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Oman, attacco alle petroliere. Usa e Gb: "È stata Teheran". Iran: "Complotto americano"

Un'immagine diffusa dall'US Central Command che dimostrerebbe i danni provocati dalle mine al fianco di una delle due imbarcazioni (Ansa)
3' di lettura

Accuse dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. Gli americani diffondono un video che dimostrerebbe la presenza di mine piazzate da Teheran sulle imbarcazioni. L’Iran smentisce. L’armatore parla di “oggetti volanti” prima delle esplosioni

È in corso un durissimo scambio di accuse fra gli Usa e l’Iran dopo gli attacchi a due petroliere avvenuto ieri nel Golfo dell'Oman. Episodi che sono "firmati dall'Iran", tuona il presidente statunitense Donald Trump. Secondo Washington, Teheran vuole sabotare la missione del primo ministro giapponese Shinzo Abe in Iran. E per dimostrarlo, il Pentagono ha diffuso un video in cui si vede quella che viene descritta come una imbarcazione dei Guardiani della Rivoluzione iraniani (Pasdaran) intenti a rimuovere una mina magnetica inesplosa dal fianco di una petroliera. Teheran però nega e parla di “'un complotto condotto da politici guerrafondai negli Stati Uniti e nella regione”. Alle accuse americane si associa anche la Gran Bretagna. Per il ministro degli Esteri Jeremy Hunt la responsabilità di Teheran, in base alle valutazioni del Regno Unito, è "quasi certa".

Il video americano

Nel video fatto circolare dal Pentagono si vede l’imbarcazione (sospettata di essere iraniana) mentre rimuove una mina magnetica inesplosa dal fianco della petroliera Kokuka Courageous, danneggiata – secondo gli Usa – da un'altra mina. Stando alle immagini, dunque, il segretario di Stato Mike Pompeo ha accusato l'Iran di aver rimosso durante i soccorsi una delle mine dal fianco della nave per nascondere le prove e ha promesso “una risposta”.

La versione dell’armatore: “Visti oggetti volanti”

Intanto, l'armatore giapponese proprietario di una delle due petroliere – la Kokuka Courageous – ha inizialmente fatto sapere che il suo equipaggio avrebbe visto una unità iraniana nelle vicinanze. Ma poi ha specificato: “Abbiamo notato oggetti volanti prima dell'esplosione”, escludendo in questo modo che a causare i danni siano state mine, come suggerito dagli Stati Uniti.

La risposta iraniana

Il ministro degli esteri iraniano, Javad Zarif, ha risposto alle accuse su Twitter: secondo lui, le accuse a Teheran di essere l'autore degli attacchi “sono parte di un complotto ordito da politici guerrafondai negli Stati Uniti e nella regione". "Gli Stati Uniti hanno immediatamente tratto conclusioni contro l'Irna, senza avere neanche uno straccio di prove fattuali circostanziate", ha scritto Zarif, aggiungendo che Washington sta solo cercando in questo modo di "coprire il terrorismo economico", riferendosi alle sanzioni imposte a Teheran.

La nota della Gb

Dopo la risposta di Teheran, sull'Iran sono piovute nuove accuse, quelle provenienti da Londra. "Io condanno gli attacchi alle due navi nel Golfo di Oman", si legge nella nota diffusa dal Foreign Office in cui il ministro Hunt denuncia "il comportamento destabilizzante iraniano che pone un serio pericolo nella regione". "Colpendo imbarcazioni civili, si violano le norme internazionali", insiste il ministro degli Esteri e candidato leader Tory, chiedendo "urgentemente all'Iran di cessare ogni forma di attività di destabilizzazione" e assicurando che Londra intende "coordinarsi con i suoi partner internazionali per trovare soluzioni diplomatiche per una de-escalation delle tensioni". Il Foreign Office spiega che le accuse a Teheran si basano sul fatto che non vi sarebbe "un altro Stato o attore non statale responsabile plausibile".

Data ultima modifica 14 giugno 2019 ore 21:23

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