavo giorno dell'offensiva turca. Mentre continuano i combattimenti, si muove la diplomazia. E al centro dell'attenzione c'è l'atteso incontro tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il vicepresidente americano Mike Pence in visita ad Ankara. Prima Erdogan ha detto che non avrebbe incontrato la delegazione americana inviata in Turchia, di cui fa parte il vicepresidente Pence. "Incontreranno le loro controparti. Quando verrà Trump, incontrerò lui", ha detto rispondendo a una domanda della tv britannica Sky News nei corridoi del Parlamento di Ankara. Poco dopo però è arrivata una rettifica da parte del capo della comunicazione della Presidenza turca: secondo l'ultima versione, l'incontro Erdogan-Pence è confermato. Nei prossimi giorni, poi, il leader turco incontrerà il suo omologo russo Vladimir Putin. Intanto, il ministero della difesa di Ankara parla di 637 terroristi neutralizzati. E da Manbij arriva una smentita su quanto era stato diffuso nei giorni scorsi: secondo fonti di Ansa, non ci sarebbero sul posto truppe di Assad. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha nel frattempo firmato l'atto interno alla Farnesina per bloccare le vendite future di armi italiane alla Turchia e per avviare un'istruttoria sui contratti in essere, così come annunciato nell'informativa urgente di ieri al Parlamento.

Erdogan: "Potrei non andare alla Casa Bianca"

"La mia prossima visita negli Stati Uniti" per incontrare il 13 novembre il presidente Donald Trump "sarà valutata dopo gli incontri con la delegazione americana in Turchia", di cui fa parte il vicepresidente americano Mike Pence, "perché i discorsi" fatti in questi giorni sono stati "irrispettosi verso la Turchia", ha accusato Erdogan. Il faccia a faccia tra Erdogan e Pence, inviato da Donald Trump per discutere dell'offensiva di Ankara contro i curdi (CHI SONO) nel nord della Siria, è in programma per domani, secondo fonti diplomatiche turche. Della delegazione di Washington, che dovrebbe arrivare oggi ad Ankara, faranno parte anche il consigliere per la Sicurezza nazionale Robert O'Brien e l'inviato di Trump per la Siria e la Coalizione anti-Isis, James Jeffrey. Ieri sera, comunque, Erdogan ha assicurato ai media locali che non intende dichiarare alcun cessate il fuoco, come richiestogli invece da Trump. "Tutti si lamentano su quanto sta accadendo con la Turchia ma stiamo gestendo la situazione molto bene", ha detto oggi il presidente statunitense ricevendo alla Casa Bianca Sergio Mattarella. "I curdi non sono degli angeli", ha aggiunto.

Erdogan a Mosca nei prossimi giorni

Il leader turco incontrerà nei prossimi giorni il presidente russo Putin. "Nessun problema riguardo la mia prossima visita in Russia", ha confermato Erdogan. Dopo una conversazione telefonica - una chiamata, fa sapere il Cremlino, "su iniziativa della parte turca" - Putin avrebbe invitato Erdogan a Mosca "nei prossimi giorni". Putin, continua il Cremlino, avrebbe insistito sull'aggravarsi della situazione umanitaria nelle regioni lungo il confine tra Siria e Turchia, ribadendo "la necessità di prevenire i conflitti tra le unità dell'esercito turco e le truppe del governo siriano".  Alta l’attenzione sul terrorismo: "Il capo dello stato – riferisce ancora la nota del Cremlino - ritiene inammissibile consentire a miliziani di organizzazioni terroristiche, tra cui lo Stato islamico, che sono sorvegliati dalle unità armate curde, di sfruttare questa situazione". Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, poi, lancia l'allarme: i sostenitori dell'Isis dalla Siria nord-orientale "si stanno diffondendo in tutto il mondo" a seguito del nuovo conflitto.

Per Ankara neutralizzati 637 terroristi

Intanto il ministero della Difesa di Ankara annuncia che sarebbero 637 i terroristi "neutralizzati" (feriti, catturati o più probabilmente morti) dall'inizio dell'operazione militare della Turchia nel Nord-Est della Siria. Un aggiornamento sull’ultima cifra che parlava di 611 nemici. I numeri, però, non sono verificabili in modo indipendente sul terreno.

Continuano gli scontri

Nel frattempo, "violenti scontri" sono in corso in queste ore tra i combattenti curdi appoggiati da forze dell'esercito regolare siriano e i miliziani arabi filo-Ankara nei pressi dell'autostrada strategica M4, che attraversa il nord della Siria da Aleppo alla frontiera irachena, a una trentina di chilometri dalla frontiera turca. Bombardamenti dell'aviazione e dell'artiglieria turca, poi, sono proseguiti a lungo durante la notte su Ras al Ayn, uno dei centri strategici al confine tra Turchia e Siria su cui Ankara ha lanciato la sua offensiva. 

Fonti: nessuna truppa a Manbij

Notizie contraddittorie arrivano, poi, da Manbij, località strategica a ovest del fiume Eufrate, alle cui porte scalpitavano le milizie arabe filo-Ankara. Ieri sembrava che l'esercito del presidente Bashar al Assad avesse il "totale controllo" della zona. Oggi è arrivata la smentita all'Ansa di alcuni testimoni oculari. La cittadina non sarebbe sotto il controllo delle forze governative siriane. Nella città nel nord della Siria sarebbe entrata soltanto "per poco tempo una pattuglia della polizia militare russa, che è uscita poco dopo. Non ci sono truppe di Assad", dicono le fonti.

Data ultima modifica 16 ottobre 2019 ore 16:44

Leggi tutto
Prossimo articolo
Segui Sky TG24 sui social:

SCELTI PER TE

    Aggiungi Sky TG24 al tuo Homescreen

    Clicca l'icona e seleziona

    "Aggiungi a Schermata Home"

    Aggiungi Sky TG24 al tuo Homescreen

    Clicca l'icona e seleziona

    "Aggiungi a Home"