Libia, il governo valuta il rilascio di tutti i migranti dai centri di detenzione

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Dopo la strage di Tagiura, l’esecutivo del premier Fayez al Sarraj sta pensando di liberare le persone detenute perché “la loro sicurezza non può essere garantita”. Secondo stime dell’Oim si tratta in tutto di 6/7mila persone

Il governo libico del premier Fayez al Sarraj "dopo il massacro a Tagiura sta considerando il rilascio di tutti i migranti nei centri di detenzione, perché la loro sicurezza non può essere garantita". Lo ha fatto sapere oggi il ministro dell'Interno Fathi Bashagha, come riferisce il quotidiano The Libya Observer. L’eventuale chiusura dei centri dovrebbe riguardare circa 6-7mila persone, di cui 3mila a Tripoli, secondo una recente stima fornita dall'Oim, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni  (LO SPECIALE MIGRANTI). "Nonostante la nostra presenza in Libia, il Paese non è un porto sicuro e c'è una situazione critica di sovraffollamento dei centri di detenzione dei rifugiati: auspichiamo che possano essere evacuati il prima possibile", ha detto oggi il funzionario protezione dell'Unhcr, Andrea De Bonis, in audizione a Montecitorio alle commissioni riunite di affari costituzionali e giustizia.

Il ministro: “La loro protezione è di fuori della capacità del governo”

Secondo il quotidiano libico, Bashagha "ha confermato che il Governo di accordo nazionale è tenuto a proteggere tutti i civili, ma il fatto che vengano presi di mira i centri di accoglienza da aerei F16 e la mancanza di una protezione aerea per i migranti " nei centri stessi, sono tutte cose "al di fuori della capacità del governo". Il riferimento è alla strage di migranti avvenuta nella notte tra martedì e mercoledì a Tagiura, nei pressi di Tripoli, che ha provocato la morte di almeno 53 persone, tra le quali 6 bambini, a cui si aggiungono 130 feriti, secondo il rapporto pubblicato in mattinata dalle Nazioni Unite.

I numeri dei migranti

Tra le 6/7mila persone nei centri, che fonti informate confermano essere presenti in Libia, ci sono i poco più di 600 fino a ieri rinchiusi Tagiura. In totale, sarebbero "circa 3mila i migranti e rifugiati detenuti arbitrariamente dentro e intorno a Tripoli", aveva segnalato ieri un comunicato dell'Oim affermando che "questi centri devono essere chiusi". La cifra di 6/7mila persone è in linea con i "4.900 rifugiati e migranti" che erano "rinchiusi in centri di detenzione in Libia" segnalata nel dicembre scorso da un comunicato dell'Unhcr, l'Alto commissariato Onu per i rifugiati. Lo stesso Unhcr che ha sottolineato: "Auspichiamo da tempo il rilascio dalla detenzione dei migranti nei centri in Libia. A queste misure va affiancata una presa di responsabilità dei Paesi europei, affinché supportino dei piani di evacuazione dei rifugiati che si trovano in Libia. L'Italia sta facendo la sua parte, avendo evacuato circa 700 rifugiati dal dicembre 2017", ha detto il funzionario protezione dell'Unhcr De Bonis.

Mosca: “In Libia rischio di guerra civile su vasta scala”

Intanto, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha sottolineato oggi come "nonostante gli appelli della comunità internazionale in Libia le parti avversarie non stanno dimostrando la disponibilità a fermare lo scontro militare e a sedersi al tavolo dei negoziati: crediamo che in questa situazione la priorità sia fermare lo spargimento di sangue, che potrebbe portare a una guerra civile di larga scala". "Ribadiamo la nostra posizione a favore della soluzione pacifica della crisi libica. Sfortunatamente, la faida e il vuoto di potere in Libia stanno creando un ambiente favorevole per l'attività di vari gruppi terroristici, dato che le loro attività criminali sono diventate più frequenti", ha detto Zakharova. "Queste attività possono essere sconfitte solo con sforzi coordinati di tutte le forze patriottiche nazionali, sia nella parte occidentale che in quella orientale del paese".

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