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Petrolio, aumento del 20% dopo attacco alla Aramco. Sullo sfondo lotta tra Iran e sauditi

2' di lettura

Balzo che non si verificava dalla Guerra del Golfo del 1991. Molti analisti notano che quotazioni del genere segnalano un clima pre-bellico nella testa degli investitori. Gli Usa sono convinti che dietro il bombardamento ci sia la mano di Teheran

L'attacco con i droni contro il giacimento di petrolio saudita Aramco ha provocato un aumento del prezzo del greggio del 20%. Un balzo che non si verificava da quasi 30 anni. Se non è ancora certa la mano che ha guidato i droni verso la raffineria saudita, anche se gli Usa sono convinti che sia opera dell’Iran, di sicuro c’è che chi ha pensato l'attacco ha centrato un bersaglio fondamentale: mettere paura ai mercati internazionali, colpendo un centro nevralgico non solo del principale produttore mondiale, ma del Paese più in grado di stabilizzare i mercati con le sue enormi riserve di greggio. Dietro l’attacco, ci sarebbe l’annoso braccio di ferro tra Iran e Arabia Saudita per la leadership regionale.

Indisponibile il 5% della produzione mondiale di petrolio

Il bombardamento ha reso improvvisamente indisponibile il 5 per cento della produzione mondiale di petrolio. Le principali economie mondiali sono state costrette a mettere mano alle scorte. Il Codacons, in Italia, avverte del rischio di una stangata "fino a 320 euro l'anno a famiglia" se proseguirà la corsa delle quotazioni.

Balzo del prezzo ai livelli della Guerra del Golfo

All'apertura dei mercati, dopo l’attacco, il prezzo del petrolio di qualità Brent è salito del 20% a quasi 72 dollari al barile, mai così forte dai tempi della Guerra del Golfo (1991), prima che i prezzi rallentassero a circa 66 dollari (+11%). Molti analisti notano che quotazioni del genere segnalano un clima pre-bellico nella testa degli investitori.

Sale anche il prezzo del Wti a New York

Le rassicurazioni del presidente Usa Donald Trump sulla fornitura di scorte d'emergenza e quelle dei maggiori produttori mondiali non sono riuscite a fermare la volata del Wti, l'altro greggio scambiato a New York, +16% a 63,64 dollari prima di frenare a 59,25 dollari (+8%). Varie fonti riferiscono, infatti, che nonostante le misure d'emergenza ci vorranno mesi per riportare la mega-raffineria saudita di Saudi Aramco alla piena produzione.

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